La Rinascita della Sinistra, 12 marzo 2000

 

ELEZIONI USA: LA DROGA DI STATO

di Lucio Manisco

 

E' stato più volte sostenuto lo scorso secolo che il tacchino, l'insipido pennuto molto più popolare dell'aquila calva o canuta, dovesse sostituire quest'ultima come emblema nazionale degli Stati Uniti. Agli albori del nuovo millennio, nel pieno della campagna elettorale per la Casa Bianca, vien fatto di pensare che la siringa per endovenose potrebbe essere un sostituto molto più rappresentativo dell'imperiale rapace o almeno rimpiazzare le saette che serra nei suoi artigli.

L'irriverente suggerimento non scaturisce solo dal fatto che l'iniezione letale è diventata il metodo più diffuso per eseguire, a ritmo sempre più accelerato, le condanne a morte in terra d'America e che il candidato repubblicano alla presidenza, il Governatore del Texas George W. Bush si è aggiudicato tra tutti gli altri suoi colleghi il primato di serial killer sopprimendo con la siringa ben 123 esseri umani nel suo Stato. Non deriva nemmeno dalla crescente domanda di eroina e di altri iniettabili stupefacenti negli Stati Uniti che alimenta la produzione e la distribuzione in tutto il mondo.

Diverso il motivo per cui il nuovo simbolo andrebbe adottato, soprattutto dopo le primarie, le prove pre-elettorali della campagna presidenziale che prima ancora della loro conclusione e delle convenzioni di partito hanno ridotto a due i contendenti nell'uno e nell'altro campo, quelli che il saggista politico e romanziere di successo Gore Vidal chiama le componenti nominali del partito unico demorepubblicano.

Sono più di 82 milioni i cittadini - elettori sotto l'endovena di Wall Street, a cui vanno aggiunte altre decine di milioni di navigatori dell'Internet che ambiscono ad entrare nel mercato azionario inebriati da statistiche come quelle pubblicate il 10 marzo dal "New York Times" secondo cui la new economy creerebbe 60 milionari più o meno virtuali ogni giorno, 21.900 l'anno, infinitamente più di quelli creati in Italia da Lotto, Enalotto, Totocalcio, Totogol, Totip, Lotterie nazionali ed affini. Non si tratta più di un condizionamento psichico della società dei consumi che aspira a diventare società del benessere, bensì di una vera e propria assuefazione alla droga dell'arricchimento individuale, pompata quotidianamente nelle vene degli utenti dalle siringhe degli operatori economici, dei mass media, della stragrande maggioranza del mondo politico. Che la realtà sia drammaticamente diversa, che la forbice tra i nuovi, pochi ricchi sempre più ricchi e la moltitudine dei poveri sempre più poveri si stia aprendo a dismisura, che la bolla speculativa possa esplodere da un momento all'altro, che l'incremento dei consumi sia alimentato da un astronomico indebitamento privato sfuggito ormai ai più elementari controlli del sistema creditizio, tutti questi dati fattuali non preoccupano minimamente i narcotrafficanti della new economy, gli spacciatori del NASDAQ, gli esaltati promotori di mergers, di fusioni sempre più colossali basate su scambi di pacchetti azionari sopravalutati: i fundamentals, i fattori fondamentali di una espansione decennale - proclamano ad ogni pie' sospinto - sono sani, gli indici di produttività sono più che soddisfacenti, i salariati poveri anche se precari sono pur sempre salariati, l'inflazione è contenuta e preoccupa solo un menagramo come Alan Greenspan, direttore della Federal Reserve Board, il perseguimento della felicità, garantito dalla Dichiarazione d'Indipendenza, dopo poco più di due secoli è diventato finalmente un traguardo raggiunto.

E' necessario tener conto di questo quadro allucinatorio collettivo per capire qualcosa della campagna elettorale in corso negli Stati Uniti, per capire ad esempio perché nelle primarie siano state eliminate sommariamente e prima del previsto le "insorgenze" di candidati cosiddetti riformisti come il democratico Bill Bradley ed il repubblicano John McCain. La spiegazione fornita dai mass media è che il primo aveva sposato questa o quella causa progressista e sociale all'ultimo momento e solo per differenziarsi dal favorito Al Gore, che l'ex campione di pallacanestro ed ex senatore del New Jersey era un personaggio introverso, privo di comunicativa; per quanto riguarda il secondo, eroe della guerra del Vietnam, che la sua campagna era monotematica, basata sulla necessita' di riformare l'aberrante sistema dei finanziamenti della politica ad opera delle lobbies e dei centri del potere finanziario; veniva aggiunto in sordina che la sua ostentata onestà e sincerità sconfinavano spesso in una psicopatologia derivata dalla sua lunga prigionia ad Hanoi. Si deve forse a queste anomalie caratteriali di John McCain se incombe ancora una sua minaccia sulle prospettive elettorali del vincitore delle primarie repubblicane, George W. Bush, sempre che quest'ultimo non gli offra la candidatura alla vice-presidenza. E' stato anche detto che sia Bradley che McCain sono stati schiacciati dagli apparati dei rispettivi partiti saldamente in mano ai due candidati di punta. Ipotesi di parziale validità, ma che contrastano con l'eccezionale afflusso alle urne nelle primarie di partito e di quelle cosiddette miste: sembra proprio che questo numero aggiuntivo di elettori indipendenti ed iscritti abbia determinato la sconfitta delle due "insorgenze" con un voto maggioritario essenzialmente a favore dello status quo.

A favore dello status quo per quanto riguarda l'economia drogata, anzi per incrementarne l'assuefazione della società statunitense, si sono fideisticamente pronunciati sia il democratico Al Gore che il repubblicano George Bush, il primo attribuendo la cosiddetta espansione all’Amministrazione Clinton, il secondo facendola risalire all'Amministrazione Reagan. Nessuno dei due ha finora affrontato temi di scottante ma controversa attualità come il fallimento della conferenza di Seattle su una più sfrenata liberalizzazione dei mercati mondiali, come la bolla speculativa di Wall Street, come la massiccia evasione fiscale delle grandi compagnie, come lo "shock petrolifero": tutti e due sono favorevoli, anche se in diversa misura e con diversa distribuzione sociale, alla riduzione delle tasse, alla destinazione del surplus delle entrate al risanamento in tempi brevi del disavanzo, all'aumento del già astronomico bilancio della difesa.

E così lo scontro è stato già portato sul terreno del "mud slinging", delle manciate di fango gettate su vizi, peccati, difetti ed errori passati e presenti dell'avversario: la crassa ignoranza di Bush, il sospetto che da giovane abbia sniffato cocaina, il suo razzismo, l'appoggio ricevuto dalle fasce più estreme dell'integralismo religioso; nel campo opposto la sudditanza del vicepresidente Gore dal grande sindacato, la connivenza con gli scandali sessuali di Bill Clinton, l'equivoca provenienza di alcuni finanziamenti delle sue campagne elettorali.

Ne vedremo delle belle nei prossimi sette mesi: si parlerà di tutto tranne che dei veri problemi della società statunitense e tantomeno della necessità di uscire dall'assuefazione all'arricchimento virtuale garantito a 250 milioni di americani, magari al costo di una crisi preventiva e graduale da astinenza. Basterà arrivare al primo martedì di novembre senza scosse, turbamenti del mercato, crolli del Dow Jones o del NASDAQ o grosse crisi internazionali come quella che sta covando sotto le ceneri dei Balcani.