L'EMERGERE DELLA "NUOVA DEMOCRAZIA"

di John Pilger

The Ecologist, luglio 1999

La democrazia è chiaramente perdente nel processo di globalizzazione. Con ogni passo verso la deregolamentazione del commercio, le nazioni rinunziano ad ogni forma di autogoverno a favore di corporazioni trasnazionali e investitori che non devono rendere conto a nessuno del loro operato.

 

Il termine "globalizzazione" viene spesso usato con connotati positivi per indicare un "villaggio globale" di "libero commercio", le meraviglie dell'alta tecnologia ed ogni genere di prospettiva che trascenda le classi, l'esperienza e l'ideologia storiche. Secondo uno dei suoi principali esaltatori, il Primo Ministro britannico Tony Blair, il significato del termine si riassume nel fatto che "le grandi battaglie ideologiche del ventesimo secolo si sono estinte". Quelle che ora importano - egli sostiene - sono la "ripresa" e la "crescita", la "competitività" e la "flessibilità"; tutto il resto è superato.

Queste parole potrebbero facilmente sostituire quelle equivalenti in "1984" di George Orwell, perché il loro vero significato è diametralmente opposto a quello dei dizionari. Prive di qualsiasi contenuto sociale e morale esse sottintendono l'incubo della lotta per la sopravvivenza della gente comune ed una guerra di classe combattuta a distanza dai tecnocrati del nuovo ordine mondiale.

La globalizzazione ha le sue radici negli accordi di Bretton Woods del 1944 che diedero vita alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) come strumenti della politica globale USA. Seguirono la Banca per lo Sviluppo Asiatico e quella per lo Sviluppo Africano: tutte istituzioni "internazionali" in cui la sottoscrizione di capitali e non la semplice associazione determinò l'influenza reale dei partecipanti. In altri termini vennero gestite e dirette da Washington.

In seguito vennero inventati i Programmi di Aggiustamento Strutturale (P.A.S.) soprattutto quando nel 1970 le banche americane, europee e giapponesi incalzarono i paesi poveri a prendere in prestito i petrodollari accumulati in seguito alla grande ascesa dei prezzi del petrolio. Il Cile di Augusto Pinochet fu il primo paese ad avere la sua economia "aggiustata" da un gruppo di economisti educati all'università di Chicago dal luminare del culto "laissez - faire" Milton Friedman. La Banca Mondiale e lo F.M.I. menarono gran vanto dei risultati ottenuti. Il che provocò stupore: il debito del Cile era diventato molto più alto da quando i "Chicago boys" avevano preso le redini in mano; un paese che, prima di Pinochet, aveva mantenuto un ragionevole livello di vita per gran parte della sua popolazione era stato devastato; l'industria era stata rottamata, il denaro era stato svalutato e la maggioranza dei cileni era sprofondata nella povertà.

Quando Pinochet si tirò da parte, senza abbandonare il potere, ed un governo civile prese il suo posto, il 40% della popolazione era così povera ed il loro consumo di calorie così basso che la fame e la malnutrizione dilagavano sovrane.

Nel 1980, in applicazione di un piano escogitato da James Baker, Segretario al Tesoro del Presidente Reagan, ai paesi indebitati vennero offerti prestiti di "servizio" da parte della Banca Mondiale e del F.M.I. in cambio di un "aggiustamento strutturale" delle loro economie. Il che significò che la direzione dell'economia di ogni paese sarebbe stata pianificata, monitorata e controllata da Washington. L'industria sarebbe stata deregolamentizzata e svenduta; i servizi pubblici come salute ed educazione sarebbero stati ridotti; l'agricultura da sostentamento sarebbe stata convertita alla produzione di raccolti esportabili in valuta estera; "paradisi fiscali" ed altri "incentivi" come il lavoro a salari da fame sarebbero stati offerti agli "investitori" stranieri. Una resa incondizionata della sovranità, senza l'apparizione di una cannoniera sulla linea dell'orizzonte.

Sullo stesso piano l'Accordo Multilaterale sugli Investimenti (AMI), il cui negoziato ha subito una temporanea battuta d'arresto, rappresenta la più importante avanzata imperiale in mezzo secolo. Quando verrà concluso esso rimuoverà le ultime restrizioni sul libero movimento di capitali stranieri in ogni angolo del mondo, trasferendo al tempo stesso le politiche di sviluppo dai governi nazionali alle corporazioni multinazionali. Così la Colombia dovrà abrogare le leggi contro lo scarico di scorie tossiche e radioattive; il Brunei, il Pakistan ed il Brazile non potranno piu' fermare l'avanzata della proprietà straniera di terreni agricoli e di aree intorno alle riserve e alle frontiere nazionali; il Venezuela dovra' trasferire le industrie nazionali dei settori cinematografico, televisivo e dell'editoria a interessi stranieri. A tutti gli effetti questi e molti altri paesi renderanno leggittimo il trionfo del capitale su ogni forma di democrazia.

Nell'era dell'economia globale la "nuova democrazia" è l'unica strada da seguire. "In primo luogo ed in assoluto" - ha scritto il commentatore Peter Gowan - "la nuova democrazia viene gestita dai piu' forti possessori di capitali che finanziano i processi politici e offrono agli elettori una scelta di leader che nutrono le stesse opinioni su gran parte delle questioni del giorno e che palesano solo stili diversi di guida... Al tempo stesso la nuova democrazia agevola le multinazionali nell'espandere la loro influenza e i mass media globali nel formare l'opinione pubblica".

L'americanizzazione della vita politica, economica e culturale fa parte essenziale di questo processo. Dalla caduta del muro di Berlino una parafrasi della famosa battuta di John F. Kennedy davanti allo stesso muro nel 1961 viene alla mente: "Ora siamo tutti americani" . Nei paesi industrializzati l'ideologia americana è stata ristabilita con tale successo da rendere pressoche irreperibili i rifugiati culturali. "E' l'America ad imporre lo spartito musicale al mondo intero" dice la voce sotto i titoli di un prodotto cinematografico: è la maniera più concisa per dire che il mondo viene governato dagli istituti del denaro, che sono le cattedrali del Sogno Americano. Nessun rapporto è oggi più importante di quello creato tra un essere umano ed il contante di cui dispone. Tu devi essere un consumatore-cliente. I passegeri dei treni e i pazienti degli ospedali sono consumatori-clienti. Chi beve l'acqua è un consumatore-cliente. Il tempo, la musica, il patrimonio culturale e le foreste stanno lì per essere consumati. E soprattutto i consumatori dispongono di diritti che i non consumatori non hanno.

Il crescente numero dei poveri è il contrassegno della Nuova Democrazia, e cosi' la Gran Bretagna è per il Primo Mondo quello che il Cile è stato per il Terzo Mondo. Nessun personaggio ideologico moderno ha creato tanto rapidamente più poveri e più ricchi di Margaret Thatcher. Il rapporto delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Umano del 1997 asserisce che in nessun altro paese la povertà è cresciuta "in misura così sostanziale" dai primi anni ottanta e che il numero degli inglesi sotto la voce della "povertà da reddito" è salito vertiginosamente a quasi il 60% sotto il suo governo.

La Thatcher e i suoi successori hanno trasformato la Gran Bretagna in una società a due terzi, con il terzo più alto privilegiato, il terzo medio insicuro e il terzo più basso in povertà: una rigida stratificazione di classe copiata pari pari da altre vecchie socialdemocrazie. Si spiega così perché la signora sia stata invitata tra i primi dal Signor Blair a Downing Street per "consultazioni".

La gravita' del "progetto" Blair non è riconosciuta universalmente, ma a mio parere lo sarà man mano che l'adulazione manipolata recederà e l'estremismo del governo andrà al di là dello stesso Thatcherismo.

I Blairites sono diventati il braccio politico della City of London e delle corporazioni multinazionali britanniche e di pari passo i fidati servitori del "centralismo bancario" europeo e dell'egemonia economica e militare americana. In verità sono diventati più affidabili e più "moderni" dei Tories, molti dei quali sono ancora oberati dal nazionalismo britannico ed alcuni persino da paternalismo. Il Nuovo Labour e le sue schiere in ermellino di Lords e di banchieri non permetteranno più una spesa senza profitto per il soccorso ai poveri: dopotutto la povertà esistente è una condizione del loro benessere così come lo è per gli agi dei ceti medi.

In Gran Bretagna inoltre non è più possibile giustificare un ricorso quinquennale alle urne sulla base di scelte del meno peggio. Come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna è diventata uno Stato a ideologia unica con due fazioni principali pressoché identiche, così che il risultato di ogni elezione ha effetti del tutto marginali sulla politica economica e sociale. La gente non ha altra scelta se non votare per dei coreografi politici, non per degli uomini politici. I pettegolezzi sul loro conto e sui loro intrighi irrilevanti e poi qualche scandalo occasionale vengono giudicati alla stregua di vere notizie politiche. Non deve pertanto sorprendere se la partecipazione popolare alle elezioni generali - sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti - si è assottigliata drasticamente.

Quando nel 1950 Aneurin Bevin defini' il Parlamento "un ammortizzatore sociale tra il privilegio e la pressione della protesta popolare", egli non avrebbe mai potuto imaginare quanto questa sua definizione sarebbe diventata aderente alla realtà.

 

L'ultimo libro di John Pilger "Gli ordini del giorno nascosti" è stato pubblicato dalla casa editrice Vintage, Random House U.K. London.