CONSIDERAZIONI INATTUALI N. 79

26 agosto 2015

Lo tsunami delle borse.

MALEDETTI CINESI

Crack epocale? No, solo volatilità dei titoli. No, aggiustamento dei mercati. No, tantrum, sfuriata passeggera. No, i fondamentali sono solidi. Nessuno parla di bolla speculativa dell’Occidente alimentata da istituzioni finanziarie e banche centrali che non potevano non conoscere i dati truccati della crescita della seconda economia mondiale.

di Lucio Manisco

Chi scrive non è un economista. E’ solo un dilettante (diciassettenne si sciroppò “La moneta” del Papi!), ma nei trentotto anni trascorsi negli USA ha conosciuto John Kenneth Galbraith, ha letto tutti o quasi tutti i suoi saggi, ed ha da lui imparato a diffidare dai professionisti del settore, della loro “idiozia intellettuale”, delle loro analisi sballate su ogni crisi ciclica dell’economia statunitense – quella reale sconvolta da quella finanziaria grazie alla genialità inventiva di Bill Clinton, che abrogò ogni regola del New Deal e scatenò le bolle speculative degli ultimi anni.

La premessa sulla non professionalità corretta unicamente dal buon senso di un ottuagenario giornalista è necessaria in quanto ispira queste note sulla crisi che dallo scorso venerdì ha provocato il crollo dei titoli azionari del mondo intero e quello dei cervelli degli esperti. Basta leggere i titoli non della stampa italiana che non conta nulla (non una riga sul Il Sole 24 Ore di lunedì 24 agosto) ma quella internazionale – Financial Times, Wall Street Journal, New York Times, Frankfurter Allgemeine, Le Figaro, El Pais ecc: non è uno tsunami o un crack epocale, ma solo un correttivo, un aggiustamento dei valori atteso da tempo; nessun motivo di panico per gli investitori; si tratta di volatilità dei titoli, di un tantrum, di una sfuriata passeggera; i “fondamentali” dell’economia USA ed Europea malgrado i bassi tassi della crescita sono solidi, sani, sanissimi; rimbalzi delle borse in aperture in grande evidenza, azzerati dalle borse in chiusura in poca evidenza; la Federal Reserve non aumenterà i tassi di interesse e probabilmente rilancerà i Quantitative Easings, quindi riequilibrio dello Stock Exchange – Wall Street e i Futures di Chicago.

E tutte le colpe di quanto sta accadendo ricadono sui dirigenti della Repubblica Popolare Cinese, sulla loro gestione inetta e non trasparente di un’economia che improvvisamente non cresce più con i ritmi del 10 e più per cento degli scorsi anni (l’accusa di non trasparenza viene dall’Amministrazione Obama che vanta dati notoriamente truccati sulla disoccupazione al 5 per cento).

Nessuno naturalmente menziona che una drastica riduzione dell’insostenibile crescita al dieci e più per cento dell’economia cinese era arcinota da almeno tre anni agli operatori finanziari americani e della Germania Federale. Nel 2009 il più noto di questi operatori, il multimiliardario Jim Chanos, aveva documentato lo squilibrio di una crescita di molto inferiore a quella proclamata da Pechino, una crescita basata sulle esportazioni e sulla prodigale elargizione di credito interno evidenziato da una gigantesca bolla immobiliare (cinque miliardi e seicento milioni di metri quadri in grattacieli mentre i tre quinti della popolazione all’interno della fascia sviluppata vive con redditi agricoli dei tempi di Mao). La bolla immobiliare ed altre analoghe nell’azionariato popolare sono state allegramente alimentate con astronomici profitti dalle istituzioni finanziarie e dalle banche centrali occidentali (esemplare quella svizzera) e sempre all’egida dell’apertura dei mercati della seconda economia mondiale. Se la crescita reale di questa economia è scesa dal 10 al 2 per cento la responsabilità viene attribuita non alla speculazione a breve termine dell’Occidente ma al dirigismo comunista del neocapitalismo di stato che ha coinvolto altri paesi emergenti dell’Asia.

Maledetti cinesi!

Non siamo economisti e a chi si chiede in Italia dove trasferire gli investimenti di borsa saltati a Shangai suggeriamo i materassi, il riscatto delle catenine d’oro della prima comunione dal monte pegni, le scatole di pomodoro cinese o del caporalato nostrano e gli orti di guerra.

Lucio Manisco

www.luciomanisco.eu