Considerazioni Inattuali n. 103

8 aprile 2017

 

Deduzioni ovvie, banali sulla crisi Siriana.

BASHAR AL-ASSAD UN NAZIONAL-MASOCHISTA?

Dubbia la provenienza dei gas tossici che hanno fatto strage di donne e bambini. Il Donald, statista, presidenziale e guerriero. E dietro allo ambaradam degli ultimi cinque giorni l’allontanamento dell’ideologo anticinese Bannon ad opera di Jared Kushner, il genero filoisraeliano del Capo dell’Esecutivo.

di Lucio Manisco

Razionalità, buon senso, memoria storica sono guide affidabili nella ricerca della verità. Soprattutto quando questa verità è offuscata dalla propaganda ufficiale, da un patriottismo d’accatto, da mass media succubi che rispecchiano fedelmente l’una e l’altro. Sono osservazioni ovvie, banali. Saremo ovvi e banali nel formulare deduzioni e conclusioni sugli incalzanti e contraddittori sviluppi della crisi siriana negli ultimi cinque giorni e negli ultimi cinque mesi.

Nel novembre del 2016 il massiccio intervento militare russo cambia drasticamente la situazione strategica in Siria: l’esercito di Bashar al-Assad avanza su tutti i fronti ed attacca le forze ribelli che assediano da anni Aleppo. Con la vittoria di Donald Trump su Hillary Clinton e prima ancora dell’inaugurazione del neo-presidente, Washington e Mosca definiscono accordi di coordinamento delle missioni delle rispettive aviazioni contro i terroristi del Califfato. Gli accordi non alterano la propaganda dei mass media occidentali sugli eccidi di civili ad Aleppo: eccidi che si sono effettivamente verificati nelle periferie occidentali della città presidiate da ribelli e jaidisti. Nessuna traccia sui media europei e statunitensi degli altri eccidi perpetrati nei precedenti anni da questi ribelli finanziati ed armati da Stati Uniti e Turchia. Solo qualche vago accenno, dopo la liberazione di Aleppo, su perdite di vite umane a Mosul assediata da mesi e mesi dall’esercito iracheno e bombardata giorno e notte dall’aviazione statunitense.

Tra febbraio e marzo l’esercito di Assad continua a registrare successi anche contro le forze dell’ISIS a Palmira e nel nord del paese. Il Presidente Trump che sta collezionando fiaschi su fiaschi in politica interna, non controlla più le sue maggioranze repubblicane nella camera dei rappresentanti e nel senato, viene fatto oggetto di inchieste congressuali e dello FBI sui suoi rapporti con Vladimir Putin e con una mezza dozzina di plutocrati russi, annunzia un cambiamento della politica americana verso il presidente Siriano: il suo regime non va più contrastato e tanto meno rovesciato, bensì riconosciuto come necessario partner nel negoziato di pace a Parigi. In una situazione nettamente a lui favorevole sul fronte bellico e su quello internazionale Bashar al-Assar la notte di martedì 4 aprile apparentemente esce di senno ed ordina alla sua aviazione di sganciare una bomba al gas Sarin sul sobborgo della cittadina di Khan Sheikhan, nel nord della Siria, una bomba che condanna a morte atroce dozzine e dozzine di neonati, bambini, donne e uomini di ogni età. Si dovrebbe coniare un nuovo termine, inventare una nuova categoria di patologia politica, quella di “Nazional-masochismo” per descrivere o motivare la improbabile decisione del Presidente Siriano che scatena naturalmente un finimondo (annunciato?).

Commosso fino alle lacrime dalla morte dei bimbi, il Presidente Donald Trump, che pochi giorni prima aveva tagliato i fondi destinati all’ONU e all’UNICEF, annunzia quarantotto ore dopo di avere ordinato a due unità navali al largo della Siria di lanciare 59 missili Tomahawk-Cruise contro la base aerea da cui era partito l’aereo che aveva perpetrato l’atroce crimine di guerra. Tutto falso, replica Putin. Tutto vero ribatte il Pentagono che adduce a prova il tipo di arma chimica “binaria” e tecnologicamente complessa impiegata dal regime siriano, appunto, una bomba al Sarin; i ribelli non potevano disporre di un’arma del genere e di un vettore adatto al suo impiego. Chi afferma che si tratta di Sarin e non di un gas asfissiante di altro tipo (sono una trentina quelli identificati dall’ente internazionale che ha messo al bando queste armi)? Un medico in Turchia che ha effettuato autopsie su due vittime. Forte di queste “prove” il Segretario di Stato USA Rex Tillerson non attacca solo il leader siriano ma anche quello russo:”Vladimir Putin è complice di questo misfatto ovvero è un vero e proprio incompetente”. Il fatto che la Siria si è disfatta del suo arsenale di armi chimiche sotto ispezione internazionale (l’Italia ha collaborato mettendo a disposizione il porto di Gioia Tauro) e che altri gas asfissianti come la vecchia iprite e i precursori del nervino siano stati prodotti e continuano ad essere trasferiti a gruppi terroristici o ad altri paesi mediorientali dall’Arabia Saudita, dall’Irak e dalla Turchia è documentato ed arcinoto al mondo intero. Non era noto forse, come sostiene Mosca, a quel pilota di un cacciabombardiere siriano che ha sganciato un esplosivo convenzionale su un deposito di armi, anche chimiche, a disposizione dei ribelli anti-regime.

L’indignazione è stata comunque globale, i media americani che fino a pochi giorni prima attaccavano senza pietà il Donald per la sua insipienza, la sua megalomania, i suoi sospetti rapporti personali con Putin, oggi lo esaltano per le sue virtù di statista e per aver restituito prestigio alla repubblica stellata. Ma dietro a questo ambaradam ci può essere ben altro. Ad esempio il brusco allontanamento dal Consiglio per la sicurezza nazionale dell’assistente più diretto di Trump, l’ideologo apocalittico Steve Bannon che predicava l’alleanza con la Federazione Russa per scatenare una guerra contro la Repubblica Popolare Cinese. A farlo fuori è stato un altro importante consigliere, nonché genero del Presidente, Jared Kushner, amico fraterno del correligionario capo del governo israeliano Bibi Netanyahu. Quest’ultimo è stato il primo a congratularsi con il Donald per l’attacco alla Siria. “Elementary, Watson”.

Lucio Manisco

www.luciomanisco.eu