ITALIA-AFGHANISTAN

ALPINI SU MARTE? 

LE "CONFUSIONI" DEL MINISTRO MARTINO

di Lucio Manisco

Strasburgo - La missione in Afganistan del IX Reggimento Alpini della Taurinese, del battaglione Monte Cervino, dei carabinieri del Tuscania e dei Comsubin della Marina viene varata in un "vacuum" conoscitivo dei più allarmanti sia sulle modalità d'impiego che sui suoi reali obiettivi militari; le dichiarazioni del Ministro Antonio Martino, prima alla Commissione difesa della Camera e poi in altre occasioni non hanno certo contribuito a colmare questo vuoto; possono anzi dare adito ad illazioni su un deliberato tentativo di travisare la realtà con il ripetuto ricorso ai metodi noti in termini anglosassoni come "obfuscation" e "confusion".

Il paragone con il dibattito all'Assemblea Nazionale francese sull'invio in Afganistan del 92' Reggimento di fanteria e alla Camera dei Comuni sul ritiro dei paracadutisti britannici non può non portare a queste desolanti conclusioni, mentre i pronunciamenti del sottosegretario alla difesa Wolfowitz da mercoledì scorso a Kabul e i suoi scambi con il Generale turco Hilmi Akin Zorlu, che ha assunto il comando della cosiddetta "International Security Assistance Force" e quindi anche degli Alpini italiani, non hanno lasciato dubbio alcuno sul fatto che si tratta di una operazione di guerra, con in prima linea i contingenti europei, sostitutivi di quelli statunitensi in gran parte già trasferiti nel Kuwait per l'imminente attacco all'Iraq.

Parlare di missione di "peace-keeping non esente da rischi" e comunque non di supporto diretto all'aggressione anglo-americana contro l'Iraq della prima settimana di marzo vuol dire tra l'altro ignorare l'inevitabile "escalation" delle ostilità che questa aggressione provocherà sulla frontiera tra Afganistan e Pakistan, il teatro operativo a cui è destinato il contingente italiano.

E' stato detto e scritto che il nostro contingente lavorerà fianco a fianco con i marines USA all'interno dell'operazione "Enduring Freedom". E' un falso, non solo perché non ci sono mai stati i marines nel paese, ma perché le truppe americane sono state ridotte all'osso nelle ultime due settimane ad eccezione del "gruppo di difesa integrata" sulla base aerea di Bagram, a sessanta chilometri dalla capitale. Non è stata solo l'emergenza Iraq a imporre una drastica riduzione delle forze armate USA, ma anche quella che Dan Plesch, il primo esperto militare britannico del "Royal United Services Institute for Defense Studies" ha definito "una serie di gravi rovesci militari subiti dalle forze armate americane in Afganistan nel corso del 2002". Lo stesso comandante dei paracadutisti britannici ritirati dalla regione di Khost nell'Afganistan orientale a 36 chilometri dalla frontiera con il Pakistan, ha parlato di questi rovesci nell'ambito della "Operation Anaconda" (otto militari USA uccisi e 114 feriti in seguito agli attacchi della guerriglia talibana e Al-Quaida) e le sue parole hanno trovato vasta eco nel dibattito ai Comuni. Durante l'estate scorsa il contingente britannico è stato sostituito da unità USA della Centounesima d'assalto e della Decima di montagna sia a Khost che a Kandahar: le due unità sono state sottoposte a quotidiani attacchi mediante lanciarazzi e mitragliere pesanti. E' stato in questo periodo che sotto il "fuoco amico" dell'aviazione USA sono stati uccisi diversi militari canadesi (è in corso negli Stati Uniti un processo-farsa a carico dei due piloti responsabili). Com'è già avvenuto in altri conflitti, Corea, Vietnam, ecc. ecc., i generali del Pentagono in momenti di estrema difficoltà, fanno ricorso alla Ottantaduesima Divisione Aerotrasportata che in termini di volume di fuoco e di autonomia si è meritata la stessa temibile reputazione goduta durante la seconda guerra mondiale dalla "Hermann Göring Panzer". Devastante per la popolazione civile di undici villaggi nella zona di frontiera, l'operazione "Mountain Sweep" della Ottantaduesima, che ha tra l'altro azzerato i tentativi di pacificazione mediante l'esborso di grosse somme di danaro ai capi tribù locali. "Mountain Sweep", definita "un disastro" dal settimanale Newsweek, è stata paragonata ad un altro rovescio nella storia militare degli Stati Uniti, quello che coronò nel 1915 la spedizione punitiva lanciata in Messico dal Generale Pershing per catturare o uccidere Pancho Villa.

Ad eccezione di una brigata, asserragliata in un fortino sulla frontiera, gran parte della Divisione USA viene adesso trasferita sul teatro operativo iracheno mentre altre sue unità sono state dislocate sulla base aerea di Bagram, nei pressi di Kabul. Contingenti olandesi, tedeschi e turchi, a cui tra qualche settimana si aggiungeranno quelli italiani, hanno preso il posto di quelli USA sia a Khost sia a Kandahar. A fine anno, le forze armate statunitensi nell'intero Afganistan contavano meno di ottomila uomini.

In questo contesto di guerra guerreggiata, verrà inserito a febbraio il contingente italiano: se non presentasse possibili, drammatici sbocchi, l'intera operazione, così come è stata presentata all'opinione pubblica nazionale, potrebbe essere ironicamente denominata "Alpini su Marte".

 

 

Lucio Manisco