il manifesto 20 marzo  2009

IL RITORNO DI ATLANTE

CONTRO OBAMA RISORGE UNA BIBBIA MACCARTISTA

di Lucio Manisco



Negli Stati Uniti c'è chi si indigna perché i primi 165 milioni di dollari dei miliardi investiti dal governo per salvare dalla bancarotta l'istituto assicurativo American International Group sono andati in buoni-premio ai suoi dirigenti, gli stessi che con metodi più o meno fraudolenti hanno portato al fallimento la mega compagnia. Negli Stati Uniti c'è anche chi corre in libreria o da Amazon per comprare Atlas shrugged, un poderoso romanzo filosofico di mille pagine scritto più di mezzo secolo fa da Ayn Rand che esalta il comportamento di quei dirigenti, capitalisti di ieri come di oggi, vittime dei «lacci e laccioli» imposti da un perverso sistema socialista che avrebbe privilegiato gli interessi di masse di milioni di «fannulloni» e di «inetti» su quelli dei geni creativi della finanza e dell'imprenditoria.
L'opera, tradotta a suo tempo in italiano con il titolo «La rivolta di Atlante», il 13 gennaio scorso ha battuto nella lista dei best sellers «L'audacia della speranza» di Barack Obama e i suoi nuovi lettori sono apparentemente convinti che il neo-presidente degli Stati Uniti sia un cripto-comunista perché spreca il denaro dei contribuenti e distrugge la ricchezza nazionale al solo fine di aiutare disoccupati immeritevoli, gentaglia sfrattata per irresponsabile inadempienza sui mutui, infermi privati di un'assistenza sanitaria portata alle bancarotta perché elargita a piene mani anche a chi non ne aveva bisogno.
Il settimanale The Economist ha pubblicato il 27 febbraio scorso le statistiche sul successo di «La rivolta di Atlante» registrato da Amazon, la compagnia di distribuzione libraria via internet. Il grafico redatto dall'associata TitleZ.com rivela che le massime punte di vendite dalla fine del 2007 all'inizio del 2009 hanno coinciso con gli interventi pubblici in soccorso della finanza statunitense e mondiale in crisi: nel settembre di due anni fa con la riduzione dei tassi di interesse delle banche centrali, un mese dopo con i vani tentativi di rifinanziare i subprimes, nell'ottobre del 2008 con i salvataggi delle grandi banche d'affari e lo scorso febbraio con gli stimoli fiscali promossi da Obama e approvati dal Congresso. Se ne deduce che una parte minoritaria, non esattamente quantificabile, dell'opinione pubblica statunitense è decisamente contraria a questi interventi statali di presunta impronta socialista, anzi comunista, trova conforto e ispirazione ideologica nel romanzo di Ayn Rand ed è pronta a battersi contro i promotori degli interventi stessi anche con i metodi insurrezionali e antidemocratici profeticamente anticipati dalla scrittrice.
Quotidiani come The American Indipendent, il Guardian e il Washington Post hanno dedicato ampio spazio alla rinnovata popolarità dell'opera trattando peraltro il fenomeno come un'anomala, esasperata conseguenza della disfatta repubblicana di novembre: gli oltranzisti di estrema destra, cioè, avrebbero avuto il sopravvento sull'ala cosiddetta moderata del partito. Una certa apprensione è emersa negli ambienti dell'amministrazione democratica: un portavoce ha commentato che probabilmente le statistiche di Amazon erano truccate dall'acquisto di un gran numero di copie da parte di organizzazioni neo-cons come la Richard Scaife Foundation. Qui non si tratta comunque di qualche centinaio ma di centinaia di migliaia di copie vendute quest'anno che si aggiungono ai sei milioni dell'ultimo mezzo secolo. E Hollywood ha messo in cantiere una sua versione cinematografica affidando il principale ruolo femminile a Angelina Jolie. Non è quindi un prodotto librario cult riscoperto da pochi esaltati e conta fino ad un certo punto, a dire il vero, che ne siano stati entusiasti due presidenti come Ronald Reagan e George W. Bush, il primo assiduo e ripetitivo lettore di «Tarzan delle scimmie» e l'Iq del secondo descritto dalla columnist Molly Ivins in così rapida decrescita da richiedere l'innaffiamento due volte al giorno di quel cervello nell'ufficio ovale della Casa Bianca. Ben altri estimatori hanno esercitato un'influenza diretta nella gestione della cosa pubblica negli Stati Uniti e in Europa: basterà citare l'ex primo ministro britannico Margaret Thatcher e l'ex-presidente della Federal reserve, la banca centrale Usa, Alan Greenspan. E' quindi opportuno ricordare cosa è l'oggetto di questo revival che imperversa un giorno sì e l'altro pure nei programmi televisivi della Fox News e negli osannanti sproloqui di commentatori politici di estrema destra come Rush Limbaugh.
Ayn Rand, morta nel 1982, è il nome d'arte di Alisa Zinov'evna Rosenbaum, una cittadina russa emigrata in giovane età negli Stati Uniti. I suoi primi romanzi anticomunisti e filosofici ebbero più successo in Europa che negli Stati Uniti: da We the living la Scalera Film durante il regime fascista trasse due film «Noi vivi» e «Addio Kira» con Alida Valli e Andrea Checchi. Il primo successo sul mercato americano arrivò nel 1943 con The Fountainhead; «La Fonte Meravigliosa» venne portato sugli schermi da Gary Cooper che interpretò il ruolo di un architetto individualista e da tutti contrastato per l'indomita adesione ai suoi ideali. E' il prototipo di tutti gli altri eroi «randiani», tutti d'un pezzo, granitici, senza chiaroscuri, ad una dimensione e piatti come sogliole; com'è piatta e priva della minima dialettica la cosiddetta «filosofia oggettivista» di Ayn Rand, un miscuglio di un male orecchiato Friedrich Nietsche, di John Locke, di Spinoza e di Tommaso d'Aquino, il tutto frullato in una vetriolica componente antikantiana e in un'esaltazione dell'egoismo e della felicità attraverso la ricchezza, prova ultimativa del successo individuale. Componente essenziale di questo guazzabuglio lo sprezzo totale per il collettivismo, la solidarietà, lo statalismo e ogni forma di socialismo considerata nefasta per lo sviluppo creativo del genio umano.
Tutti questi pseudoconcetti, come li avrebbe definiti Benedetto Croce, vengono coagulati in Atlas Shrugged del 1957: un successo trionfale in un'America che stentava ad uscire dall'incubo maccartista (sei anni prima la signora Rand aveva deposto due volte davanti al sottocomitato del Congresso per le attività antiamericane presieduto dal senatore del Wisconsin e aveva spifferato i nomi dei comunisti veri o presunti tali che lavoravano come sceneggiatori e registi nel cinema hollywoodiano).
Il protagonista di «La rivolta di Atlante» è l'industriale John Galt che racchiude in sé tutti i valori così descritti dalla narratrice: «L'uomo come essere eroico, con la sua felicità individuale come scopo morale della vita, il successo produttivo quale sua nobile attività, la ragione elevata a proprio unico assoluto, in altri termini il membro più autorevole di qualsiasi società». E cosa ti combina questo John Galt? In una società americana la cui economia si avvia al collasso a causa dei soffocanti controlli governativi sulle finanze e sull'industria, guida uno sciopero dei capitalisti che trovano rifugio nelle montagne del Colorado - Aspen e dintorni - difesi da uno scudo olografico di loro invenzione.
Gli Stati Uniti vanno in rovina, scoppiano guerre civili e mondiali, criminalità e sanguinose quanto inutili repressioni delle moltitudini di «parasites» e di «moochers» in rivolta. «Parassiti» e «fannulloni» non sono forse termini del signor Brunetta, in voga oggi in tutti gli ambienti governativi italiani? E il merito conquistato dall'uomo che si è fatto da sé accumulando ricchezze con genialità imprenditoriale non è l'attributo autoreferenziale di Silvio Berlusconi? E il signor Stefano Magni non ha descritto questa affabulazione come «un raro esempio di coerenza» sul sito del Dipartimento Formazione di Forza Italia?
Sembra che i berluscones abbiano mandato a memoria le mille pagine di «La rivolta di Atlante» e che si augurino di trasformare in realtà la sua conclusione che è la seguente: i reprobi - burocrati governativi, sindacalisti e altruisti sinistroidi della malora - si pentono amaramente dei «lacci e laccioli» imposti all'economia americana e implorano grazia a John Galt che impugna generosamente le redini del potere e salva gli Stati uniti, il mondo e l'intero genere umano da una catastrofe ultimativa.
Alcuni anni fa quando incominciarono a moltiplicarsi negli Stati Uniti fondazioni e associazioni dedite alla promozione della filosofia romanzata di Atlas Shrugged, Noam Chomsky definì Ayn Rand «uno dei personaggi più perversi della storia intellettuale moderna» e Gore Vidal si beccò una querela per diffamazione aggravata per aver attribuito alla signora un'afflizione da dementia praecox. Gore Vidal raggiunto telefonicamente ieri in California ci ha detto di non aver cambiato idea: «Questo libro - ha aggiunto - è diventato la bibbia del fascismo e dell'anticomunismo americani. Il guaio è che i miei connazionali non hanno la minima idea di cosa siano il fascismo e tanto meno il comunismo. Ecco perché il revival di questo indigesto polpettone ideologico è pericoloso».
Il pericolo è rappresentato dallo spazio concesso dai mass media alle farneticazioni di personaggi come l'attore Chuck Norris interprete della serie televisiva «Walker Texas Ranger» di cui George W. Bush ha finalmente il tempo di riguardarsi tutti gli episodi: Norris professa un odio illimitato per Barak Obama, vuole occupare l'inesistente posizione di presidente del Texas e guidare una rivolta dei giusti contro l'Amministrazione democratica. Contro il blando socialismo da nonna Speranza di Obama si scatena ogni giorno sul forum web Free Republic - centinaia di migliaia di internauti - un altro randiano, Jim Robinson, che proclama: «Abbiamo installato alla Casa Bianca un simpatizzante comunista: non so se abbia in tasca la tessera dei commies ma è certo che è un marxista di estrema sinistra, anticapitalista e antiamericano. Il problema è questo: se lo chiamiamo un traditore da impiccare al più alto pennone, ci piombano addosso i servizi segreti». E sulla rete televisiva Fox News, che durante la campagna elettorale ha sparato a zero su Obama, il celeberrimo commentatore Sean Hannity ha chiesto sul suo sito web adun pubblico adorante se per abbattere il neo-presidente preferissero un colpo di stato, una ribellione armata o la guerra di secessione degli stati ancora sotto controllo repubblicano: prima che il sondaggio venisse interrotto per presunti motivi tecnici, la maggior parte degli interpellati si era dichiarata a favore della ribellione armata.
Una magra consolazione: è aumentato di qualche centinaio il numero degli studenti che si sono iscritti alle undici facoltà americane di studi marxisti, e l'editore tedesco Karl-Dietz con succursali negli Stati Uniti ha annunziato di aver venduto a gennaio e febbraio 1.500 copie di Das Kapital, 1.300 in più dell'intero 2008.