4 dicembre 2009

CONSIDERAZIONI INATTUALI N. 14

DE MORBO GALLICO   

Di ritorno nel belpaese - dopo "strozzo chi scrive di mafia", "quid pro quo" Tajani-D'Alema "Fini sputazza Berlusca Spatuzza" e "altri pasticciacci brutti" - non si può non dar ragione al presidente del Consiglio quando asserisce nel consueto stile elegante e forbito che "la stampa europea sputtana l'Italia". E' vero: quella gran parte del nostro paese che tra entusiastici consensi e silenziosi assensi si fa "sputtanare" dal capo del governo trova ampio spazio su una stampa estera non più divertita ma sgomenta ed allarmata.

 

Viene così ricordato nella repubblica stellata che sono stati i Gambino, i Bonanno, gli Anastasia e i Gotti a mobilitare la comunità italo-americana contro "il Padrino", i "Sopranos" e gli altri film e telefilm sulla mafia. E nelle megastrutture di rue Wiertz a Bruxelles tutti gli europarlamentari sanno benissimo che il nominale appoggio del duetto Berlusconi-Frattini alla candidatura di D'Alema è servito unicamente a far passare un secondo mandato a più modesto incarico dell'ineffabile Tajani anche se la sua precedente "performance" ai trasporti è stata "highly unsatisfactory" come ci ha detto l'amico Graham Watson, ex capo gruppo liberale britannico.

 

Poi ci si chiede perché mai il Silvio nazionale frequenti unicamente Gheddafi, Putin, principi sauditi, emiri del Golfo e campioni della democrazia come Lukashenko.

 

Sì, è vero, la stampa estera "sputtana" l'Italia e l'esperienza personale, per quel che conta, va registrata. Negli scambi degli ultimi due mesi con i pochi amici rimasti tra i corrispondenti della BBC, del Guardian, del Rundschau e di Le Monde le risposte al ricorrente "Ma come fanno tanti italiani a votare per B.?" vengono ormai raccolte con molte riserve. Sì, certo, la disinformazione, il controllo totale o quasi delle Tv pubbliche e private, la vocazione al servilismo dei giornalisti nostrani.

 

Ma in Italia non si è ancora giunti ad un regime totalitario, non si avverte ancora la necessità - come sessantasette anni fa - di Radio Londra, Tony Lawrence e Ruggero Orlando.

 

E poi, sempre a livello personale, qualcosa di sgradevole: le espressioni di simpatia, di simulata comprensione, le patte sulla spalla, "passerà anche questa", "prima o poi troverete un rimedio".

 

Come prima della penicillina con gli ammalati di sifilide. La sconcertante sensazione di essere portatori in Europa di una contagiosa malattia venerea.