Considerazioni Inattuali n. 112

25 febbraio 2019

 

Una settimana molto interessante.

TRUMP E KIM AD HANOI PER IL NOBEL.

Mueller conclude l'indagine su “The Donald”, una piccola guerra o un grande disastro ambientale per evitare lo “impeachment”. Legittima difesa e privatizzazione della pena di morte in Italia come in Florida.

di Lucio Manisco

Interessanti, molto interessanti gli eventi in corso e quelli della prossima settimana. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente della Corea del Nord Kim Jong-Un discutono in Vietnam di trattati di pace o pretrattati post-armistiziali di pace; aspirano ambedue al Nobel – vedi il Washington Post e la ABC – e perché meravigliarsi se il premio è andato in passato a Henry Kissinger e a Barak Obama, con milioni di morti sulla coscienza del primo e centinaia di migliaia del secondo? Durante l'assenza del presidente e del suo segretario di stato – ignota l'ubicazione dell'apocalittico consigliere alla sicurezza John Bolron – la gestione del golpe contro il governo bolivariano del Venezuela è stata affidata a Mike Pence, il vice-presidente USA che per il suo bellicismo imperialista intriso di fanatismo religioso rappresenta l'ultima, sempre più evanescente assicurazione rimasta a Trump contro lo impeachment.

È un evento quest'ultimo che almeno nelle sue procedure preliminari del Congresso dovrebbe prendere il via a giorni, forse la prossima settimana, quando il Grande Inquisitore Mueller completerà il rapporto conclusivo delle sue indagini. Abbiamo scritto “dovrebbe” perché “the Donald” ha fatto sapere che il documento non dovrà essere reso di pubblica ragione dal Dipartimento di giustizia e solo dopo attento esame del Capo dell'Esecutivo e dei suoi legali potrà essere inoltrato al Senato ed alla Camera dei rappresentanti. Ovvero, sulla falsariga del sabato di sangue di Richard Nixon potrebbe destituire Mueller e titolare e vice titolare del dicastero ingenerando una macroscopica crisi istituzionale e costituzionale a diciotto mesi dalle elezioni presidenziali.

Le varianti di una sceneggiatura del genere dipendono ovviamente dalle conclusioni raggiunte da Robert Mueller: avrà seguito fino in fondo i flussi di denaro provenienti dai miliardari della federazione russa, finanziamenti segreti della Putin & Co. che avrebbero influenzato non solo le elezioni USA ma anche la politica estera americana? Alto Tradimento o collusione nell'ostruzione della giustizia? Ovvero ancora un semplice scaricabarile su personaggi di secondo piano già sotto processo o indagati?

Né va dimenticato che un conflitto ad hoc – Iran, Venezuela – il rischio che la guerra commerciale con la repubblica popolare cinese porti a confronti militari, ed infine un disastro ambientale–climatico più che prevedibile rinviino la destituzione del più anomalo presidente della storia degli Stati Uniti.

Eppure un personaggio del genere, la sua campagna contro l'immigrazione, l'invenzione di pericoli inesistenti (l'invasione di milioni di messicani e latino-americani da fermare con una grande muraglia di tipo cinese) ed altri segni di degrado della società d'oltre atlantico vengono presi a modello da alcuni governanti europei, primi fra tutti quelli italiani.

Citiamo con il dovuto sarcasmo l'ultimo esempio, il decreto sicurezza del signor Salvini, fedele al canone secondo cui insicurezza e paura assicurano voti e governabilità. Orbene, il decreto che limita se non estingue il reato di eccesso di legittima difesa è modellato su una aberrante e razzista legge della Florida, lo “stand your Ground Act” - alla lettera ergiti a difesa del tuo territorio – e ispirata alla più vetusta “Castle doctrine”, dottrina del castello cioè della sua difesa. La percezione della minaccia, senza l'impiego di coltelli o di armi da fuoco sulla soglia d'ingresso dell'appartamento, di un cortile o giardino autorizza l'inquilino ad usare “armi letali” e cioè revolver, fucili, ak-47 e altre armi da guerra per difendere la sua proprietà. Giorni fa a Jacksonville, in Florida, un afroamericano che faceva jogging con felpa e cappuccio è stato abbattuto a colpi di pistola da un cittadino bianco che aveva ravvisato una minaccia nell'ansimare di chi gli correva incontro. Adottiamo quindi una legge se non identica analoga a quella dello Stato del Sole anche in Italia, dove già si spara su migranti che rovistano in un baraccone abbandonato e per rappresaglia per un efferato delitto commesso altrove, da altri e in altri tempi. Con grande gaudio della Beretta e degli armaioli. In altri termini privatizziamo la pena di morte circonvenendo l'art. 27 della costituzione che nel 1948 l'ha abolita dopo la sua reintroduzione durante il fascismo.

Lucio Manisco

(www.luciomanisco.eu)