22 Aprile 2009 

“Anno zero”, “Report”, Organigramma RAI nell’esposto al Consiglio d’Europa.

Berlusconi, la menzogna di stato
e
 l’omissione di notizia

 

 

di Lucio Manisco

Silvio Berlusconi, trattato nel consesso europeo come un imbarazzante Ahmadinejad da burletta, sostiene che il suo prestigio personale  tra i capi di governo del vecchio continente ha raggiunto livelli senza precedenti nella storia nazionale. Gli operatori italiani dell’informazione, da tempo proni davanti al potere come vescovi durante la consacrazione davanti al Papa, vengono denunziati dal premier come calunniatori, faziosi e sinistroidi a differenza dei loro colleghi all’estero che sanno apprezzare i suoi meriti di grande statista democratico, di leader innovativo della diplomazia internazionale, di economista che con i suoi energici interventi sta portando il mondo intero fuori dalla recessione. Il tutto mentre i giornalisti stranieri, la banca centrale europea, l’O.C.S.E. denunziano la paralisi e la mancanza di trasparenza nella gestione italiana della crisi, il “Guardian” (articolo di fondo del 30 marzo 2009, “Fascism’s Shadow”) denunzia un’involuzione fascistica nella guida autocratica del nostro paese, lo “Indipendent” del 20 marzo intitola una sua inchiesta “La marcia di Mussolini nel flusso corrente della politica italiana”: non dissimili i commenti di giornali e periodici come il Frankfurter Rundschau, Le Monde, l’Economist, il Financial Time, il New York Times.

Con poche eccezioni trionfa nel nostro paese la menzogna di stato e contro due di queste eccezioni, ultimi isolati esempi di giornalismo investigativo, “Report” di Milena Gabanelli e “Anno zero” di Michele Santoro si scatena la furia censoria di un Berlusconi assiduo frequentatore mediatico delle macerie de L’Aquila. Su istanze aspramente critiche del suo ministro per l’economia Tremonti, la Gabanelli viene deferita ad un “comitato etico” della RAI per aver posto in luce le baggianate della Social Card; a Michele Santoro, sempre in seguito alle proteste del Presidente del Consiglio, il Direttore Generale della RAI con l’assenso del suo neo-presidente viene ordinata una puntata “riequilibratrice” delle sue inchieste sulla carenza di interventi preventivi sul terremoto da parte della Protezione Civile (il coro dei Berluscones inneggia a Bertolaso santo subito) e al conduttore viene imposto di sospendere la collaborazione di Vauro Senesi, il più noto ed il più caustico dei vignettisti politici del nostro paese. Santoro risponde a picche e il Capo del Governo, più acrimonioso che mai, apre un nuovo fronte che non è certo nuovo: in una riunione a casa sua decreta le scelte dei nuovi dirigenti della RAI, scelte che statutoriamente spetterebbero al Consiglio di amministrazione del Servizio pubblico; poi nega di averlo fatto; poi dice che le indiscrezioni pubblicate dalla stampa non rispondono a verità, perché lui sa prima ancora delle deliberazioni del C.d.a. quali saranno queste scelte.

A questo punto due ex-parlamentari delle assemblee legislative italiane ed europee, Giuseppe Di Lello e il sottoscritto, coadiuvati dal giornalista Alessandro Cisilin, consapevoli che i loro passaporti asseriscono la loro qualifica di cittadini della U.E. e poi della Repubblica Italiana, in un ricorso al Consiglio d’Europa, denunziano con ampia documentazione la gravità dei tre episodi, chiedono all’assemblea di Strasburgo un’indagine conoscitiva sui crescenti attacchi del Presidente del Consiglio alle residue libertà e indipendenza dell’informazione in Italia e un perentorio invito al Governo e al Parlamento del nostro paese di osservare i rilievi critici sull’informazione già più volte mossi all’esecutivo italiano dal Parlamento Europeo e dal Consiglio di Strasburgo.

Erano stati Indro Montanelli una quindicina di anni orsono e più recentemente lo scrittore Antonio Tabucchi a identificare in quella Europea l’ultima spiaggia su cui erigere la difesa delle nostre libertà, oltretutto perché gli operatori dell’informazione nazionale, con le solite, rare eccezioni, hanno da tempo disertato questa e ogni altra difesa.

L’ultima riprova del reato di omissione di notizia è stata registrata sull’esposto al Consiglio d’Europa da parte dei grandi organi dell’informazione.

Delle tre agenzie stampa, una sola, la ADNKRONOS ne ha fornito un resoconto e poi in un pastone lo ha fatto il manifesto, mentre una menzione è apparsa su Il Giornale. Se ne sono naturalmente occupati Articolo 21 e MicroChip: Assordante il silenzio di La Repubblica, del Corriere della Sera, dell’Unità e dei “furbetti del giornalino” che reggono le vacillanti fortune di un residuale piccolo organo dell’opposizione.

“Per rendere schiavo un popolo – ammoniva Jean Paul Marat – prima di ogni altra cosa è necessario addormentarlo”. Il manganello mediatico vibrato da Silvio Berlusconi sulla libertà e l’indipendenza dell’informazione sta applicando in termini invertiti e perversi il monito del grande rivoluzionario francese, sta cioè immergendo in un sonno profondo l’opinione pubblica nazionale. Oggi come mai prima è urgente e necessario impedire che questo sonno divenga irreversibile e coma terminale della democrazia nella Repubblica Italiana.

Allegati:  

articolo di fondo del Guardian, 30 marzo 2009: “Fascism’s shadow”.

articolo dell’Indipendent, 20 marzo 2009: “The march of Mussolini into Italy ’s mainstream”.

ESPOSTO AL CONSIGLIO D'EUROPA (2009)

pubblicazione GUE/NGL aprile 2004 a cura di A.Cisilin, G. Di Lello, G. Manisco: “EU:Liberty under attack. Italian Anomaly and the Berlusconi media control”.

Risoluzione del Consiglio d’Europa 1387 (2004): Monopolio dei media  e possibile abuso di potere in Italia

Si delinea una seconda disfatta dei Berluscones di Lucio Manisco 1 aprile 2004