il manifesto                                                                               settembre 2007                   

 

Non se ma quando:

L’opzione nucleare nella guerra USA all’Iran.

DANZANDO VERSO L’ABISSO.

Cieche e sorde le autorità italiane?

 

di Lucio Manisco

 

L’allarme provocato dal ministro degli esteri francese con la sua battuta “Dobbiamo prepararci al peggio e il peggio è la guerra all’Iran” è stato spazzato sotto il tappeto in meno di quarantotto ore dai mass media nazionali, unanimi ieri nel prendere atto di una presunta marcia indietro di Bernard Kouchner e nel minimizzare il drammatico monito del direttore dell’ente dell’ONU per l’energia atomica Mohamed ElBaradei: ”Non vorrei parlare dell’uso della forza –ha dichiarato a Vienna- esistono regole sull’impiego delle armi e io vorrei augurarmi che tutti abbiano appreso la lezione dell’Irak, dove 700.000 civili innocenti hanno perso la vita per il semplice sospetto che quel paese disponesse di armi nucleari”.

L’unico interrogativo che agita i sonni delle cancellerie di mezzo mondo non riguarda “se” ma “quando” l’Amministrazione Bush e il Governo di Israele scateneranno la grande guerra mediorientale con o senza l’impiego di armi nucleari tattiche. Una sommaria lettura degli eventi più o meno recenti dovrebbe portare a conclusioni e previsioni delle più pessimistiche.

La massiccia mobilitazione dei mezzi aeronavali USA nel Golfo Persico, nell’Oceano Indiano e nel Mediterraneo sta per raggiungere la cosiddetta massa critica, la strada cioè del non ritorno.

Le rivelazioni sul trasporto a bordo di un B-52-H di missili Cruise armati con ogive nucleari dalla base di Minot nel Nord Dakota a quella di Barksdale nella Louisiana in violazione di statuti e leggi del governo federale sono state seguite dalle assicurazioni del Pentagono secondo cui si sarebbe trattato di un errore tecnico, assicurazioni che non hanno convinto nessuno anche perché i bombardieri strategici B-52-H operanti dalle basi statunitensi e da quella di Diego Garcia sono gli unici mezzi aerei dotati dei dispositivi di lancio dei Cruise.

L’offensiva aeronavale dovrebbe essere lanciata prima dell’estate del 2008, prima cioè della scadenza entro cui il Presidente George W. Bush ha indicato la sua disponibilità a ritirare 30.000 soldati USA dall’Irak. Un eventuale provvedimento del genere verrebbe automaticamente accantonato da una grave provocazione iraniana o da un attentato terroristico contro gli Stati Uniti o contro Israele attribuibile al Governo di Teheran.

L’Amministrazione Bush ordinerebbe pertanto la reintroduzione della coscrizione obbligatoria e lo stato di emergenza nazionale in applicazione del “John Wagner Defense Authorization Act 2007” che prevede tra l’altro l’impiego delle forze armate sul territorio degli Stati Uniti in caso di sommosse o atti di terrorismo –qualcosa come la legge marziale-  e secondo alcuni potrebbe essere addirittura esteso ad un rinvio delle scadenze elettorali. A dire il vero l’ondata patriottica per una “America sotto attacco” ed “in guerra” renderebbe superflue misure estreme del genere.

Lo “smantellamento” delle centrali nucleari, degli impianti militari e industriali in Iran verrebbe accompagnato da analoghe operazioni belliche israeliane e statunitensi contro la Siria. L’incursione, ancora avvolta dal silenzio ufficiale, degli F-16 di Tel Aviv contro due basi nel nord della Siria ha dato la stura ad ipotesi delle più dissennate: la Siria avrebbe ricevuto armamenti nucleari dalla Corea del Nord prima della rinunzia del governo di questo paese all’allestimento di ordigni del genere; Israele con l’incursione dei giorni scorsi avrebbe inscenato la prova generale di una sua partecipazione all’offensiva coordinata con gli Stati Uniti contro l’Iran. Secondo fonti del Pentagono gli obbiettivi colpiti sarebbero stati invece alcuni depositi di armi iraniane destinate agli Hezbollah libanesi.

La proclamazione di Gaza come “entità nemica” da parte del governo Olmert oltre ad equivalere ad una vera e propria dichiarazione di guerra, preannunzia altre misure belliche contro paesi vicini come il Libano destinate ad azzerare la possibilità di reazioni esasperate e convulse dell’intero mondo arabo ad un’offensiva contro l’Iran e la Siria.

Uno scenario di questo genere, ipotizzato a più riprese da autorevoli quotidiani europei quali il Frankfurter Rundschau, il Guardian, il Sunday Telegraph e Le Monde, potrà apparire troppo catastrofista a chi segua solo la stampa nazionale e  nutra una fiducia intaccabile ed assoluta nel presente governo degli Stati Uniti. E’ comunque lecito chiedersi se le nostre autorità militari e civili abbiano approntato elementari misure precauzionali quali l’aumento delle riserve strategiche di prodotti energetici con un possibile aumento del prezzo del petrolio a 150 dollari al barile, o una disponibilità aero-navale per l’evacuazione di 5000 militari dall’Afganistan e dal Libano.

In caso contrario stiamo danzando ciechi e sordi verso l’abisso?

 

 

 

Lucio Manisco