L'ELEZIONE "GIUDIZIARIA" DI GEORGE W. BUSH

 

(Intervista di Simonetta Cossu a Lucio Manisco 13/12/2000)

 

Simonetta Cossu: Il 43mo Presidente degli Stati Uniti e' stato finalmente imposto al paese dalla Corte Suprema. Anche se un mese fa avevi anticipato con assoluta certezza la vittoria del repubblicano George W. Bush, non sei rimasto un po' sorpreso da questo esito "giudiziario" della contesa elettorale?

Lucio Manisco: Niente affatto. Quello che mi ha sorpreso, quello che ha sorpreso e sgomentato i difensori del sistema costituzionale statunitense, indipendentemente dalle loro affiliazioni politiche, e' lo spirito eversivo, anzi sovversivo di Al Gore e dei suoi consiglieri che hanno sostenuto per 34 giorni l'assioma - assurdo in terra d'America - secondo cui "ogni voto conta, ogni voto va contato". Come se quella statunitense fosse una democrazia popolare e non una repubblica fondata su severe restrizioni del suffragio universale.

S.C.: Spiegati meglio, il candidato democratico avrebbe sbagliato ad insistere sul fatto di avere ottenuto quasi certamente piu' voti dell'avversario repubblicano nello stato della Florida e certamente molti di piu' a livello nazionale?

L.M.: Ha sbagliato e paghera' a caro prezzo questo sbaglio perche' ha rischiato di mettere in crisi un sistema che ha retto benissimo alla prova dei secoli, sbandierando ai quattro venti le contraddizioni tra un esercizio elitistico del potere e la sua legittimazione attraverso un ricorso controllato e condizionato al consenso popolare. Nella loro infinita, aristocratica saggezza di proprietari terrieri, schiavisti, detentori del potere economico e finanziario i "padri fondatori" avevano eliminato il termine democrazia dai testi costituzionali sostituendolo con la formula di "una piu' perfetta unione", avevano eretto un formidabile bastione difensivo contro la "mob rule" o "predominio della teppa" inventandosi il filtro selettivo del collegio elettorale ed avevano ulteriormente eliminato possibili interpretazioni libertarie dei mandati costituzionali con l'elaborazione dei "Federalist Papers". Ne hanno tenuto ben conto i magistrati della Corte Suprema quando si sono richiamati piu' volte ieri l'altro alla "teoria repubblicana di governo". Ecco perche' chi come loro conosce la storia delle difese istituzionali dal "predominio della teppa" e cioe' dal suffragio universale ritengono che Al Gore sia un teppista.

S.C.: Quello che dici sara' storicamente vero, ma non puoi negare la faziosita' con cui l'alta corte federale ha aggiudicato la vittoria a George W. Bush....

L.M.: Faziosita' fin troppo palese, oltretutto perche' due dei magistrati supremi debbono il loro posto al grande "padrino" di questa vicenda elettorale, all'ex Presidente George H.W. Bush, e gli altri ad ex presidenti ultraconservatori come Nixon e Reagan. Hanno fatto di tutto per camuffare la loro faziosita' con uno specioso ricorso alla "equal protection under the law" - la protezione egualitaria di fronte alla legge - nel bocciare i metodi differenziati del conteggio manuale dei voti in Florida ed al tempo stesso hanno demolito il mito di "super partes" schierandosi per ben due volte a favore del candidato repubblicano. Nell'insieme comunque, per le ragioni su menzionate, hanno ben servito gl'interessi non certo della democrazia ma quelli precostituiti ed intoccabili dei poteri oligarchici nella repubblica stellata.

S.C.: Vuoi dire che la crisi e' stata superata e che la Presidenza Bush avra' il cammino facile nei prossimi quattro anni?

L.M.: E' stata superata una crisi interna del sistema provocata da un risultato del tutto anomalo del voto che aveva reso inoperante il filtro del collegio elettorale ed aveva ingenerato l'insorgenza altrettanto anomala quanto velleitaria di uno dei candidati. Permane invece, piu' sulla scena internazionale che su quella nazionale, la crisi del modello USA. Meno di due mesi fa il Senatore Joseph Lieberman, candidato democratico alla vice-presidenza, aveva potuto tranquillamente proclamare: "La nostra nazione e' stata prescelta da dio e investita dalla storia del ruolo di modello per il mondo intero". Dopo quanto accaduto e' chiaro che il padreterno e la storia sono venuti meno al loro compito perche' la democrazia, cosi' come viene praticata negli Stati Uniti, ha evidenziato tutte le sue magagne e non puo' servire da modello neppure al Ruanda o alla Costa d'Avorio. La sintesi analitica di "Le Monde Diplomatique" di dicembre e' quanto mai appropriata: "Uno scrutinio del voto intrinsecamente disuguale; la sovranita' di ogni stato che decide chi puo' partecipare alle elezioni e di ogni contea che nello stesso contesto delibera il come, il dove e il quando; lo scontro degli avvocati e l'intrallazzo arabescato dei tribunali; l'interdizione al voto imposta a milioni di americani; la preselezione dei candidati sulla base del denaro; una propaganda politica avvilente e priva di qualsiasi contenuto; dei "dibattiti" televisivi riservati ai soli portavoce di un partito unico bicefalo; dei mass media impazziti per via dell'ideologia concorrenziale; un Senatore eletto 22 giorni dopo il suo decesso e rimpiazzato dalla vedova. Ed il mondo intero che sta a guardare..."

Il mondo intero apparentemente non include l'opinione pubblica americana su cui sono entrati gia' in azione i mass media con un messaggio martellante, unico, obliterante: il sistema ha retto alla prova, anzi ha finito per trionfare. Per l'appunto, come dice Gore Vidal: "The United States of Amnesia".

S.C.: Quli saranno gli effetti sull'Amministrazione Bush?

L.M.: In alcuni settori dovrebbe esserci la paralisi dovuta ad una Camera dei Rappresentanti e ad un Senato praticamente spaccati in due; in altri settori come la difesa avremo un aumento della spesa - scudo spaziale antimissilistico, grande sviluppo dei mezzi tecnologici per la guerra a distanza - avremo un ulteriore riduzione della spesa sociale e degli oneri fiscali per ricchi e super ricchi. Il tutto potra' essere facilitato da un'ambasciata USA in Medio Oriente che saltera' in aria o da una guerra "umanitaria" da scatenare in qualche altra parte del mondo. Non credo comunque a quanto scritto dal settimanale The Nation secondo cui la campagna elettorale non si sarebbe conclusa il 7 novembre u.s. ma continuera' per i prossimi quattro anni. L'odio e la vendetta ingenerati da Al Gore e dai suoi consiglieri si riveleranno di lunga durata, coinvolgeranno non solo i repubblicani ma anche e soprattutto i democratici.

S.C.: Spiegati meglio, perche' anche i democratici?

L.M. : Per via di tre fattori tradizionali che rispondo ai nomi di "patronage", "spoil system" e "pork barrel", in sintesi l'assegnazione al vincitore di tutti gli incarichi piu' retribuiti, delle posizioni di sottogoverno, di appalti piu' o meno leciti e cosi' via dicendo. Qando come in questo caso, l'esito elettorale e' pressoche' alla pari il perdente di solito puo' pretendere e negoziare una quota minoritaria di tutto questo ben di dio nel periodo che intercorre tra il ricorso alle urne e l'inaugurazione del nuovo presidente. Con la sua guerra ad oltranza su "ogni voto conta, ogni voto va contato" Al Gore ha spazzato via i diritti di seconda progenitura dei funzionari e dei dirigenti del suo partito a livello federale e statale che ora non potranno contare neppure sulle briciole dell'opulenta mensa inbandita da George W. Bush Jr. & Co.