1 aprile 2004

Si delinea una seconda disfatta
dei Berluscones

La denunzia della violazioni della libertà di informazione verrà confermata dalla plenaria del Parlamento Europeo

di Lucio Manisco

L'"anomalia" italiana in materia di libertà e pluralismo dell'informazione e le violazioni de iure e de facto perpetrate in questo campo dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi verranno esaminate dalla sessione plenaria del Parlamento Europeo del 20 e 21 del corrente mese e porteranno quasi certamente ad una esplicita condanna dell'assemblea di Strasburgo, in quanto "potrebbero costituire" un rischio grave e persistente dei diritti sanciti dai trattati e dalle direttive dell'Unione.

E' stata la commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, con l'approvazione a larga maggioranza della relazione della liberale olandese Johanna L.A. Boogerd-Quaak, a compiere la sera del 30 marzo questo passo che può essere definito clamoroso e senza precedenti nella storia delle istituzioni europee. Neppure quando il razzista Joerg Haider, del "Freiheheitlichen Partei Oesterreichs", cercò con il suo ministro di condizionare e influenzare i telegiornali della Tv pubblica austriaca ORF, le denunzie di chi scrive e di altri eurodeputati portarono ad un esito del genere: le commissioni parlamentari e la stessa Commissione di Prodi invocarono l'infausto principio della sussidiarietà per non occuparsi della vicenda. Cosa dunque è accaduto due giorni fa a Strasburgo? Perché una delle più importanti commissioni parlamentari ha contemplato la possibilità di applicare le pesanti sanzioni previste dall'articolo 7 del Trattato? L'onorevole Tajani di Forza Italia non ha palesato dubbi al riguardo: "E' stata - ha detto - una posizione strumentale legata a vicende politiche interne. Si è trattato dei nostalgici del Partito Comunista e non mi pare che in Europa il Partito Comunista abbia garantito la libertà e la democrazia."

Sono stati effettivamente due comunisti, anche se non nostalgici, il sottoscritto e il giurista di Rifondazione Comunista Giuseppe Di Lello, a promuovere l'iniziativa parlamentare nel giugno del 2003, pochi giorni prima che Silvio Berlusconi rivolgesse a diversi eurodeputati gli epiteti di "kapò" e di "turisti della democrazia". E su quella iniziativa dei due "nostalgici", lo stesso on. Tajani si pronunziò negandone l'esistenza, definendola una "non-notizia". In base all'art. 48 del regolamento vennero raccolte in calce alla proposta di risoluzione Manisco-Di Lello 38 firme di eurodeputati di 14 nazionalità, non solo comunisti come Bertinotti, Cossutta e Vinci, ma anche liberali, socialisti e verdi. Dei Ds firmò solo Gianni Vattimo, nessuno della Margherita, neppure Francesco Rutelli. L'iter parlamentare è stato poi lungo e laborioso, anche perché Giorgio Napolitano, presidente della Commissione per gli affari costituzionali (con il concorso dell'ex-premier socialista francese Michel Rocard), preferì lavarsene le mani e la conferenza dei presidenti di gruppo affidò la stesura del rapporto alla commissione per le libertà e quella di tre "pareri" non vincolanti alle commissioni cultura, a quella giuridica e a quella costituzionale.

Si è detto che in questi nove mesi il vento ha cambiato direzione in Europa e che l'altra superpotenza mondiale, quella dell'opinione pubblica e dei movimenti no-global e pacifisti, ha fatto sentire sempre più la sua voce: è indubbiamente vero ma è altrettanto vero che in questi ultimi mesi sono state le iniziative prese contro la libertà e il pluralismo dell'informazione da Berlusconi in Italia (legge Gasparri, rinvio presidenziale alle Camere, inazione sul conflitto di interessi, il caso De Bortoli-Corriere della Sera, dimissioni di una vicedirettrice del Tg1, cancellazione di Raiot, censura del discorso di Pericle sulla democrazia ecc. ecc.) a diffondere apprensioni e vero e proprio allarme tra gli eurodeputati, anche per il pericolo di contagio in altri paesi dell'Unione, quali la Gran Bretagna e la Spagna. E difatti la risoluzione approvata il 30 marzo menziona la vertenza BBC-Blair, la falsa informazione diffusa da Aznar sulla presunta responsabilità dell'Eta nell'attentato di Madrid ed altri casi minori verificatisi in Francia, in Irlanda, in Germania, in Polonia, nei Paesi Bassi e persino in Svezia.

E' doveroso comunque riconoscere che a provocare in larga misura le reazioni sdegnate della commissione per le libertà e della relatrice Boogerd-Quaak è stato l'atteggiamento del Presidente del Consiglio italiano e dei Berluscones a Strasburgo, come gli onorevoli Santini, Mauro, Gargani, oltre naturalmente al capogruppo di Forza Italia Tajani, un atteggiamento che per usare un termine psichiatrico può essere definito di "totale, psicotico diniego": l'85% dei nostri mass media sarebbe controllato dall'opposizione, stampa e televisione non sarebbero mai stati così liberi, il conflitto di interessi sarebbe una baggianata inventata e precedentemente ignorata dai comunisti, e così via dicendo.

Ecco perché i Manisco e i Di Lello, ai quali poi si sono aggiunti molti altri deputati liberali, verdi, ds e buon ultimo Rutelli, si sono visti costretti ad arricchire la relazione con emendamenti ad hoc, fattuali e precisi, sugli assetti societari delle compagnie mediatiche e pubblicitarie controllate dal Presidente del Consiglio, sui casi Santoro, Biagi e Luttazzi, sulle contestazioni dell'avvocato Domenico D'Amati, di associazioni come "articolo 21", "Reporters sans Frontières", la "Federazione Nazionale Stampa Italiana", la "European Federation of Journalists" e la "EU Network of Independent Experts in Fundamental Rights."

Una sconfitta clamorosa e meritata, dunque, quella dei forzisti e dei loro risentiti alleati, che ha preparato la strada a quella definitiva del 20 e 21 aprile a Strasburgo, perché lo schieramento intorno a due "comunisti nostalgici" si è allargato e comprende ormai la maggioranza delle forze democratiche presenti nel Parlamento Europeo.