Considerazioni Inattuali N° 110

11 aprile 2018


Mancano poche ore?
Sempre più vicini ad una guerra tra Russia e USA
I preparativi in Italia: da Aviano, a Camp Darby, da Ghedi a Sigonella.
di Lucio Manisco

È questione di ore, non di giorni o settimane. Il precipizio di un conflitto armato – missilistico, aeronavale – tra la Federezione Russa e gli Stati Uniti d'America è vicino, troppo vicino. Vengono meno i tempi, non si intravedono vie di uscita, mediazioni, interventi delle Nazioni Unite. Da lunedì mattina i generali del Pentagono alla presenza, occasionale, del Capo dell'Esecutivo, in seduta permanente per eleaborare e lanciare entro 48 ore una punizione esemplare contro la Siria di Bashar el Assad, definito 'animale' da Donald Trump, reo di avere attaccato con armi chimiche il piccolo centro di Douma. Il 13 marzo scorso Mosca aveva previsto che Washington avrebbe sventolato questa 'bandiera falsa' per attaccare il regime di Damasco. Un regime che con l'aiuto russo è ormai vincente su tutti i fronti e non si comprende perché avrebbe dovuto rischiare lo sdegno dell'opinione pubblica mondiale e l'ostilità USA con l'impiego di armi proibite.
Il 10 sera l'ambasciatore di Mosca nel Libano dichiara che il dispositivo militare russo in Siria e nel Mediterraneo orientale intercetterà i missili americani e colpirà le loro basi di lancio. Poche ore dopo Donald Trump rompe gli indugi e il suo impegno a non preannunziare mai un intervento del genere, con il seguente tweet: “La Russia si impegna ad abbattere ciascuno e tutti i missili contro la Siria. Preparati Russia, perché i missili sono in arrivo, carini, nuovi e 'intelligenti'. Tu non dovresti essere socio di un Animale Assassino col gas che uccide la sua gente e se ne compiace”. L'addetta stampa del ministro degli esteri Serghei Lavrov risponde per le rime.
Il Pentangono annunzia che il cacciatorpediniere Donald Cook che ha in dotazione settanta missili Tomahawk di nuovo tipo ha lasciato la sua base a Cipro e che la portaerei Truman ha levato le ancore da Norfolk per unirsi alla Sesta Flotta del Mediterraneo. Tre unità russe stanno raggiungendo quelle dislocate da un anno al largo della costa siriana.
Non torniamo sui temi trattati in Considerazioni Inattuali N° 109, sul nuovo gabinetto di guerra istallato dal Pentagono alla Casa Bianca, sulla minaccia alla pace di un presidente instabile e cioé squilibrato alle prese con un Grande Inquisitore che sta indagando sui suoi illeciti trascorsi finanziari ed ha messo ieri le mani sugli archvii del legale di Trump.
Spostiamo l'attenzione sul nostro paese, sulla 'serva Italia', 'nave senza nocchiere in gran tempesta', diventata da decenni la gigantesca portaerei degli Stati Uniti nel Mediterraneo e in quanto tale bersaglio primario in una guerra convenzionale che potrebbe diventare nucleare e termonucleare. E parliamo della nostra opinione pubblica in stato letargico di fronte ai correnti eventi grazie all'ignavia dei mass media nostrani. Oggi, 11 aprile, si sono svegliati, un po' e in malo modo. Indicativo l'esempio del TG1 delle 13 e 30. Sette minuti e quattro servizi sulle consultazioni per non formare un nuovo governo; al quinto posto del palinsesto una cronaca sbiadita e soporifera di 90 secondi su quanto sta avvenendo a duemila chilometri dalle nostre coste. Nulla, zero assoluto sui preparativi di guerra che hanno coinvolto le basi USA della penisola (sono più di cento). Pigrizia, insipienza o ordini di scuderia? Malgrado la tarda età siamo tornati per un'oretta al vecchio mestiere con una dozzina di telefonate. Testimoni oculari i vecchi compagni di Rifondazione Comunista e un ex sindaco di Catania.
Camp Darby, la grande base – deposito di carri armati, artiglieria campale, munizioni e missili tra Pisa e Livorno: “Gli è un fracasso continuo di notte e di giorno, vagoni merci, automezzi pesanti, elicotteri. Un baccano che non si sentiva dai tempi della guerra del Golfo”. (G. Puglisi)
Aviano: dalla fine di marzo raddoppiato il traffico aereo. F-16, Stealth, C-130 da trasporto. Sembra che arrivino tutti dal Nord, forse dalla Germania. Idem sulla base di Ghedi. (Roberto e Giulia che preferiscono l'anonimato). Sulle due basi 60 e 70 bombe nuclari B-61 che verranno sostituite da quelle termonucleari B 61-i2. (Fonte: Manlio Dinucci).
Sigonella: decolli multipli e continui di Global Hawk, i grandi droni da ricognizione e due tipi diversi da bombardamento. (Ex sindaco di Catania).
Senza esito il tentativo di raggiungere un alto funzionario non militare dal Ministero della Difesa di Via XX Settembre a Roma.
Chiudiamo con un filo di speranza, anzi due. Che i preparativi di guerra statunitensi richiedano altri giorni di tempo. Secondo: il silenzio di Vladimir Putin. Che stia cercando di riattivare la linea rossa Mosca-Washington interrotta dai tempi di Obama?
Lucio Manisco