GRAN CONSIGLI: LUGLIO 1943 - OTTOBRE 2011

Dall’ordine del giorno Grandi al patto di unità nazionale: Monti, Pisanu, Maroni, Fini “per salvare l’Italia”. La fantapolitica anticipa un percorso obbligato.
Quel pasticciaccio brutto di Via del Plebiscito. Berlusconi al San Raffaele per infermità mentale. Vittorio Emanuele III e Giorgio Napolitano, zio Letta e Letta nipote. Il PD si astiene.


CONSIDERAZIONI INATTUALI N. 35
di Lucio Manisco 20 settembre 2011


Sei giorni prima 662 fortezze volanti degli Stati Uniti avevano sganciato più di mille tonnellate di bombe sul Tiburtino e il Laurentino (1.800-2.000 morti, 6.000 feriti, distrutta la basilica medioevale di San Lorenzo fuori le Mura ad opera di un singolare copilota-puntatore, l’attore Clark Gable a bordo del “Lucky Lady”.)
Le truppe alleate avevano completato l’occupazione della Sicilia e si accingevano a sbarcare sulla penisola. Dopo due mesi di conciliaboli segreti con Dino Grandi le riserve costituzionali di Vittorio Emanuele III, che mascheravano la paura di essere fucilato se non da Mussolini dai tedeschi, vennero spazzate via dall’incalzare degli eventi: ultimati i preparativi della fuga e messi in salvo i gioielli della corona e i forzieri della collezione numismatica (cinque milioni in oro erano stati depositati da tempo nella banca d’Inghilterra) Sua Maestà il Re e Imperatore venne convinto dal ministro della Real Casa Acquarone a fare ricorso all’art. 5 del vecchio statuto albertino che gli avrebbe permesso di ritirare la delega a Benito Mussolini e di riassumere il comando delle forze armate.
Nella torrida notte tra il 24 e il 25 luglio il Gran Consiglio del fascismo approvò con 19 voti a favore, 8 contrari ed un astenuto, l’ordine del giorno Grandi che suggeriva la restituzione al Re del comando militare supremo, gran parte di quei gerarchi in sahariana nera era convinta di poter mantenere al potere il regime fascista: 5 di quei gerarchi – Ciano, De Bono, Marinelli, Parelli e Gottardi – pagarono con la fucilazione il loro madornale errore, gli altri se le diedero a gambe.
Il resto è storia, una brutta storia, riscattata solo dai sacrifici e dal sangue della resistenza partigiana.
Perché questa rievocazione 68 anni dopo?
Perché le analogie – augurabilmente incruente – con le ultime settimane del regime berlusconiano sono quanto mai calzanti (Barbara Spinelli: “Ci vuole un nuovo 25 luglio”. L’avvocato Carlo Taormina sostenitore di S. B.: “Dovrebbe cacciare a pedate quei farabutti, ministri e consiglieri, che lo stanno portando al suicidio politico.”).
Se quella che segue è fantapolitica, è una fantapolitica che anticipa un percorso obbligato, su tappe forzate tragicomicamente prevedibili.
30 settembre – 2 ottobre: dopo la Standard&Poor, Moody e Fitch abbassano sullo A- il rating dell’Italia e di tre delle sue banche (Unicredit, Intesa, Mediolanum). Lo spread con i Bund tedeschi supera i 550 punti.
6 ottobre: la BCE “rinvia” l’acquisto della prevista rata di titoli di stato italiani. Tremonti “rinvia” l’asta di titoli nazionali e dopo aver annunziato una nuova manovra di 50 miliardi (patrimoniale, IVA al 23%, prelievi temporanei sui depositi bancari) viene dimissionato da Berlusconi mentre partecipa ad una riunione di emergenza dell’Ecofin. In un discorso televisivo a reti unificate il Presidente del Consiglio dichiara che i “fundamentals” della nostra economia sono più solidi di prima, che le agenzie di rating sono controllate dai comunisti e da Bersani, che le nostre banche sono stracolme di liquidità, che la sua maggioranza parlamentare ha acquisito altri 5 “responsabili”, che non ha nessuna intenzione di dimettersi. Parte per Mosca, ospite di Vladimir Putin in una delle sue dache.
10 ottobre: si volatilizza la liquidità di dubbia provenienza degli istituti bancari italiani: depositanti e investitori prelevano i depositi, vendono all’incanto i titoli del debito pubblico e trasferiscono miliardi di euro nel Litchtenstein, nelle Antille e nelle Cayman Islands. La Banca d’Italia, sulla falsariga di Franklin D. Roosevelt nel 1933, proclama una vacanza di tre giorni di tutti gli istituti di credito e delle Poste: i prelievi bancomat vengono limitati a 50 euro.
14 ottobre: la Grecia entra in un “default controllato” dalla Banca Centrale Europea e l’insurrezione popolare abbatte il governo Papandreou. Il ministro delle finanze Venizelos sfugge la linciaggio e ottiene l’asilo politico in Turchia. Sarkozy e la Merkel riducono la circolazione dell’euro alla Francia, alla Germania e all’Olanda. Crollano i mercati azionari in Occidente. La Federal Reserve emette (stampa) 3 trilioni di dollari.
18 ottobre: Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo il settimo appello in una settimana alla responsabilità e alla coesione nazionale convoca al Quirinale Letta zio e Letta nipote e chiede la convocazione del Parlamento a camere riunite per verificare la solidità della maggioranza. Fini e Schifani aderiscono all’invito, ma viene a mancare il numero legale.
Notte tra il 20 e il 21 ottobre: Gran Consiglio di esponenti del PDL, Lega, Finiani e “autorevoli personalità” a Palazzo Grazioli; Monti, Casini, Fini e Maroni convengono sulla necessità di evitare a qualsiasi costo elezioni anticipate e di salvare il regime berlusconiano senza Berlusconi. Nasce quello che verrà poi definito “quel pasticciaccio brutto di Via del Plebiscito” (per chi non lo sapesse a 20 metri da Piazza Venezia). Zio Letta viene spedito a Linate per accogliere Silvio Berlusconi di ritorno dalla dacha di Putin. Il Presidente del Consiglio pronunzia ai microfoni frasi sconnesse, ma improntate all’ottimismo, sulla crisi in corso. Viene accompagnato sotto scorta e con cinque escorts russe al San Raffaele dove viene ricoverato per un malore, diagnosticato ventiquattro ore dopo come “depressione bipolare aggravata da abuso di psico-farmaci”. Il Corriere della Sera spiega che si tratta di una forma di infermità mentale con sintomi simili all’incapacità temporanea di intendere e di volere: il che richiede una lunga degenza, sotto assistenza infermieristica esclusivamente maschile. Il paziente a termine di legge non può pertanto essere più sottoposto a procedimenti giudiziari.
24 ottobre: il Gran Consiglio in seduta permanente a Palazzo Grazioli annunzia le dimissioni del Presidente del Consiglio elogiato come “grande statista che ha posto a grave rischio la sua vita per salvare l’Italia”.
Nella rigorosa ed equilibrata osservanza del suo mandato costituzionale il Presidente Napolitano accerta l’esistenza di una più solida ed estesa maggioranza parlamentare espressa dal Gran Consiglio e con l’astensione del PD affida l’incarico di formare il nuovo governo a questo o quello degli ex berluscones che riescono a trovare un accordo sul nuovo presidente del Consiglio solo alla vigilia di Natale.
Nei due mesi di sede vacante – come è accaduto in Belgio – la finanza nazionale riprende un po’ di fiato, i titoli in borsa registrano sbalorditivi rialzi speculativi, aumentano disoccupazione e scioperi generali. La Lega stacca la spina e proclama la secessione di Bergamo di sotto. Vengono indette nuove elezioni per il 21 aprile 2012, Natale di Roma.