Considerazioni Inattuali n.69

3 aprile 2015

L’accordo sul nucleare con l’Iran.
DOPO SETTE ANNI LA SVOLTA DI OBAMA: IL CORAGGIO DI UNO STATISTA.
Netanyahu furibondo nella “cage aux folles” del Congresso USA.


di Lucio Manisco


Sul Medio Oriente, terra desolata, la più desolata, la più insanguinata del pianeta, uno spiraglio di speranza e di pace. Lo ha aperto con l’accordo sul nucleare con l’Iran il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Dopo più di sette anni di malcelato bellicismo e colpevole inerzia, una svolta coraggiosa di uno statista che ha finalmente mantenuto fede all’impegno del 2007 di “stringere la mano all’avversario che apra il pugno chiuso della minaccia”. E l’Iran del presidente Hassan Rouhani e dell’Ayatollah Ali Khamenei da due anni aveva aperto quel pugno per dischiudere poi prospettive negoziali su altri annosi problemi fino a ieri giudicati non solo impervi a qualsiasi soluzione, ma tali da incrementare l’escalation dei conflitti in questo settore mondiale.
Nell’annunziare l’accordo preliminare di Losanna Barack Obama ha citato John Fitzgerald Kennedy: “Non negozieremo mai per paura, ma non avremo mai paura di negoziare”.
Aggiungiamo la battuta del fratello Robert pochi giorni prima del suo assassinio a Los Angeles. Sull’aereo che lo portava ad uno dei suoi ultimi appuntamenti elettorali a noi giornalisti che lo martellavamo di domande sulla guerra in Vietnam, rispose: “E’ meglio accendere una piccola fiammella di luce che continuare a maledire le tenebre”.
Le tenebre che avvolgono la “wasteland”, la terra desolata del Medio Oriente nell’ultimo semestre sono diventate più spesse e impenetrabili che mai, il “caos creativo” pretestuosamente citato per coprire il fallimento degli interventi militari degli Stati Uniti ha moltiplicato i conflitti e ingenerato un terrorismo più esasperato e brutale e, quel che è peggio, ha ingenerato l’assuefazione ai massacri dell’opinione pubblica occidentale. Ora una fiammella si è accesa sulle tenebre che avvolgono milioni di morti, di feriti, di mutilati, di rifugiati in Medio Oriente, in Africa, in Europa. Il “New York Times”, che lo scorso dicembre proclamava l’inutilità degli aiuti per la ricostruzione di Gaza perché Israele provocata avrebbe nuovamente distrutto le case ricostruite, oggi elogia Barack Obama e critica Netanyahu per la sua intransigenza.
Già Netanyahu. Le sue furibonde reazioni all’accordo, un attacco diretto alla sopravvivenza di Israele foriero di nuove guerre, inficiano ogni facile ottimismo perché non sono fine a se stesse e soffiano sul fuoco già acceso in quella “cage aux folles”, quella gabbia di matti in cui sono chiusi i congressisti repubblicani a Washington (trentadue applausi a scena aperta al discorso di Bibi davanti alle ali riunite del Congresso e poi la lettera con cui veniva comunicato ai dirigenti di Teheran che qualsiasi accordo sul nucleare sarebbe stato annullato dal prossimo Presidente degli Stati Uniti). Oggi gli stessi rappresentanti del popolo americano, eletti grazie ai finanziamenti dei fratelli miliardari Koch, si sono impegnati ad anticipare la data del rigetto dopo la firma del trattato del 31 giugno con un decreto legge che renda possibile un veto congressuale all’iniziativa di pace del Presidente Obama.
Il sonno della ragione…

Lucio Manisco
www.luciomanisco.eu