L'OPERAZIONE "LIBERTA' DURATURA"
HA ABROGATO NEGLI USA LE LIBERTA' FONDAMENTALI DEI CITTADINI
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IL "PATRIOT ACT" PROMULGATO DA BUSH, HA ANNULLATO LA "CARTA DEI DIRITTI", PARTE INTEGRANTE DELLA COSTITUZIONE. ARRESTI, INTERCETTAZIONI, PERQUISIZIONI, ORA POSSIBILI SENZA AUTORIZZAZIONI DELLA MAGISTRATURA: POTREBBE DIVENIRE REALTA' LA DETENZIONE A VITA SENZA CONDANNE DI CHIUNQUE - SOPRATTUTTO SE STRANIERO - VENGA SOSPETTATO DI TERRORISMO. DOPO DUE MESI NON SI SA ANCORA NULLA DEI 1037 ARRESTATI A SETTEMBRE. FERREA CENSURA SUI MASS MEDIA. DIVENTA PERICOLOSO PER I TURISTI ITALIANI ED EUROPEI VISITARE GLI STATI UNITI.

Di Lucio Manisco

 

Se si prendesse veramente cura della libertà e dell'incolumità dei cittadini italiani all'estero, la Farnesina dovrebbe seguire l'esempio del Dipartimento di Stato USA e promulgare un "advisory", una direttiva-raccomandazione, sconsigliando ai nostri connazionali di visitare gli Stati Uniti come "Paese a rischio" e, qualora viaggi del genere non possano essere evitati o rinviati, informandoli dei pericoli a cui si espongono e delle precauzioni più elementari da prendere, prima tra tutte quella di mantenersi quotidianamente in contatto con avvocati, con consolati e con l'Ambasciata d'Italia a Washington. Il che ha poco o nulla a che fare con i micidiali attacchi del terrorismo internazionale, con le "Twin Towers" e con la tragedia aerea di Queens, e tutto a che fare invece con quanto è avvenuto dopo l'11 settembre nella "Grande Repubblica Stellata", più esattamente con il "Patriot Act", la legge promulgata dal Presidente Bush, approvata alla cieca e a tamburo battente dalle due ali del Congresso. In base a questa legge, il turista italiano, europeo o cinese - ma anche ogni cittadino americano - può essere arrestato di notte o di giorno dalla polizia statale o dallo FBI, dagli agenti dello "Immigration Service", detenuto per un tempo indeterminato - alcuni dicono addirittura a vita - senza la minima tutela legale, senza autorizzazioni della magistratura, senza processi o condanne di sorta. Basta il sospetto che egli abbia svolto in un passato più o meno lontano "attività antiamericane", che rappresenti "una minaccia alla sicurezza nazionale" o che abbia avuto contatti con personaggi "collegati o riconducibili al terrorismo internazionale". In altre parole, un viaggiatore di commercio in prodotti di cachemere, che prima di raggiungere New York da Prato sia stato fotografato fra i dimostranti contro il G8 a Genova o tra quelli di Roma contro la guerra in Afghanistan, può essere arrestato, nel migliore dei casi espulso senza neppure un foglio di via, nel peggiore dei casi diventare un "desaparecido" nella peggiore tradizione argentina o cilena.

A chi pensi che queste siano esagerazioni interpretative all'insegna dell'antiamericanismo va ricordato il caso dei 1037 "desaparecidos", arrestati negli Stati Uniti dopo l'11 settembre e dei quali a distanza di due mesi non si sa assolutamente nulla: corre voce che solo 10 rischiano incriminazioni per avere avuto contatti con i 19 terroristi - suicidi - delle Due Torri e del Pentagono; ad altri 18 è stato permesso di contattare familiari e avvocati malgrado continuino ad essere trasferiti da un carcere all'altro del paese. Cosa è accaduto a tutti gli altri? Lo Attorney General, il Ministro alla Giustizia John Ashcroft ha dato finora risposte delle più evasive ai quesiti rivoltigli da note organizzazioni per la tutela dei diritti dei cittadini, come l'Unione Americana per le Libertà Civili, il Centro Studi per la Sicurezza Nazionale o la Federazione degli Scienziati Americani: John Ashcroft ha rifiutato di fornire i nomi, il numero esatto degli arrestati, i luoghi della loro detenzione; continua ad alludere al fatto che si tratta di una situazione di emergenza che richiede misure di emergenza atte a garantire la sicurezza dei cittadini "nel rispetto delle leggi". Ha anche definito non degne di smentita le voci sempre più ricorrenti secondo cui molti degli arrestati sarebbero stati sottoposti a torture o a somministrazioni di sieri della verità così micidiali da ridurre le vittime ad uno "stato vegetale". (Ma alcuni quotidiani americani si sono chiesti se il ricorso alla tortura non sia giustificato dalla minaccia terroristica che incombe su 286 milioni di cittadini dell'Unione).

John Ashcroft, noto per la sua associazione militante con i movimenti americani del fondamentalismo cristiano, è l'estensore del "Patriot Act" promulgato da Bush e approvato senza dibattito dalla Camera dei Rappresentanti e dal Senato: la legge abroga a tutti gli effetti quei fondamentali Emendamenti della Costituzione noti con il nome di "Bill of Rights" o "Carta dei Diritti": annulla lo "Habeas Corpus", già intaccato dall'ex Presidente Clinton con la sua legge antiterrorismo, e l'essenziale garanzia costituzionale della "probable cause" nell'investigazione di un reato: in altri termini, permette alla polizia in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione di entrare e perquisire un'abitazione, di sottrarre e confiscare documenti, conti bancari, fotografie di famiglia, senza una autorizzazione ad hoc del magistrato e senza la necessità di informare il cittadino domiciliato in quella casa qualora risulti assente. La nuova legge viola il Primo Emendamento, che garantisce al cittadino il diritto di appellarsi all'autorità governativa per torti veri o presunti tali subiti ad opera delle cosiddette Forze dell'Ordine; viola il Quinto Emendamento, che proibisce la privazione della libertà, della proprietà o della vita stessa senza una procedura giudiziaria che includa condanne ed appelli; abroga il Sesto Emendamento, sulla celerità e trasparenza di ogni procedura giudiziaria che, dopo l'11 settembre, può anche non aver luogo; demolisce tutte le altre garanzie del "Bill of Rights" sul diritto alla "privacy"; investe di poteri illimitati lo FBI nelle sue inchieste su attività "unamerican". (Ralph Nader e i Verdi americani potrebbero così essere arrestati e detenuti con il pretesto che la loro attività politica, secondo lo FBI, va contro gli interessi nazionali così come questi vengono identificati e definiti dall'amministrazione Bush).

E' probabile - anche se è difficile accertarlo - che l'attacco terroristico dell'11 settembre abbia lasciato una cicatrice psichica sulla coscienza collettiva nazionale; è altrettanto probabile che il cosiddetto uomo della strada manifesti solo stupore e non un vero e proprio allarme nel guardare per la prima volta ad una massiccia presenza delle forze armate del paese in luoghi pubblici come gli aereoporti, le stazioni ferroviarie o quelle delle corriere "Greyhound". Come ha osservato un servizio giornalistico della Fox News: "Per gli americani si tratta comunque di un'immagine scioccante: soldati in uniforme armati e pericolosi che pattugliano i treni, i ponti sulla baia di San Francisco, e le strade di dozzine di città da una costa all'altra del Continente". La verità è che una eccezionale misura di emergenza del genere potrebbe essere trasformata in legge permanente, a giudicare almeno dalle proposte avanzate da esponenti dell'amministrazione Bush e da deputati e senatori di estrema destra: si tratta di abrogare una legge del 1878 denominata "Posse Comitatus Act" che pose fine all'occupazione militare degli Stati del sud dopo la Guerra Civile e il periodo della "ricostruzione". Con quella legge venne proibito alle forze armate di svolgere funzioni di polizia con la sola eccezione di stati di guerra o di emergenze nazionali di breve durata. Fino a ieri solo i riservisti della Guardia Nazionale venivano impiegati in situazioni critiche determinate da calamità naturali. Due le eccezioni: l'impiego della truppa sulle frontiere per intercettare e bloccare il traffico di stupefacenti, e nel 1992 l'intervento dei Marines a Los Angeles per reprimere i tumulti provocati dall'assoluzione dei poliziotti che avevano massacrato di botte l'afro-americano Rodney King.

La promulgazione del "Patriot Act" e la probabile abrogazione del "Posse Comitatus Act" sono state accolte con qualche tenue protesta da pochi quotidiani americani una volta etichettati "liberal". Tutti gli altri mass-media hanno accolto con un assordante silenzio o hanno entusiasticamente approvato i nuovi sviluppi legislativi. Censura e autocensura vanno di pari passo nella "land of the free and the home of the brave"

Basta ricordare quanto è accaduto alla scrittice Susan Sontag per avere asserito che quello dell'11 settembre non era stato un assalto alla civiltà o alla libertà, bensì un attacco portato ad una autoproclamatasi "superpotenza mondiale" per via di alcune sue specifiche alleanze ed interventi militari all'estero. La scrittrice viene tuttora definita dalla stampa benpensante una "ottusa morale" ed una "militante del movimento antiamericano".

Il problema è che l'esempio statunitense, comprese la censura e l'autocensura dei mass-media, rischia di venire seguito alla lettera da alcuni capi di governo della vecchia Europa, dal laburista in elmetto del Regno Unito al maggiordomo a stelle e strisce nella repubblica delle banane.

Lucio Manisco