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BOMBE SU BAGDAD

Dichiarazioni rilasciate da Lucio Manisco alle agenzie di notizie la notte del 16 febbraio 2001.

Tally-ho! Così come si imbrattano di sangue i cani nella britannica caccia alla volpe così George Dubya Bush si è procurato sulle orecchie un pò di sangue di civili iracheni all’inizio della sua caccia presidenziale. È un rituale selvaggio che va avanti dal 1993. Clinton lo aveva seguito appena si era insediato nell’ufficio ovale colpendo Bagdad con 23 missili cruise: il pretesto era stato un presunto complotto per far fuori Bush senior nel Kuwait. Questa volta Bush junior, diciamo meglio il Principe Reggente Dick Cheney e il suo valletto inglese, hanno parlato di interferenze irakene con le operazioni aeree statunitensi e britanniche nelle zone di interdizione dei voli: si tratta di operazioni non autorizzate dalle Nazioni Unite, di veri atti di guerra in tempo di pace e quindi di una flagrante violazione del diritto internazionale. Inutile ricordare che gli Stati Uniti se ne strainfischiano del diritto internazionale, delle convenzioni di Ginevra o delle Nazioni Unite: ecco perché torneranno a bombardare Bagdad, probabilmente a partire dalla prossima settimana, con l’acquiescenza – ad eccezione dei francesi – di tutti gli alleati; la stessa acquiescenza che ha accompagnato per un decennio delle sanzioni genocide che hanno ammazzato più di un milione e mezzo di civili iracheni, in maggioranza bambini al di sotto dei cinque anni. È vero, alla fine dell’anno 2000 le sanzioni si stavano sgretolando e il blocco aereo veniva ignorato ogni giorno dai voli charter per Bagdad. Gli odierni bombardamenti dovrebbero porre fine a questo stato di cose e aprire la strada a quel "Iraqui Liberation Act" del 1998 che altro non è se non una copia conforme dell’operazione dei Contras contro il Nicaragua. Morte dal cielo, pace sulla terra: la terra bruciata dell’Iraq, con altre sofferenze, altro sangue e il perfido Saddam Hussein che rafforza di giorno in giorno i suoi poteri, mentre i giornalisti occidentali seguono pedissequamente la linea tracciata da Washington, senza un mormorio di critica o di dissenso. Sono tramontati ormai i giorni di Peter Arnett: hanno investito tutti nella new economy, gli occhi fissi ventiquattro ore su ventiquattro sui servizi economici della CNBC, sono ovviamente convinti che non ci sia nulla di meglio di una piccola sporca guerra per salvare dal collasso Wall Street.