(English)                    (The Guardian gennaio 11, 2001) 

IL MINISTERO CHE RIFUGGE DALLA VERITA':

I REDUCI DELLA GUERRA DEL GOLFO MERITANO MIGLIOR TRATTAMENTO E NOI ABBIAMO BISOGNO DI ONESTA'.

Il 21 Aprile 1999 ho telefonato al Ministero della Difesa per chiedere al suo addetto stampa se la NATO stesse usando armi ad uranio impoverito nel Kossovo. "No di certo" mi e' stato risposto. Lo stesso giorno ho telefonato alla NATO e mi e' stato detto che queste armi in realta' venivano impiegate. Ieri l'addetto stampa del Ministero della Difesa mi ha confermato che il suo dipartimento sapeva in quel periodo che l'uranio impoverito veniva usato. Ed allora il Ministero mi aveva mentito? "Non dovrebbe attribuire alcuna importanza a questo evento - mi ha assicurato - non c'era certamente alcuna intenzione di trarla in inganno." Quella perentoria smentita era stata diramata per sbaglio.

Forse dovremmo valutare il presente documento del Ministero sulle analisi cliniche dei reduci della guerra del Golfo per quanto riguarda l'uranio impoverito come un altro sgradevole incidente. O forse piu' semplicemente non dovremmo valutarlo affatto. Perche' in caso contrario non avremmo altra scelta se non quella di concludere che quella presa di posizione altro non e' se non una serie di menzogne.

Le minuscole particelle di polvere sprigionate quando un arma ad uranio impoverito colpisce il suo bersaglio vengono - insiste il Ministero - "rapidamente disciolte e disperse dai fenomeni metereologici", e pertanto diventa "difficile identificarle". Eppure i campioni prelevati su Kuwait City nel 1993, due anni dopo la fine della guerra del Golfo hanno rivelato la presenza di particelle di uranio impoverito nell'aria. Sembra che questi risultati siano stati confermati sia dalle conclusioni preliminari di una squadra delle Nazioni Unite nel Kossovo, sia dai risultati ottenuti in Iraq dal ricercatore Dott. Chris Busby. Egli scopri' che i livelli di radioattivita' dell'aria sui campi di battaglia della guerra del Golfo erano lo scorso anno 20 volte superiori a quelli su Bagdad.

Nessuno, " a meno che si trovi in un mezzo corazzato penetrato da un proiettile ad uranio impoverito" - insiste il Ministero - puo' essere esposto a un quantitativo di uranio sufficiente "ad assumere una dose di radioattivita' piu' grande di 20 o 30 millisieverts. Nei "casi piu' estremi ed improbabili", come operare per 30 o 40 ore all'interno di un carro armato colpito da uno di questi proiettili, un soldato potrebbe ricevere "una dose di radioattivita' nella gamma di 50 millisieverts". Questi livelli di irradiazione presentano pochi motivi di apprensione - viene asserito nel documento - perche' "dosi sicure" per individui che operino nel Regno Unito vengono calcolate sui 50 millisieverts l'anno. I soldati che ricevano queste dosi da una esposizione "estrema e improbabile correrebbero un rischio lievemente piu' alto di incorrere in tumori maligni". Per chiunque altro il rischio sarebbe "irrilevante".

Queste conclusioni, ammette il Ministero della Difesa, sono basate su pure e semplici ipotesi dato che "nessun reduce inglese dalla guerra del Golfo e' stato finora sottoposto dal governo ad analisi specifiche sulla presenza di uranio". Questo puo' anche essere vero, fino ad un certo punto. Ma altri reduci dal Golfo sono stati sottoposti ad analisi da ricercatori indipendenti ed i risultati conseguiti, basati non su ipotesi ma su fatti reali, indicano livelli ben differenti di contaminazione.

Campioni di urina prelevati dai reduci e misurati da spectometria di massa sono stati analizzati da due ricercatori medici, il Proffessor Hare Sharma e la Dottoressa Rosalie Berthell. I loro risultati indicano che le dosi assorbite da soldati che hanno inalato questa polvere non sono nella gamma di 20 o 30 o 50, ma di 778 millisieverts.

Come e' stato dimostrato da Malcolm Hooper, Professore emeritus di chimica medica all'Universita' Sunderland, le minuscole particelle di uranio impoverito che entrino nei polmoni rimangono probabilmente nell'organismo da 10 a 20 anni. Il fatto che l'uranio impoverito viene tuttora reperito nell'urina dei reduci dal Golfo indica che il professore Hooper puo' avere ragione. Se questo e' il caso e se i campioni finora prelevati sono validi, allora invece di un rischio di cancro "irrilevante" ovvero "lievemente piu' alto" noi potremmo, secondo il suo punto di vista, attenderci da 1500 a 10,500 casi di cancro tra i 53.000 soldati britannici che hanno operato nel Golfo e sono stati esposti all'uranio impoverito.

Ora nessuno puo' mettere la mano sul fuoco ed asserire che le malattie in via di diffusione sia tra i civili iracheni che tra i reduci siano un risultato diretto dell'esposizione all'uranio impoverito. Al tempo stesso nessuno puo' mettere la mano sul fuoco ed affermare che non esista una connessione del genere: eppure il Ministero della Difesa ha cercato di dire proprio questo. Come altri dipartimenti governativi non ha fatto ricorso al principio della precauzione ma a quello della imprevidenza: spara prima e fai le domande dopo.

Non e' difficile capire perche' debba comportarsi cosi'. Se il Ministero esprimesse il minimo dubbio sulla sicurezza delle sue procedure le potenziali richieste di risarcimenti farebbero apparire estremamente economico il disastro della Sindrome Spongiforme Bovina. La polvere di uranio impoverito si e' probabilmente diffusa su aree cosi' vaste che un'opera di bonifica efficace nel Golfo e nei Balcani verrebbe a costare miliardi di miliardi di sterline e il Regno Unito potrebbe essere incriminato in base alle Convenzioni di Ginevra.

Ecco perche' possiamo attenderci che gli sgradevoli errori in cui e' incorso il Ministero della Difesa continueranno fino a quando sara' possibile. La statistica, per quanto riguarda i dipartimenti governativi, rimarra' non una scienza ma un'arte inventiva.

g.monbiot@zetnet.co.uk