CONSIDERAZIONI INATTUALI N. 73

30 maggio 2015

Tacciono i responsabili della Damnatio Memoriae di Dorazio.

A TODI E’ RIMASTA SOLO LA TOMBA DEL MAESTRO

Gli eredi vendono il complesso dell’Eremo dei Camaldolesi, la sede della fondazione, mai realizzata, e disdicono il contratto della Galleria Extramoenia destinata all’archivio.
di Lucio Manisco


Dorazio A volte mi chiedo come ho potuto trascorrere qui venti anni della mia esistenza, notte dopo notte, alba dopo alba, in qualsiasi stagione, per qualche anno sempre solo, eppure senza ansia e spesso in silenzio. Mi chiedo come è accaduto che tanti anni sono trascorsi e che abbia lavorato tanto, senza che me ne accorgessi. A chi devo questo miracolo? Al silenzio, ai bambini, al tempo, alle ore di ogni giorno che erano tutte mie senza che le contassi, però, come dice Ungaretti, “senza mai distrarmene”.
(Piero Dorazio, 1983)


Piero Dorazio, l’amico di sempre, più che amico fratello, più che fratello maestro di vita, amava quel silenzio e ne era grato a Todi, l’antica città umbra che lui profondamente amava, ove doveva trascorrere gli ultimi trent’anni, i più operosi e creativi, della sua vita.
Ospite in una delle casupole agricole del grande Eremo dei Camaldolesi da lui trasformate in eleganti cottages per visitatori e studenti, bussò alla porta alle 2 di notte perché, come me insonne, aveva visto la luce accesa. Mi portò in macchina alla bramantesca chiesa della Consolazione e mi mostrò il casolare dove aveva allestito pochi anni prima una scuola di ceramica. Proseguimmo a piedi alla volta di una Todi avvolta nella luminescenza di un eccezionale plenilunio. Del centro umbro conosceva tutto, non solo le chiese e gli edifici monumentali, ma le botteghe degli artigiani, le pietre del selciato e quelle delle mura etrusche. Mi parlò a lungo dei suoi piani di trasformare Todi in un grande centro culturale ed artistico internazionale, con la collaborazione dei grandi pittori, critici, storici dell’arte, attori, attrici, registi di cinema e di teatro che erano stati suoi ospiti: Hartung, H. Hugues, Ionesco, Gazzara, Vanessa Redgrave, B. Rose, Michelangelo Antonioni e molti altri, come lui presi per incantamento dalla bellezza dei luoghi. Mi mostrò, ne aveva le chiave, la Galleria Extramoenia di Piazza Garibaldi, l’edificio cinquecentesco da lui preso in affitto per un centro espositivo e sede del suo immenso archivio. E poi un altro appartamento a Piazza di Marte da lui acquistato come prima sede della sua fondazione Flaminia-Todi.
La visita finì all’alba con un caffè e una miserevole grappa da lui prodotta e regalata ai bar locali.
A dieci anni dalla morte di Piero, nulla è rimasto di tutto questo a Todi e ses environs. L’omertoso silenzio e la damnatio memoriae posti in atto da eredi litigiosi, forse incapaci, più probabilmente avidi di denaro ed elusori fiscali, hanno portato alla liquidazione del patrimonio tudertino e del lascito ideale e culturale di Piero Dorazio. L’appartamento di Piazza di Marte è stato venduto lo scorso anno e la fondazione a cui aveva attivamente collaborato il pittore Graziano Marini e che avrebbe dovuto essere diretta dalla nipote Maria Pia Dorazio con un lascito di 400.000 euro è rimasta per dieci anni lettera morta. Nel 2013, dopo la morte della moglie Giuliana Soprani, è stato disdetto l’affitto della Galleria Extramoenia. Il grande complesso dell’Eremo dei Camaldolesi, ristrutturato da Piero, è stato recentemente messo in vendita per 8 milioni di euro. Donna Pupa Bucci Casari, che per la grande amicizia per il pittore aveva scelto a sua dimora una villa a poche centinaia di metri dall’eremo, ce ne ha così descritto lo stato: “Per l’incuria e la mancanza di manutenzione sta andando in pezzi, crepe nei muri e sterpaglie nel giardino disegnato da Respighi. Ci vorranno milioni e milioni di euro per restaurarlo; difficile se non impossibile venderlo a quel prezzo”.
E’ rimasta la tomba di Dorazio nel cimitero di Canonica di Todi, con l’iscrizione “civis romanus e pictor optimus”, una cappella con dodici loculi, undici per eredi e discendenti. Sembra che uno di questi dopo aver lasciato Todi con i suoi consanguinei, abbia eletto residenza all’estero. Hanno tutti adottato la tattica del silenzio dinanzi alle commemorazioni e alle denunzie del 17 maggio nel teatro del Nido Dell’Aquila della città umbra.

Lucio Manisco
www.luciomanisco.eu