QUATTRO, CINQUE MANOVRE POCO CREDIBILI MA CON UNA SOLA COSTANTE: COLPIRE I LAVORATORI. COSA FA LO JAVERT DEI MISERABILI, L’EX-TRIBUTARISTA TREMONTI? SACCHEGGIA I DIZIONARI DELLE CITAZIONI.



CONSIDERAZIONI INATTUALI N. 34

di Lucio Manisco 7 settembre 2011


I grandi sistemi e le crisi delle economie nei secoli, la filosofia e l’etica della politica, i debiti sovrani e gli eurobonds salva-tutto, i mercanti nel tempio ed altri temi di portata universale nella lectio magistralis pronunziata da Giulio Tremonti una decina di giorni fa in un convegno olezzante di incenso e dall’irrespirabile miasma dei privilegi ecclesiastici.
L’ex-tributarista, che da un anno a questa parte ha assunto i connotati dell’inesorabile Javert de “Les Miserablés” per quanto riguarda l’economia italiana non ha parlato, come poi ha dovuto fare a Cernobbio, della manovra – la quarta o la quinta, la madre di tutte le manovre con le sue settanta o ottanta varianti; e sotto quel ramo del lago di Como gli è andata male perché i suoi ferrei assiomi sul novello rigore da lui imposto ai bilanci dissestati della repubblica il giorno dopo si sono sgretolati sotto i ripensamenti, le marce indietro, i doppi salti mortali di Berlusconi, Bossi, Maroni & Co. con i colpi finali sferrati da tutti i papaveri dell’Unione Europea. Questi ultimi si sono ricreduti, almeno in parte, quando la vera natura, l’unica costante di una manovra raffazzonata e poco credibile è emersa in piena luce, è stata scandita a chiare lettere dall’art.8, l’attacco forsennato ai diritti dei lavoratori con annessi e connessi tombali su ogni prospettiva di ripresa dei consumi e dell’economia.
Esasperato dagli schiaffoni appioppatigli da Ecofin, commissioni e sottocommissioni europee da quando ha assunto l’incarico governativo, Giulio Tremonti nelle ultime performances ha trovato una rocambolesca via di fuga: ha volato alto proiettando l’immagine di un uomo se non di vasta e profonda cultura, sicuramente di accanite letture. Ha così saccheggiato sistematicamente e con grande impegno lo “Oxford Dictionary of Quotations” le “Familiar Quotations” di John Bartlett, lo “Everyman’s Dictionary of quotations and proverbs” di D.C. Browning; il “Dizionario delle citazioni” BUR-Rizzoli. Innumerevoli i richiami a frasi e battute che hanno spaziato attraverso i secoli, da Goethe a Voltaire, da Hamilton a Cavour, da Schiller a Beethoven, da Franklin Delano Roosevelt a Benedetto XVI, il tutto arricchito spesso da annotazioni a fini squisitamente pedagogici.
Ha così informato convegni estasiati e plaudenti che era stato Friedrich Von Schiller a scrivere i versi di “An die Freude” nella Nona di Beethoven poi diventati l’inno dell’Unione Europea. Avrebbe potuto menzionare, ma non lo ha fatto perché non sta nei dizionari citati, che il poeta e drammaturgo tedesco era stato fieramente inimico ad ogni tirannide mentre il grande compositore di Bonn in materia di politica internazionale era stato un notevole voltagabbana passando dall’esaltazione del Bonaparte a quella dell’Austria imperiale. (Una contraddizione che non era sfuggita a chi aveva obiettato all’adozione dell’inno da parte dell’Unione Europea.)
L’insigne ex tributarista e ora ministro dell’economia non ha potuto fare a meno di citare l’usata ed abusata battuta di F.D.R. del primo Inaugural del 1933 sulla grande crisi che dopo ottanta anni minaccia di essere eclissata da quella in corso, “L’unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa.”
Ci permettiamo di suggerire al signor Tremonti di ricordare la prossima volta quanto detto dal Presidente Roosevelt nel 1936 in piena campagna elettorale per il suo secondo mandato: “Per circa quattro anni abbiamo avuto un’amministrazione che invece di starsene con le mani in mano si è rimboccata le maniche. Noi intendiamo mantenerle rimboccate. Abbiamo dovuto lottare contro i vecchi nemici della pace, il monopolio finanziario e degli affari, la speculazione, le banche dell’azzardo, l’antagonismo di classe, lo spirito di parte, i profitti di guerra. Avevano incominciato a considerare il governo degli Stati Uniti come una semplice appendice della gestione dei loro affari. Oggi sappiamo che il governo del denaro organizzato è altrettanto pericoloso del governo della criminalità organizzata…Vorrei che venisse detto della mia prima amministrazione che in essa le forze dell’egoismo e della brama di potere sono state affrontate a viso aperto. Vorrei che venga detto della mia seconda amministrazione che in essa quelle stesse forze sono state sgominate.”
P.S. Franklin Delano Roosevelt venne riconfermato alla Casa Bianca con una maggioranza schiacciante mai registrata, prima o dopo, nella storia degli Stati Uniti d’America. Il post scriptum vale non solo per il signor Tremonti, ma anche per gli ultimi obamisti ad oltranza nostrani.