8/10/2001

GUERRA SENZA FINE

di Lucio Manisco

     Le operazioni "sostenute, integrate e senza sosta" annunciate domenica sera dal presidente degli Stati Uniti George W. Bush preludono ad un conflitto senza fine e sicuramente con pochi fini accertati ed identificabili al di lá della devastazione totale di un paese già distrutto da ventirè anni di guerra. Sfrondati da iperboli, tesi patriottarde e falsità programmate i proclami lanciati da Washington e da Londra lasciano trasparire traguardi ben diversi e ben più catastrofici di quelli originariamente identificati nell’annientamento della rete terroristica Al-Qaida, di Osama bin Laden, dei suoi accoliti e dello stesso regime dei Talibani. L’annientamento delle due torri newyorkesi e di un’ala del Pentagono a Washington richiede apparentemente una punizione micidiale e protratta nel tempo dell’Afghanistan ed in un secondo tempo dell’Iraq: qualcosa dalle dimensioni bibliche destinata ad essere ricordata per molte generazioni a venire.

Anche questa volta come nella loro storia bicentenaria gli Stati Uniti appaiono decisi a sfruttare l’ennesimo "great american disaster" per accelerare e completare la loro scalata ad un totalizzante dominio planetario: con la distruzione del fortino dell’Alamo e l’uccisione del leggendario Davy Crockett i confini del Nord America vennero estesi a gran parte del Messico fino ad abbracciare tutti gli stati del sud-ovest; con il misterioso affondamento nel porto dell’Avana della corazzata Maine la proiezione della potenza navale USA raggiunse le Filippine ed altre regioni del Pacifico; Pearl Harbor appose la parola fine alla grande recessione americana ed alle tendenze isolazioniste della repubblica stellata per poi trasformare questa in superpotenza nucleare con presidi militari permanenti in Europa e nel mondo intero. Il barbarico attacco terroristico a Manhattan viene ora strumentalizzato non solo per devastare due o tre paesi islamici non integrabili nella globalizzazione politica, economica e culturale del grande impero d’occidente, ma per militarizzare ulteriormente la società statunitense, quelle europee, per schiacciare ogni forma di dissenso dal pensiero unico includendo nel progetto persino la Russia di Putin ed i regimi totalitari sopravvissuti al crollo dell’URSS. Con un controllo capillare dei mass media nord americani ed occidentali – pochissime le eccezioni – si riesce a mimetizzare un progetto delirante e micidiale nella sua ideazione liberticida travestendolo di propositi democratici, umanitari e di sicurezza comune. Basta guardare nella guerra scatenata da 48 ore al programma binario del "B&B", che non è il nome del famoso cocktail britannico, ma sta per "Bread and Bombs", pane e bombe: per due notti di seguito le conflagrazioni dei missili Tomahawk e le tonnellate di esplosivo sganciate dalle stratofortezze B-52 e B-2 che hanno colpito le preesistenti macerie di trenta pseudo obiettivi militari nell’Afghanistan, sono state accompagnate dal lancio ad opera di due aerei da trasporto C-17 di 37 mila e 500 razioni alimentari "HDR" (Humanitarian Daily Rations) da cui, è stato assicurato, sono state tolte le scatolette di carne di maiale o di "Spam". Will Day, direttore della più grante organizzazione umanitaria del mondo, la "CARE International", ha commentato: "Questi lanci aerei di cibarie e di medicinali sono formidabili a livello televisivo, ma rappresentano quasi sempre un fallimento come risposta ad una crisi alimentare". Altre organizzazioni analoghe come l’Oxfam o "Save the Children" hanno protestato contro questa montatura puramente propagandistica, sostenendo che solo soccorsi portati da mezzi terrestri a un milione e più di rifugiati, a cui altri milioni si aggiungeranno con l’intensificazione delle operazioni militari, potrebbero alleviare le indicibili sofferenze delle diverse etnie afghane, oltre naturalmente all’apertura delle frontiere iraniane e pakistane. Una guerra dunque spietata e senza fine, quella promessa per due giorni di seguito da un Bush nelle improbabili vesti di Sir Winston Churchill, ed in termini più moderati da un Tony Blair nelle altrettanto improbabili vesti dell’ottocentesco primo ministro britannico William Ewort Gladstone.

Sono i fatti, non le parole, a parlare fin troppo chiaro: dopo i primi sette giorni di guerra aerea a distanza, destinata ad annientare l’ultima mitragliera anti-aerea del regime talebano, si procederà con i bombardamenti a tappeto per altre quattro o cinque settimane fino a quando la neve non impedirà il lancio dei cosidetti missili intelligenti, che diventano stupidi quando per via della bianca coltre non riescono ad orientarsi sui dati topografici del terreno. Continueranno i bombardamenti con esplosivi gravitazionali, con gli ordigni ad aerosol, con il napalm e, non si esclude con qualche altro ordigno nucleare tattico ad alta penetrazione nel tentativo di beccare bin Laden e il suo quartier generale in qualche caverna del paese. Ma come ha detto lo stesso segretario alla difesa Rumsfeld, la guerra al terrorismo internazionale andrà avanti per diversi anni colpendo altri "rogue states", stati-canaglie, che ospitino organizzazioni terroristiche, rei, al di là dei barbarici mezzi impiegati, di contrastare il nuovo ordine mondiale. Ed il secondo bersaglio nella lista è naturalmente l’Iraq su cui Bush figlio cercherà di completare l’opera di Bush padre costata finora a quel popolo più di un milione e mezzo di vittime civili.

Un’ultima annotazione marginale, ma quanto mai importante per il nostro paese: dobbiamo ringraziare il padreterno perchè abbiamo Silvio Berlusconi e non Massimo d’Alema a capo del governo; sono state le dissennate esternazioni del nostro Presidente del Consiglio a Genova durante il G-8 e poi dopo l’11 settembre in Germania ed in Belgio a far sí che l’Italia sia stata emarginata ed esclusa dalle operazioni militari e politiche della grande crociata. Bush e Blair hanno ringraziato i paesi alleati, dalla Francia alla Germania, dal Canada all’Australia, dall’Uzbekistan al Tajikistan per il contributo dato alla grande impresa: hanno preferito per ovvi motivi non menzionare l’Italia, oltretutto in quanto, come ha dimostrato la guerra nell’ex Jugoslavia, non c’è bisogno del permesso del suo governo per usare le basi USA di Aviano, di Fort Darby e dintorni. Con quell’altro Presidente del Consiglio del centro-sinistra ci saremmo veramente trovati nei guai.

Lucio Manisco

www.luciomanisco.com