il manifesto, 16 aprile 2005

Luis Posada:

licenza Usa

di uccidere

di John Manisco e Lucio Manisco

 

Luis Posada Carriles ha formalizzato la sua richiesta di asilo politico negli Stati uniti e attende l’esito ufficiale di una procedura che si prospetta piuttosto lunga. Ieri comunque la “Associated Press” ha raccolto un commento singolare quanto significativo di un anonimo alto funzionario della “Immigration and Naturalization Service”: “Il Signor Posada potrebbe essere fermato e fatto oggetto di un eventuale ordine di deportazione qualora dovesse presentarsi di persona al “Department of Homeland Security””. In altri termini la polizia federale e statale della Florida non ha alcuna intenzione di prelevarlo e tantomeno di interrogarlo nella residenza dei due figli e dei tre nipoti a Miami, ove risiede da 22 giorni.

Luis Posada Carriles è un personaggio da 30 anni arcinoto ai servizi segreti, alle polizie nazionali di una ventina di paesi dell’America Latina, all’Interpol e all’Europol ed occupò le prime pagine della stampa mondiale nell’ottobre 1976 quando insieme a un suo non meno illustre collega, Orlando Bosch, ora cittadino statunitense, organizzò l’attentato dinamitardo su un aereo della Cubana Airlines che portò alla morte di tutti e 73 i passeggeri inclusa l’intera squadra nazionale di scherma della Repubblica di Cuba. La sua sembra una storia uscita dalla penna di un John LeCarré o di un  Ian Flemming, con la differenza che invece di operare per la “Spectre”, la Stasi o la KGB egli è sempre stato impiegato dalla CIA, dagli altri servizi segreti degli Stati uniti ed ha avuto stretti rapporti con i vertici delle amministrazioni Bush senior e Bush junior. Certo è che per numero di assassini perpetrati batte di gran lunga Ilich Ramirez Sanchez, noto con l’appellativo di “Carlos lo sciacallo”, condannato in Francia per 83 omicidi accertati, mentre quelli del Posada superano i cento. Tra le sue vittime un giovane industriale genovese, Fabio Di Celmo, saltato in aria con una carica di esplosivo C4 nell’Hotel Copacabana all’Havana il 4 novembre 1997. In quello stesso anno ben undici attentati vennero perpetrati nella capitale e nell’intera Repubblica cubana con dozzine di feriti, alcuni gravi. Esecutore il salvadoregno Raoul Ernesto Cruz e due altri esuli cubani che dopo l’arresto identificarono come mandante e finanziatore dell’intera operazione per l’appunto il Posada. In una intervista rilasciata al New York Times il 12 luglio 1998  lo stesso Posada si attribuì la responsabilità diretta di questi attentati e a proposito della morte dell’impresario italiano dichiarò: “La morte del turista italiano è stato solo un incidente imprevisto che non mi turba affatto i sonni. Anzi io dormo come un bambino: quell’italiano si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato”. Dopo la pubblicazione dell’intervista sollecitammo attraverso la Commissione Europea il governo italiano a chiedere la sua estradizione ma a tuttoggi non sappiamo quale esito abbia avuto il passo da noi compiuto.

Il Posada venne assoldato in giovane età dalla CIA un anno prima della fallita invasione di Cuba nella Baia dei Porci, dopo aver servito  nelle forze di repressione del dittatore Fulgencio Battista. Da allora non gli sono mai venuti meno l’ispirazione, i finanziamenti e soprattutto l’ala protettiva della cosiddetta intelligence statunitense. Addestrato nella base di Fort Benning in Georgia all’uso di esplosivi ed altri ordigni letali, assunse un ruolo guida nell’organizzazione anti-castrista Alfa 66 e non gli mancò certo una immaginazione, derivata forse da finzioni cinematografiche, nei tre tentativi effettuati di assassinare Fidel Castro. Nel 1996 assoldò tre sicari venezuelani, fornì loro una telecamera contenente un arma da fuoco ad alta precisione e li appostò tra i giornalisti a Santiago del Cile ove si attendeva la visita di Fidel. Quando i sicari vennero meno per paura al loro compito, Posada ne assoldò altri a con la stessa telecamera truccata a Caracas ove doveva sostare il leader cubano, ma anche in questo caso essi non se la sentirono di espletare la missione. Il terzo attentato al leader Cubano finì in malo modo nel 2000 a Panama City quando lo stesso Posada e tre complici vennero identificati dal servizio segreto cubano e arrestati dalla locale polizia. Condannati ad 8 anni, la visita di Colin Powell a Panama City nell’agosto 2004 risolse il problema. La presidente uscente Mireya Moscoso il giorno dopo la visita graziò il Posada ed i suoi complici che vennero accolti trionfalmente a Miami dalla comunità dei fuoriusciti cubani. Non accertato invece il ruolo della CIA nella sua fuga, vestito da sacerdote, da un carcere venezuelano dove negli anni ottanta stava scontando una più lunga pena per l’attentato all’aereo di linea cubano. Ma la sua scia di terrore e di sangue percorre molti altri paesi dell’america centrale e meridionale; è attivo nell’operazione dei Contras contro la nazione Nicaraguense, contro la resistenza nel Salvador e poi ancora in Colombia e in Honduras.

Comprensibile dunque l’indignazione del Presidente Castro nei due discorsi televisivi di lunedì e giovedì; ha citato tra l’altro i proclami del Presidente Gorge W. Bush subito dopo il 9-11: “Chiunque dia asilo o protegga un terrorista è un terrorista.” In tutte e due le occasioni Fidel ha denunciato le torture perpetrate dal personale militare degli Stati uniti nel lager di Guantanamo.  

 

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