31 agosto 2004

La democrazia celebra i suoi riti

dagli States alla Cecenia

 E i mass media servili fanno da grancassa

di Lucio Manisco

In questi giorni la democrazia viene celebrata nei suoi riti più solenni, nella sua essenza di libertà, di eguaglianza, di espressione della volontà popolare in Cecenia, in Afghanistan, in Iraq e soprattutto nella convenzione repubblicana di New York City.

E se mio nonno avesse due ruote sarebbe una cariola.

Immuni dalla saggezza antica dell'adagio romanesco e dalla schiacciante evidenza degli eventi nel mondo ripetono ad ogni pié sospinto baggianate del genere la rete televisiva Fox News di Rupert Murdoch, gli apostoli della democrazia che hanno inaugurato ieri sera la convenzione repubblicana al Madison Square Garden, grandi cervelli come Arnold Schwarzenegger governatore della California, come Michael Bloomberg sindaco della Grande Mela, e, con qualche spunto critico appena percettibile, non pochi americanisti nostrani, come Gianni Riotta che scrive sul Corriere della Sera: "La visione che solo il radicamento della democrazia in Medioriente garantisca una pace stabile e giusta è una novità che troppo in fretta gli europei hanno irriso". Gli fa eco il presidente del senato su la Repubblica con il pressante invito alle democrazie occidentali e cristiane a far causa comune contro la minaccia islamica, secondo i dettami di Oriana Fallaci che non va "lasciata sola".

Al posto dell'immaginazione al potere auspicata dal maggio francese, abbiamo ora la finzione al potere dispiegata in tutta la sua grossolana violenza da mass media controllati e servili in Europa come negli Usa. Una finzione che peraltro non ha fatto breccia nei 300 o 400mila che si sono dati convegno nella grande metropoli per protestare contro la guerra e per scongiurare il pericolo reale, fin troppo reale, di altri quattro anni di George Dabliu Bush.

"The usual radical rabble", la consueta marmaglia radicale, sono stati definiti dal vicepresidente Dick Chenney accorso tra i primi a New York con quattro medici al seguito per assicurarsi, infarti permettendo, un secondo mandato di reggente alla Casa Bianca. Della "marmaglia" fanno parte organizzazioni vetuste del pacifismo come la "United for peace and justice" o recentissime come gli "Iraq veterans against the war", irreverrendo Jesse Jackson e Michael Moore, munito come al solito di telecamera digitale, i reduci dal passo ormai incerto delle campagne di trent'anni fa contro la guerra del Vietnam, migliaia e migliaia di giovani provenienti da Kalamazoo e da Walla Walla, dalla California e dal Massachussets: hanno portato in spalla centinaia di finte bare ricoperte da bandiere stellate per ricordare non solo i mille caduti americani di una guerra dissennata e motivata unicamente da menzogne, ma anche i trenta o quarantamila civili iracheni consegnati in nome della democrazia alla pace eterna dai carri armati Abrahams e dalle "Gunships C-130".

I "New York Finest", i poliziotti della Grande Mela, ne hanno arrestati 500, "anarchici" perché in bicicletta e vestiti di nero; il giorno dopo ne hanno rilasciati 200 munendoli di fogli di via e altri ne hanno fermati perché rovinavano l'erba di Central Park.

Il tutto naturalmente per garantire la massima sicurezza dei convenuti repubblicani nell'anfiteatro circolare del Madison Square Garden: il loro compito sarà quello ormai scontato di consacrare la nomina per un secondo mandato di un "presidente di guerra" che giovedì prossimo proclamerà di aver reso più forte e più sicura la nazione, di aver fatto avanzare a passi di gigante la causa della democrazia in Medioriente, in Afghanistan, in Iraq. Non menzionerà certamente Najaf, Falluja, Ramadi e l'intera provincia di Anbar dove le truppe occupanti non entrano più e dove opera solo l'aviazione con il suo motto "Morte dal cielo, pace in terra".

George Bush o chi per lui ha inscenato a New York la stessa opera buffa di quattro anni fa a Philadelphia dove era stato alzato il sipario sul suo presunto "conservatorismo compassionevole"; dopo le clamorose smentite degli ultimi quattro anni di governo il termine non verrà più usato ma verrà posto l'accento su altri presunti indirizzi moderati di politica interna economica e sociale per i prossimi quattro anni.

Saranno ugualmente moderati tutti gli oratori invitati sul podio dello stadio da basketball, a partire dall'ex democratico Zell "Zig Zag" Miller che ripresenterà ufficialmente la candidatura di Bush, dopo avere presentato quella di Bill Clinton alla convenzione democratica del 1992. Ha cambiato parere - ha detto - perché il partito democratico era diventato troppo di sinistra per lui, uomo di centro! Il che ha dimostrato per l'ennesima volta contiguità ed assonanze fra le due formazioni politiche accomunate da Gore Vidal con l'etichetta unica di "GRANDE PARTITO DEMOREPUBBLICANO D'AMERICA".

Tutti i delegati alla convenzione di New York faranno finta di credere alla finzione di questa nominale corsa al centro del presidente, malgrado le loro radicate convinzioni di fondamentalisti cristiani, assatanati contro le unioni tra gay, contrari alle ricerche sulle cellule staminali, all'interruzione delle gravidanze; tutti convinti della sacralità della vita dell'embrione, tutti sostenitori a spada tratta della pena di morte in tutti e 51 gli Stati.