19 settembre 2001

SE SPUNTA IL NUCLEARE

di Lucio Manisco

Contemplato, ma non ancora deciso, il possibile impiego dell’ordigno atomico tattico ad alta penetrazione BS 1-11, contro bersagli sotterranei in Adganistan ed in Irak. Le allarmanti dichiarazioni, poi ridimensionate, del sottosegretario alla difesa Paul Wolfowitz, secondo cui si dovrebbe "porre fine" agli stati che sponsorizzano il terrorismo.

di Lucio Manisco

L’impiego di armi nucleari tattiche contro l’Afganistan e l’Irak è una delle diverse opzioni militari all’esame del Dipartimento americano della Difesa? Il quesito ingenerato dalle allarmanti dichiarazioni del sottosegretario alla difesa Paul Wolfowitz secondo cui si dovrebbe porre fine – "ending" è il termine usato - agli stati che sponsorizzano il terrorismo internazionale, è rimasto senza risposta o ha prodotto una generica ma non meno allarmante replica: "nessuna opzione viene presentemente esclusa". È anche vero che diversi alti funzionari del Pentagono e l’ex direttore della CIA James Woolsey hanno cercato di reinterpretare e ridimensionare la battuta di Paul Wolfowitz attribuendo ad essa il significato di "terminare" i regimi sotto accusa e non l’esistenza stessa dei loro paesi. È altrettanto possibile che il riferimento a quell’opzione appartenga alla panoplia di pressioni e minacce dispiegate a sette giorni dalle devastazioni e dalle stragi poste in atto da organizzazioni terroristiche ospitate o sostenute da questo o quello dei cosidetti "rogue states".

Permangono apprensioni ed allarme e vengono evidenziate anche dai ripensamenti di quei governi europei, non escluso quello britannico, che in un primo momento con il ricorso preventivo dell’art.5 del trattato Nordatlantico si erano impegnati a partecipare a qualsiasi operazione militare degli Stati Uniti. È legittimo ritenere che di questo ripensamento si sia fatto portavoce il Presidente francese Chirac in visita a Washington, anche se sta facendo fronte alle accuse dell’Amministrazione Bush sulle aperture economiche e commerciali del governo di Parigi all’Iran e all’Irak.

Esistono comunque molti fattori o elementi di giudizio atti a rendere credibile un opzione nucleare degli Stati Uniti:

  1. L’improbabile estradizione e consegna di Osama Bin Laden alla giustizia americana non sarebbe sufficiente a soddisfare l’esigenza di una rappresaglia dalle connotazioni "bibliche", l’unica che secondo i falchi dell’Amministrazione potrebbe vendicare l’oltraggio portato al potere economico e militare della potenza planetaria ed agire da deterrente per decenni a venire. Il sottosegretario Paul Wolfowitz e il segretario alla difesa Donald H. Rumsfeld – definito anni fa da Henry Kissinger "l’uomo più spietato che io abbia mai conosciuto" - fanno parte di quel partito della guerra ora al potere che aveva tra l’altro anticipato la possibilità di un "terrorismo straniero dagli effetti catastrofici" contro cui era opportuno agire con mezzi preventivi di qualsiasi tipo sotto l’ombrello di un sistema antimissilistico spaziale.
  2. Il Pentagono dispone del sistema d’arma atta ad esercitare l’opzione nucleare: si tratta del dispositivo nucleare tattico ad alta penetrazione B6 1-11 perfezionato nel 1997 in violazione dei trattati sul controllo degli armamenti atomici; è solo la "modernizzazione" di un’arma preesistente, fu allora la giustificazione addotta dall’Amministrazione Clinton, ed effettivamente diversi prototipi erano stati già allestiti alla fine degli anni 80 ed il loro impiego era stato previsto contro presunti impianti sotterranei per la produzione di armi chimiche nella Libia di Gheddafi. La nuova arma consiste di un ordigno nucleare da 5 chilotoni, racchiuso in una ogiva di uranio spento e montato su un vettore aria-terra. Nella sua progettazione originaria doveva avere la capacità di penetrare uno spessore di 250 metri di cemento armato o granito prima di esplodere producendo detriti a bassa radioattività su una superfice di circa 10 chilometri quadrati. È stato collaudato in simulazioni di laboratorio anche se si ritiene che esperimenti collaterali siano stati condotti con esiti differenziati nel poligono del Nevada prima e dopo il 1997. Lo scorso anno i senatori repubblicani John Warner e Wayne Allard avevano incluso nel "2001 Defence Authorization Bill" , l’atto legislativo sugli stanziamenti per la difesa, una serie di emendamenti destinati a continuare e ad intensificare i collaudi della nuova arma.
  3. A differenza dei preparativi della guerra del Golfo, ampiamente publicizzati dai mass media nazionali, questa volta il presidente Bush, a differenza di suo padre, ha annunziato che il massimo segreto coprirà l’allestimento della "nuova guerra" contro il terrorismo internazionale, una guerra la cui durata viene prevista su tempi molto lunghi. Malgrado il segreto ufficiale non vengono segnalate mobilitazioni generali di truppe di pronto impiego -–come la 82ma aereotrasportata- sulle basi continentali o su quelle all’estero, mentre la mobilitazione dei primi 35 mila riservisti della guardia nazionale sembra preludere ad un rafforzamento delle difese interne da eventuali contro-rappresaglie del terrorismo. Il ricorso ad armi nucleari tattiche contro l’Afganistan e l’Irak non richiederebbe infatti un massiccio e dispendioso intervento dell’intero dispositivo bellico degli Stati Uniti.

Lucio Manisco