Liberazione, 18 maggio 2002

OBNUBILAZIONI PRESIDENZIALI
E
CASO ENRON
di Lucio Manisco

Se avesse saputo in anticipo dell'attentato alle Due Torri e al Pentagono il presidente avrebbe usato l'immensa potenza degli Stati Uniti per annientare i terroristi (Elementare, Watson). E' quello che sta facendo a partire dall'11 settembre, ma la guerra contro bin Laden e i suoi accoliti sarà spietata e di lunga durata (Quindi, non disturbate il manovratore).

Messaggio chiaro anche se ripetitivo quello con cui George W. Bush ha cercato ieri di mettere la sordina allo scalpore provocato dalla divulgazione, ancora parziale, delle informative dei servizi sull'imminenza di un attentato pervenutegli tra luglio ed agosto dello scorso anno. Più minaccioso l'intervento del vice-presidente, il "reggente" Dick Cheney, con l'implicita accusa di alto tradimento lanciata ai Democratici che hanno varato un'inchiesta congressuale sull'accaduto «proprio quando ci si attende da un momento all'altro un secondo e forse più devastante attacco del terrorismo internazionale al cuore dell'America».

Lungi dal conseguire i risultati voluti il presidente e il vice-presidente hanno scoperchiato un vero vaso di Pandora: ne stanno uscendo quesiti e sospetti infamanti, illazioni più o meno fondate, ipotesi "collaterali" su un'altra ossessione che in quei mesi prima dell'11/9 monopolizzava l'attenzione del numero uno e del numero due dell'amministrazione repubblicana. Nel suo ranch texano il capo dell'esecutivo e nella sua segreta dimora Dick Cheney avevano ben altro per la testa, anzi la sbattevano al muro per cercare di porre riparo al fallimento-scandalo Enron che doveva esplodere di lì a poco e che avrebbe investito l'uno e l'altro, con conseguenze ben più tremende se non fosse stato per quell'anima santa di bin Laden: avranno sicuramente dato un'occhiata ai rapporti della Cia su più che probabili atti di pirateria aerea o a quelli dello Fbi su sospetti agenti di Al Qaeda che frequentavano i corsi di addestramento al volo nelle scuole di Phoenix in Arizona, ma era ben più importante mobilitare Bush senior ancora convalescente e spedirlo due volte a Roma a trattare con Al Waheed e con un capo di governo europeo per circoscrivere lo scandalo del secolo.

Cose molto strane sono avvenute "dopo": i responsabili dei "servizi" che avevano previsto poco o nulla sull'operazione più micidiale mai varata dal terrorismo, sono rimasti ai loro posti malgrado le macroscopiche cantonate costate la vita a più di 2.500 persone. Ed è fin troppo facile attribuire a loro le fughe di notizie sulle informative sia pure generiche passate alla Casa Bianca, oltretutto perché è stato proprio nel corrente mese che vengono decisi astronomici aumenti degli stanziamenti per la Cia e per l'Fbi. Perché - si chiedono ora i congressisti democratici - il presidente ha atteso otto mesi per confermare l'esistenza di queste informative? Perché da otto mesi i servizi brancolano nel buio o fanno finta di brancolare nel buio sul terrorismo all'anthrax? E se si tratta di terrorismo domestico, è mai possibile che questo abbia prestato appoggio logistico all'operazione delle due torri? E se l'aereo dirottato e precipitato in Pennsylvania è stato in realtà abbattuto da un F-16, perché il Pentagono non lo ammette? E qual è il vero scopo dell'aggressione da scatenare a gennaio contro l'Irak con il minacciato impiego di armi nucleari tattiche ad alta penetrazione: eliminare fisicamente il dittatore Saddam Hussein o trasformare in economia di guerra una congiuntura che fa acqua da tutte le parti?

Una cosa è certa: l'epilessia patriottica che ha sconvolto l'opinione pubblica statunitense incomincia a rallentare le sue convulsioni; l'inchiesta congressuale del prossimo giugno sarebbe stata inconcepibile fino a poche settimane fa e peserà sui risultati elettorali del 5 novembre. Sempre che, come ha anticipato Dick Cheney, quel dabbenuomo di bin Laden non presti di nuovo soccorso ad un'amministrazione repubblicana sempre più nei guai.