23 novembre 2001

GLI USA CHIEDONO ALL’EUROPA DI REINTRODURRE
"PER DELEGA", TRAMITE L’ESTRADIZIONE ,
 LA CONDANNA A MORTE.

Trattative a Bruxelles sulla consegna ai tribunali militari americani dei sospettati di terrorismo che "in alcuni casi" potrebbero sfuggire alla pena capitale. L’Ambasciatore Rockwell Schnabel: "Ci sono diversi paesi che dovrebbero a tutti gli effetti cambiare le cose, comprese le loro costituzioni. C’è già un accordo di massima sulla necessità di procedere in questa direzione". Sotto tiro gli articoli 10,26 e 27 della nostra costituzione. Interpellanze di eurodeputati al Consiglio e alla Commissione.

di Lucio Manisco

Uno dei principii fondamentali dell’Unione Europea, l’abrogazione della condanna a morte come requisito inderogabile per i paesi membri e per quelli candidati, rischia di essere cancellato o comunque modificato, "per delega" agli Stati Uniti, nel quadro della campagna anti-terrorismo "Libertà Duratura" contro l’Afghanistan e contro i diritti e le libertà dei cittadini nel nuovo e nel vecchio continente. La notizia che trattative avanzate in materia sono in corso a Bruxelles è stata data dal settimanale "European News" del 21 c.m.: "Funzionari degli Stati Uniti e dell’Unione Europea – ha scritto l’autorevole periodico redatto da giornalisti dell’Economist – stanno studiando un accordo che apra la strada all’estradizione in America di individui sospettati di terrorismo nell’ambito del nuovo mandato di arresto europeo e sulla base di assicurazioni sulla non applicabilità in alcuni casi della pena capitale".

Il nuovo ambasciatore USA presso l’Unione Europea, Rockwell Schnabel, ‘‘è stato molto più esplicito nel chiarire che l’opposizione alla condanna a morte nei paesi dell’Unione costituisce il principale ostacolo all’approvazione di leggi più dure contro il terrorismo internazionale ed ha suggerito il modo per scavalcarlo: "Per quanto riguarda l’estradizione nel mio paese dove è in vigore la pena capitale, le discussioni vertono sulla possibilità che in alcuni casi essa non venga comminata."

Assicurazioni del genere sono state fornite e poi disattese in passato dalle magistrature statali con il consenso delle autorità federali di Washington ed è questa la ragione che ha indotto tutti i paesi d’europa a non permettere l’estradizione di cittadini nazionali o stranieri che per i loro reati possono essere condannati a morte negli USA. Nel 1995 l’allora presidente del Consiglio Lamberto Dini aveva contravvenuto a questa regola accogliendo la richiesta della magistratura della Florida di estradare Pietro Venezia e solo un verdetto in extremis della Corte di Cassazione salvò questo connazionale dall’iniezione letale. Con la giurisdizione sui reati di terrorismo estesa dal Presidente Bush ai tribunali militari – procedimenti segreti senza giuria o diritto di appello che nell’ottanta per cento dei casi si concludono con la pena capitale – qualsiasi assicurazione sulla non applicabilità della massima pena non riveste credibilità alcuna. L’Ambasciatore Rockwell Schnabel, noto produttore di attrezzature per case d’azzardo, ne dovrebbe sapere qualcosa, soprattutto sul caso Venezia, perché aveva studiato per molti mesi da Ambasciatore a Roma prima di essere dirottato su Bruxelles in seguito all’opposizione della lobby italo-americana. Nella prima intervista concessa nella capitale belga sembra aver tenuto presente il precedente italiano quando ha dichiarato con brutale franchezza: "Diversi paesi hanno leggi diverse: alcuni di questi paesi dovranno cambiare le cose, comprese le loro costituzioni. Ma c’è già un accordo di massima sulla necessità di procedere in questa direzione".

Discorsi da proconsole dell’impero più che da diplomatico: è come se un nuovo ambasciatore USA alla Corte di St. James proclamasse la necessità di sostituire con istituti repubblicani la monarchia dei Windsor. Gli articoli della nostra Costituzione a cui può avere alluso Schnabel sono il 27 che non ammette la pena di morte, il 10 e il 26 che vietano l’estradizione di cittadini stranieri o italiani per reati politici: secondo la legislazione d’emergenza e gli straordinari atti esecutivi varati negli Stati Uniti diviene reato politico anche il sostegno ideologico, "associativo" e non attivo delle cause del terrorismo. (Lo scrittore Gore Vidal, soprattutto in quanto residente all’estero, potrebbe essere estradato e processato negli Stati Uniti per il suo ultimo saggio dal titolo "La Fine delle Libertà".)

Che in terra d’America prevalga una marcata indifferenza su questa abrogazione de facto del "Bill of Rights", quell’insieme di emendamenti alla costituzione che cercarono di trasformare in stato di diritto e in democrazia la Repubblica stellata, può essere comprensibile, anche se non giustificabile, a pochi mesi dal massacro di 2.700 civili nelle Twin Towers e per via della ventata pattriottarda che sta agitando i mass media primo tra tutti l’autorevole e liberal New York Times. Inaccettabili invece il quasi silenzio e le poche proteste che in Europa stanno accompagnando, sotto il rullo compressore USA, il sistematico abbattimento di molte delle libertà e dei diritti dei cittadini fino a ieri difesi dalle legislazioni e dalle costituzioni di tutti i paesi. L’anello più debole è costituito proprio dall’Unione Europea che, a meno di un anno dalla firma a Nizza della Carta dei Diritti Fondamentali, sta approvando a tamburo battente direttive che annullano gran parte di quei diritti e che arrivano al punto di suggerire condanne di quattro anni "per occupazione di luoghi pubblici risultanti in danni agli stessi" (un sit-in di studenti che porti alla scritta di "abbasso il preside" su un muro della scuola potrebbe sbattere in carcere per quattro anni quei giovani "terroristi").

Solo due eurodeputati, Giuseppe Di Lello e il sottoscritto, hanno rivolto interpellanze al Consiglio e alla Commissione, per esigere chiarimenti sulla natura giuridica e sugli scopi della trattativa in corso tra Stati Uniti e Unione Europea volta, secondo quanto asserito dall’Ambasciatore Schnabel, a modificare o a limitare l’opposizione alla condanna a morte tramite una sua "delega", per estradizione dei presunti terroristi, alla superpotenza planetaria.

Lucio Manisco