WASHINGTON-ROMA, L'ASSE GALEOTTO

Il "Grande Talebano" Ashcroft e la Repubblica delle Banane.

di Lucio Manisco

Se questa fosse solo la repubblica di Freedonia e non una Repubblica delle banane il Ministro dell’Interno Claudio Scajola e il Guardiasigilli Roberto Castelli sarebbero tenuti a riferire in Parlamento sulla natura e sulla sostanza degli scambi avuti a Roma con lo "Attorney General" John Ashcroft, invece di rilasciare dichiarazioni generiche quanto evasive sulla reciproca soddisfazione per la piena collaborazione Italia-USA nella lotta al terrorismo internazionale. Se i mass media nazionali fossero all’altezza di quelli greci, spagnoli o del Burundi, i lettori italiani avrebbero potuto leggere qualche resoconto sugli articoli di fondo dedicati dal New York Times e dal Washington Post su questo vero e proprio talebano dell’amministrazione Bush che sta facendo strame della costituzione statunitense e soprattutto di quei suoi emendamenti noti come "Bill of Rights" o Carta dei Diritti; e invece non hanno letto nulla delle due giornate trascorse a Roma tra eccezionali misure di sicurezza da John Ashcroft e poco o nulla dei suoi diktat concernenti le estradizioni extra-giudiziarie dei cosiddetti terroristi arrestati in Italia, o la necessità che a Silvia Baraldini vengano negati gli arresti domiciliari perchè possa morire tranquillamente di cancro a San Vittore. Hanno invece letto che "è all’insegna della diplomazia la missione italiana del ministro della giustizia USA" ed hanno appreso dal Ministro Castelli che il colloquio da lui avuto con questo assatanato fondamentalista della "Christian Crusade" nonchè discepolo dei reverendi Robertson e Falwell "è stato positivo anche dal punto di vista umano". Un giudizio che non deve sorprendere perchè in materia di giustizia le opinioni di John Ashcroft non divergono molto da quelle di Silvio Berlusconi: a complottare con metodi terroristici sono quei magistrati giacobini che si ostinano ad applicare il codice penale nel rispetto della legalità repubblicana e delle direttive dell’Unione in materia di mandato d’arresto europeo. Otto giorni fa, deponendo davanti al comitato giudiziario del Senato USA, Ashcroft si era espresso in termini analoghi a proposito di quei giuristi, legislatori e giornalisti che avevano obiettato all’istituzione di commissioni militari segrete che, senza neppure quello straccio di garanzie offerto dalle Corti Marziali, d’ora in poi giudicheranno e condanneranno a morte senza appello i cittadini stranieri incriminati per terrorismo: "Questi signori – aveva detto il Grande Talebano – aiutano solo i terroristi perchè forniscono munizioni ai nemici dell’America e motivi di esitazione e di dubbio agli amici dell’America".

E’ pertanto presumibile che il guardiasigilli USA abbia ribadito a Roma quanto platealmente asserito a Bruxelles da Rockwell Schnabel, nuovo ambasciatore USA presso l’Unione Europea: l’opposizione alla pena di morte dei paesi dell’Unione creava seri ostacoli alla lotta al terrorismo ed all’estradizione dei sospetti negli USA; per qualche caso speciale Washington avrebbe potuto fornire assicurazioni sulla non applicabilità della pena capitale, ma era comunque giunto il momento di apportare sostanziali modifiche alle costituzioni di alcuni paesi europei in materia di condanna a morte. Ad un’allarmata interpellanza su questo tema presentata alla Camera dei Deputati dall’On. Grazia Mascia di Rifondazione Comunista il sottosegretario alla giustizia Giuseppe Valentino ha replicato il 29 novembre u.s. che il governo "in via generale è ovviamente tenuto al rispetto del mandato costituzionale in materia di estradizione, se non nel caso in cui vi siano garanzie giuridiche assolute e quindi non semplicemente politiche, di non esecuzione o applicazione della pena capitale." Il signor Ashcroft o qualche magistrato di sua fiducia, ad esempio nello stato della Virginia, potrà offrirne a iosa di assicurazioni del genere, nella certezza di poter poi affermare a impiccagioni avvenute, di non avere giurisdizione alcuna sull’operato delle commissioni militari segrete.

E’ un fattore questo che ha motivato il secco no apposto in materia di estradizioni al signor Ashcroft dai governi spagnolo, britannico e francese: quest’ultimo è arrivato al punto di minacciare rappresaglie diplomatiche qualora venga comminata la pena capitale al cittadino francese di origine marocchina Zacarias Moussaoui arrestato negli Stati Uniti per sospette attività terroristiche prima ancora dell’11 settembre.

Al di là delle evasive dichiarazioni rilasciate ieri notte staremo a vedere come si comporterà nei fatti il governo di questa repubblica di Freedonia tramandata alla nostra ilare memoria dai fratelli Marx.

Lucio Manisco

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