(English)                    (Dal The Guardian  del 16 ottobre 2001) 

George Monbiot: l’America nata per proteggere le libertà fondamentali, ora ribadisce che i suoi critici sono i suoi nemici

IMBAVAGLIARE GLI SCETTICI

Se la satira è morta il giorno che Henry Kissinger ha ricevuto il premio Nobel per la pace, allora la scorsa settimana il suo cadavere è stato riesumato e preso a calci. Nella sua veste di direttore del Dipartimento delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace, Kofi Annan aveva fallito in pieno nel prevenire il genocidio del Ruanda o il massacro di Srebrenica. Ora, come Segretario Generale, sembra abbia interpretato la carta dell’Onu nei termini più ampi possibili per permettere il via libera all’attacco contro l’Afghanista.

L’articolo 51 permette agli stati di difendersi dalle agressioni. Non dice nulla su rappresaglie che ne conseguano. Non autorizza ad attaccare un popolo che può ospitare nemici di quella nazione. Il bombardamento dell’Afghanistan, iniziato prima dell’approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, è materia legalmente controversa . Ciò malgrado l’uomo e l’organizzazione che hanno ignorato questo ostacolo per facilitare la guerra vengono onorati per il loro contributo alla pace.

Riconoscimenti come il premio Nobel per la pace mirano ovviamente a premiare chi compia dei sacrifici. Nelson Mandela rinunciò alla sua libertà, F.W. de Klerk rinunciò al potere, e tutti e due meritarono il premio. Ma Kofi Annan, carrierista burocratico, non ha mai rinunciato a niente. E’ stato premiato per fare quello che gli veniva detto, al tempo stesso rassegnandosi nobilmente ad uno stipendio gigantesco ed un conto spese illimitato.

Tra gli altri candidati al premio c’era un gruppo i cui meriti erano ben più solidi. I membri delle Donne in Nero hanno costantemente rischiato le loro vite nella speranza di prevenire la guerra. Hanno dimorato nelle abitazioni dei palestinesi bombardate dai carri armati israeliani e nei Balcani hanno fatto fronte a dei criminali di guerra. Chiuse nel loro silenzio hanno subito abusi ed insulti durante le loro veglie in ogni angolo del mondo. Ma ora, in questo mondo di specchi dove la guerra è pace e la pace è guerra, invece di ottenere il premio della pace le Donne in Nero sono state etichettate terroriste potenziali dallo FBI e minacciate di indagini da parte di un gran giurí.

Si trovano in buona compagnia. Precedentemente nella sua relazione sul terrorismo presentata al Senato il direttore dell’FBI aveva indicato organizzazioni caotiche ma innocue come Reclaim the Streets (Riprendiamoci le Strade) e Carnival Against Capitalism (Carnevale contro il Capitalismo). Ora anche per quella relazione la nuova legge sul terrorismo del Senato, alla pari della legge 2000 sul terrorismo della Gran Bretagna, identifica il crimine in termini cosí lati che persino i membri di Greenpeace corrono il rischio di venir trattati come militanti di al-Quaida. La dottrina Bush – se non sei con noi, sei contro di noi – viene già applicata.

Questo governare per sillogismi non ha senso alcuno. Osama bin Laden e al-Quaida hanno sfidato il governo degli Stati Uniti; per tanto chiunque sfidi questo governo è un terrorista potenziale. E’ irrilevante che bin Laden secondo i funzionari USA, sia un "fascista", mentre gli altri gruppi sono progressisti: chiunque nel pubblico levi la mano per obiettare verrà trattato d’ora in poi come se la sua mano si sia levata per aggredire. Dato che bin Laden non è un progressista ma è un milionario sarebbe più logico fare una retata di milionari e sottoporli a interrogatorio.

Mettere insieme le Donne in Nero e al-Quaida richiede solo una piccola aggiunta al vocabolario: le une e l’altra vengono classificate come "anti-americane". Questo termine, come viene usato da tutti, dal Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, al Daily Mail, a Tony Blair ed ad alcuni che scrivono su questo quotidiano, viene applicato non solo a coloro che odiano gli americani, ma a tutti quegli altri che hanno avanzato riserve sui traguardi della politica estera e di difesa degli Stati Uniti. Implicita in questa denuncia la richiesta di appoggi acritici,per amore di un governo più consono ai codici della Russia Zarista che agli ideali su cui sono stati fondati gli Stati Uniti.

L’imputazione di "anti-americanismo" è di per se stessa profondamente anti-americana. Se gli Stati Uniti non si ergono a difesa della libertà di pensiero, di parola, della diversità e del dissenso, vuol dire allora che noi siamo stati tratti in inganno sulla natura di questo progetto nazionale. Se i padri fondatori venissero oggi chiamati a discutere dei principii consacrati nella loro dichiarazione di indipendenza, verebbero denunciati come "anti-americani" ed inquisiti come terroristi potenziali. Anti-americano vuol dire oggi esattamente quello che voleva dire essere "un-american" negli anni cinquanta. E’ uno strumento per mettere al bando, un mezzo per escludere ogni critico da una dialettica razionale.

Sotto l’egida del nuovo McCarthismo, questa messa al bando viene estesa a chiunque cerchi di divulgare una versione di eventi diversa da quella sanzionata dal governo degli Stati Uniti. Il 20 settembre il presidente Bush ci ha detto che "questa è la lotta di tutti coloro che credono nel progresso e nel pluralismo, nella tolleranza e nella libertà". Due settimane dopo il suo Segretario di Stato, Colin Powell, ha incontrato l’emiro del Quatar per chiedergli di sopprimere progresso, pluralismo, tolleranza e libertà. Al-Jazeera è una delle poche stazioni televisive indipendenti in Medio Oriente, la cui popolarità è il risultato di un inconsueto rispetto per la liberta’ di espressione. E’ anche l’unica stazione TV a cui viene permesso di operare in libertà a Kabul. La richiesta di sopressione formulata da Powell ha costituito un attacco preventivo contro la libertà che, secondo i suoi desideri, doveva impedire al mondo di guardare a quanto in realtà sarebbe accaduto dopo l’inizio dei bombardamenti.

Da allora sia George Bush che Tony Blair hanno cercato di impedire ad Al-Jazeera di trasmettere le dichiarazioni in video di bin Laden con lo sbalorditivo pretesto da scolaretti secondo cui esse "avrebbero potuto contenere messaggi in cifra". Durante l’ultimo weekend il governo ha anche cercato di persuadere gli operatori inglesi dell’informazione radio televisiva a limitare le notizie sulla guerra. I maestri di propaganda di Blair hanno ammonito: "Non possiamo fidarci di loro (i Talibani) in alcuna maniera, dizione o formato". Anche se vero, il monito può essere applicato con uguale enfasi alle tecniche adottate da Downing Street. Quando Alistar Cambell (NdR: addetto stampa del governo) incomincia le sue conferenze ai giornalisti parlando del "Laden tessitore di reti" ci troviamo di fronte al caso della tarantola che cerca di irretire il ragno del denaro.

Se dobbiamo preservare il progresso, il pluralismo, la tolleranza e la libertà che il presidente Bush sostiene di voler difendere, allora dobbiamo sottoporre a disanima critica tutto quello che vediamo e ascoltiamo. Anche se sappiamo che i governi mentiscono in tempo di guerra, gran parte della gente crede che questa regola universale debba essere applicata a qualsiasi conflitto ad eccezione di quello in corso. Molti di coloro che riconoscono oggi che i neonati non sono mai stati strappati dalle loro incubatrici nel Kuwait e che l’incrociatore Belgrano si stava ritirando quando venne affondato, sono disposti ora a credere a qualsiasi cosa venga detto negli Stati Uniti sull’Afghanistan e sul terrorismo.

Sono molti i motivi per nutrire scetticismo. Il magico ritrovamento del bagaglio dei terroristi con i passaporti e i manuali di pilotaggio sembra troppo perfetto per apparire vero. Il dossier delle "prove" mirante a determinare la colpevolezza di bin Laden consiste in larga parte di ipotesi e congetture. Le buste di razioni alimentari lanciate sull’Afghanistan non hanno altra finalità comprensibile di quella volta a creare la falsa impressione che della gente affamata venga nutrita. Perfino la paura dell’antrace sembra assumere una convenienza sospetta. Proprio quando i falchi di Washington stavano perdendo nella publica arena la tesi della necessità di estendere la guerra ad altri paesi, i giornalisti hanno incominciato a ricevere buste piene di batteri, che magari avrebbero potuto recare la scritta "dono dall’Iraq". A dire il vero questa tesi potrebbe essere anche dei terroristi che potrebbero avere le loro ragioni per allargare il conflitto, ma non mancano molti altri manovratori spietati che trarrebbero beneficio da un riorientamento dell’opinione pubblica.

La democrazia trae sostentamento non dalla fiducia cieca dei cittadini ma dal pubblico scetticismo. Se non siamo preparati a sollevare interrogativi, a denunciare, a sfidare e a dissentire, diventiamo tutti cospiratori nella distruzione di un sistema per cui i nostri governi dovrebbero battersi. I veri difensori dell’America sono coloro che adesso si sentono chiamare anti-americani.

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