Considerazioni Inattuali n. 109

4 aprile 2018

 

Dalla guerra fredda alla guerra calda, convenzionale e nucleare

Latitante la politica estera italiana

Il silenzio omertoso dei nostri mass media. A Washington un gabinetto di guerra con Bolton, Pompeo e generali Stranamore convinti che una guerra termonucleare possa essere combattuta e vinta. Trump, Putin, May, Kim Jug-Un e i preparativi di guerra contro l'Iran e la Corea del Nord sulle prime pagine della stampa internazionale. Niente su quella italiana.

di Lucio Manisco

Dove vola l'avvoltoio? L'avvoltoio nucleare vola sul mondo intero, seleziona i suoi bersagli primari, tra questi l'Italia. Come reagisce la nostra politica estera? Con la sua assenza o, serva Italia, con la subordinazione osossequiosa ai diktat di Washington e della NATO. La signora Angela Merkel parla della necessità di un'autonomia decisionale dell'Europa. Il signor Paolo Gentiloni con qualche giorno di ritardo si unisce al coro dei governi occidentali e caccia due diplomatici russi per l'attentato al gas nervino in Inghilterra. Il signor Angelino Alfano protesta con l'Ambasciatore di Francia contro l'incursione ed il prelievo delle orine dei quattro flics a Bardonecchia. La signora Roberta Pinotti dimezza a 700 i nostri militari in Afghanistan (da 1400 – dice lei – in realtà erano meno di 900) ma ne manda altri in Niger dopo 'consultazioni' con il neo ambasciatore USA a Roma Lewis Eisemberg. Il signor Marco Minniti esalta il successo da lui ottenuto con la riduzione dei migranti e continua a rispedirli nei campi di concentramento libici dove vengono venduti all'asta come schiavi. Nessun commento – e quindi assenso – del Capo di Stato maggiore generale Salvatore Farina sull'annunziato arrivo nelle basi di Ghedi e Aviano delle B 61-12 che non sono nucleari ma termonucleari e faranno dell'Italia un bersaglio primario nella apocalisse atomica che incombe sul pianeta. Nessuna menzione o scarsissima attenzione su questi temi prima e dopo il 4 marzo nel nostro paese anche se si è parlato molto a fini elettorali di 'battere il pugno' sul tavolo della commissione europea a proposito di migranti e di sforamento del tetto 3 percento. Zero sui preparativi di guerra contro l'Iran e la Corea del Nord del Pentagono che dopo aver ottenuto un trilione e trecento miliardi di dollari (mille e trecento miliardi) per le nuovi armi termonucleari – tattiche e strategiche – ha istallato alla Casa Bianca un vero e proprio gabinetto di guerra composto da John Bolton, il più dissenato dei promotori di attacchi atomici preventivi sui nemici, veri o presunti tali – della repubblica stellata, il nuovo segretario di stato Mike Pompeo ed ex direttore della CIA, sodale di Balton, e la neodirettrice della CIA Gina Haspel che gestiva e supervisionava le torture dei sospettati di terrorismo traslocati dagli Stati Uniti in Tailandia. E non menzioniamo gli altri 5 generali che fanno parte dell'Amministrazione. Questi movimenti ai vertici del potere hanno occupato le prime pagine del Frankfurt Algemeine Zeitung, del Frankfurter Rundschau, del New York Times, del Washington Post e via dicendo. Dalle nostri parti silenzio, omissioni o mimetizzazioni di notizie che possono solo essere chiamate furto di verità ed omertà. Fiumi di parole invece sull'avvelenatore e Jack the Ripper Vladimir Putin che da esperto del KGB avrebbe secondo la Premier britannica ed il suo estroso ministro degli esteri firmato l'attentato al gas nervino di sua produzione alla vita di un ex spia russa e a sua figlia nel Regno Unito (non poteva usare acido muriatico o veleno per i topi?) Tersesa May ha rischiato di trasformare in calda la sempre più isterica guerra fredda con la federazione russa per salvare il suo traballante governo conservatore. Il tentativo sembra fallito a giudicare dall'annunzio fatto il 3 aprile dalle competenti autorità inglesi: si tratta effettivamente di un letale gas nervino denominato Novicioc prodotto nel 1980 dalla allora Unione Sovietica, ma la sua provenienza dalla Russia non è stata accertata. Il sospetto sollevato dalla rete televisiva tedesca Erste è che il gas sia arrivato dall'Ucraina, una delle ex repubbliche dell'URSS. L'Ucraina è stata la prima ad espellere 13 diplomatici russi ed il regime di Kiev è stato istallato dagli Stati Uniti e dai suoi servizi segreti... Chi scrive ha lavorato come corrispondente per un quotidiano di provincia e per la RAI TG-3 a New York e Washington per soli 38 anni. Presume di conoscere segnali, sintomi e preparativi delle guerre scatenate dagli Stati Uniti nella seconda metà dello scorso secolo. Insieme a non pochi operatori dell'informazione in Europa e negli USA sta ravvisando oggi con allarme gli estremi dell'imminenza di un conflitto convenzionale e nucleare scatenato da un Presidente megalomaniaco e instabile che fa affidamento sullo spirito patriottardo della nazione per salvarsi dalle indagini sui suoi illeciti trascorsi finanziari condotte dal grande inquisitore Mueller. E come se non bastasse chi scrive è l'unico supersite dei giornalisti che hanno assistito da pochi chilometri di distanza ad un esperimento atomico a Yucca Flats nel Nevada, 'El Dialblo' del 15 luglio 1957. Era cambiato il vento e ci venne consigliato di farci una doccia e di bruciare i nostri indumenti. Centinaia di marines in una trincea a ottocento metri dal punto zero morirono di leucemia nei mesi seguenti. Il tutto per dimostrare che una guerra nucleare può essere combattuta e vinta. Le nuovi armi di Donald Trump sono molto costose ed il motto del Pentagono è 'use them or loose them' – usuale o perdile – perché diventano obsolete.

Yucca Flats, Nevada, 15 luglio 1957. Esperimento nucleare "Diablo". Invitati per la prima volta i giornalisti stranieri. Al centro di spalle, con una macchina fotografica a lastre che non sa usare, il 29enne Lucio Manisco, unico superstite anche per motivi anagrafici. L'ordigno installato su un'impalcatura di 112 metri ad una distanza di 7 km sviluppa una potenza distruttiva di 19 kilotoni. Investiti dalla radioattività muoiono in meno di due anni centinaia di marines in una trincea a meno di 1000 metri dall'esplosione. 51 anni dopo il Pentagono è sempre più convinto che una guerra nucleare e termonucleare può essere combattuta e vinta dagli Stati Uniti.

Lucio Manisco

(www.luciomanisco.eu)