Considerazioni inattuali n.62
3 febbraio 2015

Le lacune del discorso del neo presidente della Repubblica.
LO STORICO NO DI TSIPRAS ALLA UE E AGLI USA SULLE SANZIONI ALLA RUSSIA.
Craig Roberts: “I Greci come gli Spartani alle Termopili”.

di Lucio Manisco

Sei giorni di occupazione totale, ossessiva dei mass media su un evento scontato, l’elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica. Neppure l’insediamento alla Casa Bianca del primo presidente afroamericano ha avuto una copertura così totalizzante, così monotematica sul cerimoniale o sui bisticci che hanno preceduto ed accompagnato in Italia l’ascesa al colle di un brav’uomo di osservanza democristiana corretta dal prezzemolo sociale, fresco ma da nonna Speranza, di La Pira.
E poi una fiumana di commenti vacui o speranzosi sul suo discorso al Parlamento, un discorso piatto come il Tavoliere delle Puglie e certamente scritto di suo pugno come evidenziato da espressioni stilistiche in libertà quali “l’impegno ci interpella” o “il ringraziamento particolarmente intenso”.
Un’omelia pedagogica e omnicomprensiva con qualche eccezione: non ha parlato di fedeltà atlantica, un’omissione positiva se non avesse poi sottoscritto in piano la guerra con ogni mezzo, e cioè con le bombe di Obama, al terrorismo. Ma le omissioni più gravi nel contesto della ribadita stretta adesione ai mandati europei sono state altre: a poche ore dall’incontro di Alexis Tsipras con Matteo Renzi non ha fatto cenno alcuno alla profonda crisi politica, sociale ed economica che sta sconvolgendo la teutonica, burocratica gestione del vecchio continente; a parte un generico appello alla pace, non ha alluso sia pur vagamente alla nuova guerra fredda scatenata da Washington contro la Russia di Putin, una guerra fino a ieri combattuta con l’avanzata della Nato sui confini storici della seconda potenza mondiale e con il suo strangolamento economico, una guerra che da ieri rischia di diventare calda con il proclamato intento del Pentagono di fornire missili ed aerei all’imbelle esercito del regime neonazista di Kiev.
E’ pur vero che sempre ieri il Presidente USA si è pronunziato contro la austerity tedesca, ma è anche vero che l’appoggio nominale all’Unione Europea conta poco o nulla di fronte alla ferrea adesione alla direttiva Wolfowitz dopo l’implosione dell’URSS: gli Stati Uniti non tollereranno mai che una nazione o un gruppo di nazioni amiche o avversarie minaccino il primato della nostra egemonia mondiale. Trarre quindi vantaggi dalla presente crisi del vecchio continente, anche con l’imposizione dell’iniquo trattato commerciale transatlantico, risponde a questo requisito fondamentale del grande impero d’occidente. E ci sono comunque le catene non ancora arrugginite della Nato a vincolare e sopprimere le recenti insorgenze di alcuni paesi della UE. Anche se, anche se…
Per tornare alle omissioni del neo-presidente della Repubblica Italiana è probabile che non abbia avuto il tempo di leggere la stampa estera ed abbia seguito solo quella italiana che con l’eccezione de il manifesto ha ignorato o sottaciuto una di queste insorgenze, la più pronunciata e senza precedenti, quella dei rappresentanti del governo greco alla conferenza di Bruxelles sulle nuove sanzioni da adottare nei confronti della federazione russa. Si deve alla ferma opposizione di questo governo se le sanzioni sono state archiviate.
E non sono stati solo i rappresentanti greci ad opporsi ma anche quelli slovacchi, austriaci ed ungheresi a dire no.
Alexis Tsipras ha dichiarato: “Non possiamo accettare di riconoscere il governo neo-nazista dell’Ucraina. L’Unione Europea è afflitta da una carenza di democrazia e i suoi cittadini non credono più che bastino i loro voti a cambiarne la politica”. Il ministro degli Esteri di Atene, Nikos Kotzias, respingendo le insistenti richieste del collega tedesco Steinmeier, ha altresì ottenuto che il comunicato finale non contenesse l’accusa di corresponsabilità del governo di Mosca per il conflitto ucraino.
Uno schiaffo così sonoro alla sudditanza europea nei confronti degli Stati Uniti e della Nato riveste un’importanza epocale ed ha certamente sgomentato i dirigenti dell’Unione, in primis il britannico Cameron e Angela Merkel. “C’è ora da chiedersi – ha scritto Paul Craig Roberts, ex vice segretario al tesoro USA e condirettore del Wall Street Journal – per quanto tempo la cancelliera tedesca e il premier britannico potranno insistere sull’austerità senza rischiare di finire appesi ai lampioni di Europa. Perché l’austerità che colpisce la Grecia è tale da produrre rivoluzioni”. E Craig Roberts ha aggiunto che la resistenza greca è la stessa degli Spartani, gli “immortali” delle Termopili.
E’ purtroppo prematuro augurarsi che la sconfitta delle armate di Serse anticipi quella delle armate degli Stati Uniti d’America.


Post scriptum sull’incontro Tsipras-Renzi: prima ancora dell’incontro il Presidente del Consiglio si è qualificato con un improvvido appello alla serietà ed alla responsabilità dell’interlocutore. Poi nella conferenza stampa dopo le generiche offerte di cooperazione, di fronte alla corposa sostanza delle dichiarazioni di Tsipras non ha mancato di sottolineare “le differenze di appartenenza e di opinioni”; il tutto coronato da battute secondo lui umoristiche sulla lingua greca, quella moderna e quella antica e sul dono di una cravatta.
Inevitabile la sconsolante dissonanza tra le Termopili ed una patetica Caporetto.


Lucio Manisco
www.luciomanisco.eu