Considerazioni Inattuali n.81

Da Il Fatto Quotidiano del 29 settembre 2015

E’ MORTA A NEW YORK ELIZABETH FINK, PERSONAGGIO “LEGGENDARIO” NELLA DIFESA DEI DIRITTI CIVILI NEGLI USA. DALLA RIVOLTA DI ATTICA AI NOSTRI GIORNI.

Nota in Italia per avere sostenuto la causa di Silvia  Baraldini venne definita dal Guardasigilli Giovanni Conso “una donna di nobili e fermi principi, ma anche il corpo più contundente che abbia mai frequentato questo ministero”.

di Lucio Manisco

Il 22 settembre si è spenta all’età di 70 anni a New York Elizabeth Fink che nell’esteso ed elogiativo necrologio del New York Times viene definita un avvocato “battagliero e ardente nella difesa dei derelitti e degli emarginati della società americana”. Altri in quel poco che è rimasto della sinistra statunitense la hanno chiamata “un personaggio leggendario” per le sue vittorie a favore degli oppressi nelle aule giudiziarie degli Stati Uniti. La fama ed il prestigio di Elizabeth Fink presero le mosse 44 anni orsono dalla sanguinosa repressione della rivolta dei detenuti nel carcere di Attica, un evento che turbò l’opinione pubblica negli Stati Uniti e nel mondo e portò ad una riforma, anche se di breve durata, dei regimi penitenziari di tutto il nord America. Fondamentale il ruolo avuto da legali progressisti come William Kunstler e della allora sua giovane assistente Elizabeth Fink – e da quest’ultima nei decenni seguenti – in difesa delle vittime.

Il 9 settembre 1971 i detenuti nel super affollato carcere di massima sicurezza insorsero contro gli eccessi disciplinari, le percosse, le torture, gli isolamenti prolungati; occuparono il penitenziario e presero in ostaggio alcuni agenti. Le trattative sembrarono giunte a buon fine sei giorni dopo. “Cosa fatta” dichiarò il 13 settembre il funzionario che aveva diretto il negoziato, a me in quegli anni corrispondente di un quotidiano della provincia italiana e a Pete Hamill scrittore ed inviato del N.Y. Daily News.

Poche ore dopo si scatenò l’inferno, una vera e propria offensiva bellica con elicotteri che irrorarono di gas lacrimogeni e urticanti i detenuti, 1000 militari della Guardia Nazionale che aprirono il fuoco per due ore con mitragliatori e lancia granate, attacchi non meno pesanti della polizia statale e metropolitana: 42 gli uccisi, inclusi gli ostaggi abbattuti dal fuoco amico, molti più i feriti. Proseguirono per 36 ore le percosse e le torture dei detenuti denudati e ammanettati nei cortili e nelle celle. Durò 19 anni la battaglia di Elizabeth Fink per rendere giustizia alle vittime e ai loro familiari, una battaglia che si concluse con la condanna del governo di Albany che dovette pagare risarcimenti alle parti lese per l’ammontare di 12 milioni di dollari.

Le attività forensi di Elizabeth Fink, “avvocato del popolo”, divennero frenetiche negli anni seguenti. Il suo nome viene ricordato in Italia per la difesa di Silvia Baraldini, la cittadina italiana condannata negli Stati Uniti a 43 anni di detenzione per concorso esterno nell’evasione della rivoluzionaria afroamericana Assata Shakur. Negli anni ’80 e ’90 scortai il combattivo avvocato nel nostro paese come guida ed interprete in una dozzina di incontri con esponenti di diversi governi. Dopo uno di questi incontri nel 1994 l’allora guardasigilli Giovanni Conso mi disse sottovoce: “E’ indubbiamente una donna di nobili e fermi principi, ma è anche il corpo più contundente che abbia mai frequentato questo ministero”.

Il commento della Fink: “Battuta divertente, ma ne ho di più divertenti da incidere sulla mia tomba”.

 

Lucio Manisco

www.luciomanisco.eu