CONSIDERAZIONI INATTUALI N. 54

19 gennaio 2014


PROLETARI DI TUTTO IL MONDO, SVENITE!

di Lucio Manisco

Il titolo è del New York Times del 17/01/2014: perché svengono a centinaia sui posti di lavoro nella produzione di abbigliamento della Cambogia, quelle che forniscono ai Benetton&Co. mutande, gonne, blue jeans e t-shirts. Lavoratrici e lavoratori vengono ospedalizzati e poi, non più esausti, riportati alle loro macchine da cucire. Tre mesi fa guadagnavano un euro e sessantacinque centesimi al giorno, ma quando il crescente numero di svenimenti ha interrotto la produzione in dozzine di impianti i datori di lavoro hanno generosamente aumentato i salari per diem a due euro e sessanta, settantatre euro al mese.
Julia Wallace, la corrispondente da Phnom Penh del quotidiano newyorchese una volta autorevole, riferisce che l’animismo, la credenza cambogiana negli spiriti, benefici o malefici, che vivono in loco abbia qualcosa a che fare con gli svenimenti di massa: sloggiati dai loro abitacoli dalla proliferazione degli impianti di abbigliamento (più di 600 in pochi anni) si vendicherebbero facendo stramazzare a terra gli abusivi. Ma la stessa Julia Wallace spiega poi che molti dei lavoratori e delle lavoratrici non svengono, ma invasati dagli spiritelli inveiscono contro i padroni e in termini rigorosamente sindacali rivendicano salari ed orari al di sopra dei presenti livelli di fame e di schiavitù. A differenza di quanto avveniva regolarmente in passato guardie e agenti di polizia si astengono ora dal massacrare a manganellate chi protesta per non incorrere nella punizione degli spiriti animisti, non più benefici ma molto più malefici per via del trattamento riservato ai loro fedeli.
Resta il titolo del New York Times: “Proletari di tutto il mondo, svenite”; titolo che dovrebbe essere ironico, ma lo è solo fino a un certo punto perché il modello cambogiano – magari senza gli svenimenti incompatibili con la produttività – è lo stesso proposto su scadenze non immediate dagli esaltati sostenitori del libero mercato (free marketeers nello slang anglosassone, traducibile in liberi mercatari o, meglio ancora, liberi marchettari): abbattere i costi del lavoro, non elevare le fasce salariali minime – negli USA non superano i cinque euro l’ora, meno di quanto percepisce in Italia un’assistente domestica – e distruggere i sindacati sono i traguardi già raggiunti dai “Chicago boys” nei parametri della salvifica “supply’s side economy”. Dalle nostre parti il Bimbo fiorentino ha aggiunto un suo “Job’s act”, che per quell’apostrofo di troppo vuol dire “Atto di Giobbe”, il personaggio biblico emblematico delle sofferenze da subire con illimitata pazienza.


Lucio Manisco