CONSIDERAZIONI INATTUALI N° 57

28 luglio 2014

CHOMSKY: NON E’ GUERRA, E’ ASSASSINIO

“Israele impiega sofisticati aviogetti da combattimento e unità navali per bombardare campi di rifugiati sovraffollati, scuole, blocchi di appartamenti, moschee, periferie degradate, il tutto finalizzato ad attaccare una popolazione che non ha aviazione militare, nessuna difesa antiaerea, nessuna Marina, nessun armamento pesante, nessuna artiglieria, nessun carro armato, nessun quartier generale, nessun esercito.

Israele la chiama guerra. NON E’ GUERRA, E’ ASSASSINIO”.

21 luglio 2014

JERUSALEM DAY SOCIETY, 21 LUGLIO 2014

“Non è necessario che tu sia musulmano per prendere posizione a favore di Gaza, è necessario solo che tu sia umano”.

MONI OVADIA: “UNA CATASTROFE ANCHE PER ISRAELE: PERDE L’ANIMA E DIVENTA AGUZZINO.

Il mio essere ebreo mi fa stare dalla parte degli oppressi. E in questa vicenda gli oppressi sono i palestinesi. Non parliamo di terre contese, ma di terre occupate. Ho imparato dai profeti di Israele che bisogna essere al fianco dell’oppresso. L’Ebraismo è una coa, lo stato di Israele un’altra.

Finché i mediatori saranno gli Stati Uniti non c’è soluzione: non è un mediatore naturale, sta dalla parte di Israele.

Vedo un avvenire terrificante purtroppo, sarà una catastrofe anche per Israele, perché opprimendo gli altri perdi anche l’anima. E diventi un aguzzino”.

ANALOGIE DI SCALA: SE LE VITTIME DELL’ECCIDIO PALESTINESE FOSSERO ITALIANE.

I nostri morti sarebbero 34.650, i feriti 190.175. Se invece gli israeliani uccisi fossero italiani avremmo 40 vittime civili e 440 militari.

di Lucio Manisco

L’aritmetica non è un’opinione, ma sulla tragedia mediorientale, la sua assenza promossa dalla propaganda ingenera apatia morale e indifferenza per le altrui sofferenze.

E’ il caso delle irrilevanti e tardive reazioni dell’opinione pubblica internazionale e italiana all’eccidio dei civili palestinesi perpetrato dal formidabile apparato militare – aeronavale e terrestre – di Israele nella striscia di Gaza dall’8 al 27 luglio c.a.: 1.150 morti e 6.000 feriti. Le vittime civili israeliane dei razzi lanciati da Hamas sono state tre, più o meno quelle dei “botti” di Capodanno in Italia: 43 i caduti tra le forze corazzate che hanno invaso Gaza.

Tralasciamo per il momento le motivazioni pretestuose e quelle reali dell’intervento israeliano e della resistenza palestinese; limitiamoci ad un’analogia aritmetica di scala tra le perdite di vite umane del conflitto qualora queste fossero state italiane. La popolazione della nostra penisola è 33 volte quella di Gaza e 10 volte quella di Israele. Se ne deduce che i morti italiani ammonterebbero a 34.650, i feriti a 190.575.

Gli stessi parametri demografici trasferiti alla popolazione degli Stati Uniti evidenzierebbero una vera e propria ecatombe: 202.400 morti e 1.200.000 feriti in meno di tre settimane, quattro volte i caduti statunitensi nei dieci anni della guerra del Vietnam.

Proiezioni numeriche del genere non possono cadere sotto la ghigliottina dell’anti-semitismo a cui ricorrono i dirigenti israeliani e le lobbies ebraiche di tutto il mondo per decapitare ogni critica alle periodiche sanguinose repressioni di un popolo; perché questa volta i Netanyahu & co. hanno superato ogni limite e le analogie di scala dovrebbero portare la comunità internazionale a far sua la cognizione del dolore delle vittime palestinesi e dei loro familiari; al di là delle tardive lamentele e implorazioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a denunziare e ad agire contro quella che per parafrasare l’Alighieri è “la strage e l’grande scempio che fa Gaza colorata in rosso”.

E l’eroica resistenza degli abitanti della striscia e delle milizie di Hamas, più forti ed agguerrite per l’esperienza di “Piombo fuso”, dovrebbe rendere inevitabili sui mass media i richiami storici a Masada, alla Comune di Parigi, al Ghetto di Varsavia, alla lotta partigiana in Italia e del maquis in Francia contro il nazi-fascismo, alla guerra del Nord Vietnam e dei Vietcong contro gli invasori USA.

Nulla di tutto questo sui mass media occidentali che continuano a cianciare del diritto all’autodifesa dello stato di Israele, quarta potenza militare del pianeta. E solo da tre giorni a questa parte qualche vago accenno alla “excessive force” impiegata da Israele per far saltare in aria dei tunnel, qualche postazione di razzi artigianali a media gittata del tutto inefficaci, e migliaia di abitazioni, scuole, centri rifugiati dell’ONU, insieme ai loro abitanti.

Stiamo assistendo a palesi violazioni del diritto internazionale, a reati contro l’umanità, a crimini di guerra: non sono solo i Governi – primo quello degli Stati Uniti e secondo o terzo quello italiano – ad essere chiamati in causa come correi per le loro massicce forniture ad Israele di armi letali ad alta tecnologia, ma anche, come complici o conniventi, tutti quegli operatori dell’informazione che li sottacciono, li emarginano come irrilevanti, li omettono con omertosi silenzi, li coprono con il velo di pretestuose menzogne. Verranno giudicati dalla storia come indegni di far parte della Famiglia dell’Uomo.

Lucio Manisco