25 agosto 2001

 Arrivano le armi "non letali" per la guerra agli anti-global.

Dalla schiuma adesiva agli infrasuoni, dai trasmettitori di micro onde ai manganelli elettrici, dalle granate a spugna alle armi laser. Sono quasi tutti prodotti USA: alcuni sarebbero da tempo in Italia ma a Genova non sono stati impiegati per l’apparente mancato addestramento dei corpi di polizia.

di Lucio Manisco

Bruxelles- La "Zarc International Inc.", produttrice di diversi gas urticanti al pepe e di altre munizioni "non letali" anti-sommossa, sta facendo affari d’oro ma dopo Genova ha espresso riserve e preoccupazioni per l’uso improprio di alcuni suoi prodotti e per il "non uso" di altri di cui presumibilmente disponevano i corpi della polizia italiana. In una comunicazione riservata alle concessionarie europee ha fatto notare l’inutitlità dell’impiego a distanza del gas "pepper spray OC", cosí come è stato posto in atto "da mezzi blindati sul lungomare genovese", osservando al tempo stesso che un uso ravvicinato "mediante vettori esplosi sui visi dei dimostranti può portare a lesioni gravi o a decessi". Prima ancora del sangue versato nel capoluogo ligure la Zarc aveva lanciato sul suo sito web ripetuti moniti sull’uso improprio delle sue armi non letali, proprio perchè potevano diventare letali e dare il via ad azioni legali di rivalsa civile e penale: aveva ad esempio sottolineato i pericoli della "sticky foam", di un prodotto a base di schiuma adesiva, che se colpiva la faccia della vittima "ne poteva provocare il soffocamento oltretutto perchè non esistono presentemente antidoti"; analoghi i rischi del "beanbag shotgun" – una doppietta di grosso calibro che spara cartucce a pallettoni di gomma dura. L’altra grande compagnia "Combined Tactical System" di Jamestown in Pennsylvania, prima concorrente della "Zarc International", ha messo le mani avanti ed ha ribattezzato i suoi prodotti less lethal munitions, munizioni meno letali.

L’impiego di armi da fuoco da parte delle cosidette forze dell’ordine a Goteborg ed a Genova non ha solo rilanciato in una macabra legge del mercato le fortune della dozzina di grandi ditte in gran parte statunitensi che producono e promuovono in tutto il mondo armi non letali o meno letali, ma ha aperto un vero vaso di pandora sulla diversificata panoplia di questi mezzi, sul loro impiego indiscriminato dopo i disordini di Seattle, sull’addestramento più o meno adeguato delle polizie che li hanno in dotazione spesso senza legittimazioni o annunci ufficiali. Destano ad esempio viva curiosità – e meriterebbero una indagine parlamentare – le allusioni al possesso da parte della polizia italiana di armi anti-sommossa non impiegate a Genova: in questo caso non si parla dei lacrimogeni impiegati con due tipi di vettori, spesso ad altezza d’uomo, dei tre tipi di gas urticanti, di manganelli fuori ordinanza, ma di altri tre o quattro prodotti esportati in Italia dopo che tecnici della polizia e dei carabinieri ne avevano studiato inpiego ed effetti in due centri californiani di addestramento. Di cosa si tratta allora? Forse della famigerata granata a spugna da 40mm "per la dispersione della folla mediante 55 proiettili di gomma", o di tre tipi di proiettori laser, o dei manganelli elettrici poliuso, ovvero ancora di trasmettitori di micro onde e di infrasuoni paralizzanti. Si è appreso da un rapporto del 1999 del "Royal Ulster Constabulary", il corpo speciale di polizia dell’Irlanda del Nord, che alcune di queste armi sono state sperimentate e poi abbandonate, dopo che diciassette cattolici irlandesi vennero uccisi da proiettili di gomma o di plastica. Analoghe sperimentazioni sarebbero state effettuate dalla polizia tedesca e da quella spagnola nelle regioni basche. Ma questo avveniva prima della dichiarazione di guerra agli anti-global. Subito dopo Seattle la collaborazione tra il Dipartimento della Difesa e il Dipartimento di Giustizia USA nello sviluppo e nell’impiego di vecchi e nuovi mezzi repressivi più o meno non letali è diventata quanto mai intensa anche se non ha dato i risultati sperati a Praga, a Nizza, a Quebec, a Goteburg prima ancora del disastro genovese. Sembra che nelle ultime settimane i signori del G-8 su sollecitazione USA stiano correndo ai ripari e non solo con il ricorso ai nuovi arsenali ma anche con la campagna universale di criminalizzazione del dissenso e con l’uso delle risorse già esistenti in europa mediante una interpretazione estensiva ed illegittima dell’Art. 29 del, trattato dell’Unione, quello sulla cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale.

Lucio Manisco