CONSIDERAZIONI INATTUALI N° 72

23 maggio 2015

Dieci anni di silenzio.

LA DAMNATIO MEMORIAE DI PIERO DORAZIO

La litigiosità degli eredi ha bloccato per due lustri mostre, mandati testamentari, donazioni di opere di un grande artista, scomparso nel 2005. La prima commemorazione- denuncia a Todi il 15 maggio 2015.

 

di Lucio Manisco

Su iniziativa del sindaco di Todi Carlo Rossini e del pittore Graziano Marini il 17 maggio la città di Todi ha commemorato Piero Dorazio, scomparso dieci anni orsono nella città umbra, ove aveva vissuto ed operato per trent’anni. Pittore ed autore di saggi sull’arte contemporanea, fondatore e massimo esponente insieme ad Achille Perelli dell’astrattismo italiano, Piero Dorazio aveva raggiunto fama internazionale con le sue mostre negli Stati Uniti ed in Europa: i suoi quadri figurano nei grandi musei del mondo, dal “Museum of Modern Art” di New York al “Pompidou” di Parigi, dalla “Tate” di Londra,  dalla “Staatsgemal Desmnlungen” di Monaco di Baviera allo “Stedlijk” di Amsterdam, e nelle collezioni permaneti delle gallerie nazionali italiane. Le commemorazioni di Todi hanno incluso interventi critici sulle pesanti responsabilità degli eredi che, con la loro ottusa litigiosità, hanno bloccato per dieci anni mostre, pubblicazioni, donazioni e lasciti testamentari, la compilazine di un catalogo ragionato delle opere ed il riordino dell’immenso archivio lasciato dal Maestro: seguono alcuni brevi brani del discorso pronunziato il 17 maggio ultimo scorso da chi scirve queste note.

…Piero Dorazio è stato anche un erudito storico e critico dell’arte contemporanea italiana ed internazionale. I suoi saggi su questi temi sono stati accompagnati dal vigore polemico dei suoi interventi sulla stampa nazionale, come attesta la sua lunga collaborazione al Corriere della Sera: articoli  di fuoco contro i vacui returi dell’arte, contro gli “ straboliliti dell’olio d’oliva”, oggi li chiameremmo “mosche olearie” che hanno invano tentato di infestare l’ulivo della sua integrità morale e, della sua vasta sapiente cultura.

 

…Oggi come Frate Ronaldo (N.d.r. : da una sua citazione di Jacopo di Todi) sono tornato in quea bella città umbra, per portare a tutti voi quella che potrebbe, che dovrebbe, essere una lieta novella confermatami ieri notte dal primogenito Justin in una telefonata da New York. Sarebbero stati composti gli aspri dissensi tra gli eredi del Maestro che per dieci anni lo hanno condannato ad una vera e propria damnatio memoriae: dal veto ai solenni funerali nella Protomoteca del campidoglio predisposti dall’allora sindaco Walter Veltroni, al al blocco della mostra al museo di Roma, dallo stesso NO degli eredi, all’esposizione dei suoi quadri già presenti alla Biennale di Venezia, promossa invano dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, alla sospensione del riordino dell’immenso archivi e della compilazione del catalogo ragionato delle opere, che ha portato alla proliferazione di innurevoli falsi, dal furto di 25 suoi dipinti dallo studio della Canonica a cui erano stati apposti i sigilli delle autorità giudiziaria, alla dispersione, di dubbia provenienza, dei suoi quadri in sale d’asta a Roma, Milano e Londra, ad altre nefandezze che non voglio qui enumerare.

L’evento odierno dovrebbe pertanto alzare il sipario su di un palcoscenico rimasto vuoto e silente per ben due lustri, e riportare la presenza del Maestro ai vertici espositivi e museali del mondo intero, a riproporre, secondo il suo specifico mandato testamentario, la città di Todi come centro di scambi internazionali, di cultura ed arte italiana ed internazionale. Questo, anche e soprattutto grazie al grande progetto da lui disegnato e fortemente voluto negli ultimi, tormenatati anni della sua vita: la “Fondazione Flaminia-Todi” articolata su sue donazioni e finanziamenti, che oltre ad un centro espositivo della sua opera, avrebbe dovuto assegnare ogni due anni un munifico “Premio Dorazio” a giovani artisti italiani e stranieri. Della donazione trentennale di trentacinque sue opere e della gestione della fondazione, avrebbe dovuto occuparsi sin dal 2005 con un lascito iniziale di 400,000 euro la nipote Maria Pia con l’adesine e la collaborazione del Comune.

Auguriamoci, anche se non ne abbiamo conferma, che a partire da domani venga rotto il lungo silenzio, che venga messo al bando ogni indugio, che si proceda cioè a realizzare il grande sogno di Piero: “Cives romanus et pictor optimus” come scritto sulla sua tomba

 Lucio Manisco

www.luciomanisco.eu 

 

P.s. Dopo qusto intervento Maria Pia Dorazio ha rinunziato a prendere la parola, limitandosi a comunicare sotto voce ad uno degli organizzatori la sua “disponibilità” a dar seguito alle volontà dello zio, dopo dieci anni di inattività, che si è allontanata senza attendere la fine della cerimonia. Silenzio ermetico, quanto significativo, di una dell’erdi , Angela Dorazio.

 

 

Segue in allegato un’articolo di netta denuncia pubblicato nel 2010 dal periodico “Ars Et Furor”

 

Periodico di cultura artisitica di informazine                                                          Aprile-giugno 2010

 

Dorazio non se lo meritava

Un eredità da nababbi, liti fra l’ex moglie e l’ultima compagna, deflagranti cause legali fra figli, eventi cancellati improvvisamente ed un furto misterioso… No non è una fiction di quelle che durano centinaia di puntate  ma è la storia vera dell’eredità di Piero Dorazio, uno dei più grandi artisti italiani della metà del ‘900 scomparso nel maggio 2005. Del resto se è quasi impossibile fornire la “pozione magica”capace di donare infallibilmente ad un’artista il successo, è invece assai facile fare una diagnosi delle cause che portano al crollo della fortuna di un grande artista, conquistata nel tempo con duro lavoro. Anzi la diagnosi è sintetizzabile  in una formuletta facile facile: la lite fra i suoi eredi. L’ultima chicca della vicenda ereditaria che sta distruggendo la reputazione internazinale di Dorazio è identificabile nella prima mostra pubblica destinata a ricordarlo. Invece di esporre le sue bellissime opere si è deciso di presentare a Todi solo le fotografie che ritraggono Dorazio , scattate da un pur famoso fotografo come Aurelio Amendola. Niente quadri , quindi, per ricordare un grandissimo pittore ma solo Foto-ritratto! Collezionisti, critici direttori di museo, amici storici dell’artista si stanno sbellicando per questa scelta così miope e riduttiva. E quel che è peggio è ben altro: una parte della mostra tudertina è allestita nella galleria dell’ex moglie Giuliana, quella che lo stesso Dorazio aveva diffidato nel suo testamento dall’occuparsi della sua opera. È ormai ben chiara la strategia: escludere da qualsiasi decisione l’altro erede., il maschio Justin che vive a New York, e che è l’unico seriamente interessato a promuovere mostre ed iniziative importanti sul padre. La guerra scatenatasi tra gli eredi, e che coinvolge anche l’ultima compagna dell’artista, l’americana Margareth Boderek, sta portando gravi conseguenze sull’opera dell’artista romano, anche perché non c’è ancora nessuno giuridicamente leggittimato a rilasciare autentiche. Le figlie in particolare stanno tenedno un comportamento sconcertante che ha portato all’improvviso annulamento di importanti iniziative dediate al padrre. Si comincia appena scomparso Dorazio: un suo amico storico, giornalista e parlamentare Lucio Manisco si mette in gioco per oragnizzare una degna commemorazione istituzionale dell’artista romano nella sala della Protomoteca in Campidoglio, alla presenza del Sindaco e del Ministro per beni Culturali. Un sacrosanto omaggio per un’artista che ha dato tanto alla sua città natale. Eppure inaspettatamente e senza motivazioni,i figli dicono No, il padre deve essere ricordato in tono minore solo a todi, dov’era andato a vivere dal 1974. L’omaggio capitolino salta all’improvviso e Manisco non se ne capacita. Un anno dopo, nel 2006, la dinamica sopraintendente  della galleria Nazionale d’arte Moderna, Maria Vittoria Marina Clarelli, decide di ricordare Dorazio ricostruendo la sua straordinaria sala personale della Biennale di venezia del 1960, ammirata fra gli altri dal mitico Lionello Venturi. Ma anche qui le figlie si oppongono e le mandano a dire che è ancora “il tempo del dolore”. Nel frattempo Margareth Boderek chiede la custodia giudiziaria ( tuttora in atto) delle oltre 250 pregiovoli opere lasciate dal Dorazio agli eredi. E come se non bastasse , una ventina di sue preziose opere scompaiono dal suo studio di Todi, e il figlio Justin denuncia il furto ai carabinieri. Altra ciligina sulla torta di un’artista tristemente scomparso, è la cancellazione , a causa dell’improvvisa ostilità delle figlie dopo un primo si, della grande mostra antologica che si doveva inaugurare lo scorso ottobre nelle sale nel Museo della Fondazione Roma, con opere provenienti dai maggiori musei italiani ed europei. E infine le figlie hanno anche fatto cancellare la mostra che dal 4 settembre 2010 il comune di Loano avrebbe voluto dedicare a Dorazio, e che sarebbe stata curata da Sandro Barbagallo. Alcuni fra gli amici storici dell’artista come Pupa Bucci casari e Achille Perilli, all’unisono esprimono un solo commento: “tutto quello che sta accadendo è pazzesco. Dorazio non se lo meritava!”. Sic transit gloria mundi

 www.luciomanisco.eu