LE GRANDIOSE AFFABULAZIONI ELETTORALI USA:
 indifferente la stragrande maggioranza dei votanti e dei non votanti per l'esito della corsa alla Casa Bianca. Katherine "Crudelia" Harris ambasciatrice a Roma?
16/12/2000

di Lucio Manisco

Paese favoloso questi Stati Uniti d'America; favoloso nel senso letterale di paese ricco di favole, di affabulazioni politico-mediatiche che levitano su ogni realta', su ogni rilievo attuariale, su ogni sondaggio che non sia prefabbricato. L'ultima affabulazione riguarda una nazione di 250 milioni e piu' di americani profondamente divisa da una contesa postelettorale di 36 giorni e conclusasi con l'assegnazione "giudiziaria" della Casa Bianca al repubblicano George W. Bush. E poi quella del vincitore che vuole sanare questa sanguinosa lacerazione, questo trauma elettorale del 50% o giu' di li' e proclama che la sua non e' una vittoria del partito repubblicano ma una vittoria di tutti in quanto lui sara' il presidente dell'intera nazione. Si dovrebbe pertanto dedurre che 125 milioni di cittadini sono seguaci di un partito e gli altri 125 del partito avversario. Poi si fanno un po' di calcoli sul pallottoliere: ha votato poco piu' del 51% degli iscritti nei registri elettorali, e cioe' 92 milioni di cittadini; tolte le percentuali per Nader e quelle dovute alla dispersione dei voti, si scende ad un totale di 86 milioni. A voler ignorare i brogli, le schede annullate e le alterazioni dovute al collegio elettorale, George "Dubya" Bush potrebbe aver raccolto 43 milioni di suffragi, 300 mila in meno di Albert Gore. I mass media statunitensi e di riflesso quelli europei ci vorrebbero far credere che almeno 43 milioni di elettori sono sconvolti dall'esito fraudolento delle consultazioni del 7 novembre u.s. e vorrebbero farla pagar cara ad altrettanti 43 milioni. Nulla di piu' lontano dalla realta': l'attivismo politico - volontariato, agit-prop a stipendio fisso, candidati alle legislature federali e statali, ai posti di accalappiacani di Walla Walla o di sceriffo a Tepeka - non supera le 200 mila unita'. Tutti gli altri, con i cervelli spappolati dalla propaganda politica a pagamento sulle reti televisive nazionali e locali, hanno votato su istanze abitudinarie o per motivazioni delle piu' effimere; persino la telenovela di 36 giorni sulla protesta e sulla contestazione del voto in Florida ha registrato bassi livelli di gradimento televisivo paragonati a quelli di una partita di football tra i Colts e i Bills. Lo stesso Presidente Bill Clinton ne ha preso atto parlando dell'infinita pazienza del suo popolo; "In altri paesi - ha detto non senza ironia - la gente avrebbe riempito le strade protestando ed urlando". Il successore, come abbiamo gia' riferito, ha parlato di una vittoria che non e' del suo partito ma che verra' da lui trasformata in una vittoria di tutti gli americani. C'e' un piccolo problema: i partiti non esistono nella repubblica stellata, i due che vanno per la maggiore non hanno iscritti, non hanno uffici, sezioni, attivita' specifiche; vengono alla luce, si materializzano solo alla vigilia di ogni scadenza elettorale, biennale o quadriennale. La stessa iscrizione nei registri elettorali come repubblicani, democratici o indipendenti permette il "cross-voting", e cioe' il voto trasversale. Ecco perche' quando si parla oggi come ieri di divisioni e di traumi elettorali sarebbe necessario fare unicamente riferimento a quei 200 mila che hanno perduto o guadagnato uno stipendio, un posto di lavoro o un appalto, un incarico amministrativo o legislativo. Esistono naturalmente interessi ben piu' cospicui, multimiliardari, di quelle corporazioni, industrie transnazionali, banche e cosi' via dicendo che hanno equamente distribuito 3 miliardi di dollari in finanziamenti ai due candidati per la presidenza. E' poco ma sicuro che questi interessi primari verranno serviti a dovere dal vincitore Bush Junior o per meglio dire dai vari Colin Powell, Dick Cheney, Condoleezza Rice

e Katherine Harris che avranno il ruolo di tutori del Presidente piu' inesperto ed incolto nella storia degli Stati Uniti.

Katherine "Crudelia" Harris, l'assatanata "Segretario di Stato della Florida" che ha superato ogni limite nel assegnare per ben tre volte prima del tempo la vittoria al candidato repubblicano, sta seminando il panico nelle cancellerie europee: prima e dopo le elezioni ha indicato che vuole un posto di ambasciatore degli Stati Uniti e che non si accontentera' di una sede in America Latina, in Africa o in Asia. Alcune osservazioni critiche sull'esito elettorale americano del Ministro degli Esteri Lamberto Dini possono avere anticipato un non placet alla sua probabile designazione alla sede di Via Veneto a Roma.

Molte altre sono le favole diffuse dai mass media, ma una di queste, la piu' fantasiosa, si e' infranta sulla dura realta' dei fatti: parliamo della proclamata imparzialita', indipendenza ed autorevolezza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che con una delle piu' incoerenti ed insulse sentenze degli ultimi anni ha incoronato di alloro la poco spaziosa fronte del candidato repubblicano. L'ultimo chiodo nella bara della credibilita' del supremo organo giudiziario della repubblica stellata e' stato piantato da alcuni anziani cittadini dello stato dell'Arizona. Hanno ricordato il ruolo avuto dal presente magistrato Presidente l'Alta Corte, William H. Rehnquist, nel limitare e respingere nel 1964 l'afflusso alle urne di votanti afroamericani ed ispanici, in quanto presumibilmente democratici. Quale componente di una locale commissione elettorale esigeva da questi elettori la recitazione e la difficile interpretazione di molti articoli della costituzione e cosi' impediva loro l'accesso alle urne. Insieme ad Antonin Scalia e a Clarence Thomas e' stato il piu' accanito il 13 e il 14 u.s. nel bloccare il conteggio manuale dei voti nel sovrano stato della Florida.

www.luciomanisco.com