Liberazione, 13 maggio 2001

Bruxelles sui Berlusconidi: "Mamma li Turchi"

BUTTIGLIONE, CASINI, DELL'UTRI E GLI ALTRI "ONOREVOLI BACARDI" REDARGUITI PER ANTIEUROPEISMO DA ROMANO PRODI

Avevano denunziato l'Unione Europea all'Organizzazione Mondiale del Commercio per il ricorso della Commissione contro gli USA sul rum cubano. Costernazione dei "burocrati e pedofili" per l'arrivo di un Premier "pregiudicato" che dà ragione agli Americani prima che aprano bocca

di Carlo G. Rendi

Bruxelles - Vengono amabilmente chiamati "Onorevoli Bacardi" quegli eurodeputati del Polo capeggiati da Buttiglione, Dell'Utri, Casini e Fini che si sono schierati a favore degli usurpatori anti-castristi del marchio del famoso rum cubano e hanno denunziato la Commissione Europea per il suo ricorso contro gli Stati Uniti all'Organizzazione Mondiale del Commercio. Sono più di cento e con la loro Dichiarazione di Dissenso indirizzata ai padroni del mondo e alla OMC sono riusciti a far perdere la pazienza persino al pazientissimo Prodi: non perché non sia lecito protestare contro qualsiasi cosa nelle megagalattiche strutture di rue Belliard, lamentare che il popolo cubano non venga affamato abbastanza o che l'Avana non sia stata ancora bombardata con le nuove armi nucleari sviluppate dagli Stranamore del Pentagono, ma perché certi modi e certe forme vanno osservate. Il Presidente della Commissione Europea ha così preso carta e penna e agli "Onorevoli Bacardi" ha scritto quanto segue: "Il Trattato dell'Unione e la procedura della cooperazione politica che noi abbiamo attuato prevedono diversi strumenti e vie di comunicazione tra le istituzioni al fine di permettere una discussione di queste divergenze di punti di vista. Mi vedo comunque costretto ad esprimere le mie più gravi apprensioni per il tipo di azione da voi prescelto nell'inviare la Dichiarazione di Dissenso a paesi terzi presentemente impegnati in una contestazione internazionale contro la Comunità. Non posso nascondervi che il momento del vostro intervento e la sua sostanza possono rilevarsi potenzialmente dannosi all'azione esterna dell'Unione Europea e non solo perché la questione è presentemente ancora soggetta a giurisdizione internazionale."

La questione può essere così riassunta: quaranta anni fa la compagnia José Arechabala, che produce il rum Havana Club, viene espropriata ma il marchio rimane proprietà della famiglia Bacardi che si trasferisce alle Bermude e continua a distillare l'alcolico con melasse e canna da zucchero raccolta in diverse isole dei Caraibi e in altre parti del mondo. Nel 1973 il marchio viene riacquistato dalla Cubaexport dell'Avana che nel 1976 lo registra anche negli Stati Uniti e affida la distribuzione del rum a una ditta europea. La famiglia Bacardi, che presiede e finanzia le più importanti ed esagitate organizzazioni di esuli cubani, scatena una campagna di pressioni negli Stati Uniti che culmina con il varo della legge Helms Burton; in base al suo articolo 211 l'Amministrazione Clinton promuove rappresaglie e sanzioni contro la ditta europea di distribuzione e altre sue associate. E' una macroscopica violazione di quel diritto internazionale che tutela i diritti d'autore, i brevetti e i marchi depositati: la Commissione presieduta da Prodi si appella ad un "panel" dell'Organizzazione Mondiale del Commercio e scatena le iraconde quanto anomale reazioni di Buttiglione & Co. e della lobby Edelman della famiglia Bacardi. La Dichiarazione di Dissenso tra l'altro trascrive alla lettera un comunicato di questa lobby che non risparmia risorse per reclutare i più conservatori deputati dell'Unione. I mass media italiani ignorano naturalmente la vicenda che avanza seri dubbi sul proclamato europeismo di Berlusconi, garantito persino dal Presidente della Repubblica Ciampi.

La "internazionale della calunnia" che si serve di periodici filo-comunisti come l'Economist e di quotidiani "rossi" come El Mundo, Le Monde, il Frankfurter Algemeine e il Guardian per divulgare "spazzatura" sul conto del cavaliere d'Arcore non si limita a pubblicare i dispositivi delle condanne che hanno colpito il leader di Forza Italia, le procedure penali e civili tuttora in corso e le "pittoresche" espressioni dell'alleato Bossi sui burocrati e sui pedofili che guidano l'Unione. La "internazionale della calunnia" va molto più in là: basta leggere l'articolo di Alexander Stille pubblicato ieri - 12 maggio - dal New York Times con il titolo "Momento di decisione per l'Italia": "Molti italiani avevano sperato che l'integrazione del loro paese in Europa avrebbe ridimensionato alcune delle anomalie (del caso Berlusconi). - scrive A. Stille - Ma esistono ampie prove che l'opposto si sta verificando: il signor Berlusconi sta riuscendo ad esportare in Europa anche i suoi conflitti di interesse...".

Il New York Times menziona l'ultimo episodio, pressoché ignorato naturalmente dai grandi mass-media d'Italia: le tergiversazioni e i cavilli a cui ha fatto ricorso da dieci mesi la signora Nicole Fontaine Presidente del Parlamento Europeo, amica personale dello spagnolo Aznar e dello stesso Berlusconi ("Mangiano assieme fettuccine a Milano" ha rivelato l'eurodeputato tedesco Martin Schultz) per non dar corso alla richiesta di rimozione dell'immunità parlamentare dello stesso Berlusconi e di Dell'Utri inoltrata nel giugno dello scorso anno a Bruxelles dalla magistratura di Madrid per lo scandalo Telecinco.

Il crescente disagio dei governanti europei non è motivato solo da episodi del genere, dalla prospettiva di sedere nel Consiglio Europeo accanto ad "un pregiudicato" - come lo ha amabilmente definito Antonio Di Pietro - o dall'eventualità che un ufficiale giudiziario della Repubblica italiana gli comunichi imputazioni o ordini di comparizione durante i vertici dell'Unione o del G-8 (com'è accaduto nel 1994 a Napoli). C'è ben altro, c'è la crescente tensione tra Stati Uniti e Comunità Europea sui terremoti ambientali, commerciali e di politica estera e militare provocati dalle nuove direttive dell'Amministrazione Bush. E Silvio Berlusconi è stato molto chiaro sulla posizione che su questi punti di crisi prenderà in seno all'Unione: "Prima ancora che gli Americani parlino o decidano qualsiasi cosa - ha testualmente dichiarato - io concordo in pieno con loro." Persino Tony Blair, con la conclamata "special relation" tra Regno Unito e Stati Uniti, non è mai arrivato a fare asserzioni del genere. Sull'effetto serra e sulle inondazioni che hanno devastato mezza Europa il Cavaliere ha condiviso la decisione di Dubya Bush di ripudiare gli accordi di Kyoto (si è anche professato ambientalista in quanto gli piacciono i fiori), idem sullo scudo anti-missilistico e sull'abrogazione unilaterale del Trattato ABM; su Schengen e immigrazione, sull'allargamento ai paesi dell'Est e sul potenziamento degli organi decisionali dell'Europa dei 29 paesi, dovrà fare i conti con Bossi; sulla creazione di uno spazio giudiziario europeo e sul suo programma "Meno Guardia di Finanza per tutti" dovrà fare i conti con Europol, tribunali internazionali e Patto di Stabilità. Continua a dire che lui è un europeista convinto, ma a Bruxelles non convince nessuno e allarma un po' tutti a partire da Prodi fino a Duisemberg, Monti e a buona parte degli altri Commissari della UE.

Carlo G. Rendi