10 febbraio 2008

 NON E’ CAMBIATO NULLA?

                              

74 anni fa in Campania un partito “Forza Italia” tra mafia e fascismo nel resoconto di Norman Lewis. “Un’oratoria senza contenuti con fuochi d’artificio che nascondono la mancanza di un pensiero originale”. Sembra un commento sui discorsi pronunziati in Italia il 9 e il 10 febbraio 2008.  

di Lucio Manisco

 

“Naples ‘44” di Norman Lewis è stato pubblicato con una splendida introduzione di Graham Greene a Londra nel 1978. La versione italiana di Matteo Codignola è apparsa in Italia per i tipi di Adelphi nel 1978. Ne consigliamo vivamente la lettura o la rilettura perché l’autore, allora agente della intelligence britannica nella Campania da poco liberata dalle forze alleate, sembra scrivere - devastazioni della guerra a parte -  della realtà folle e sgangherata dell’Italia d’oggi ed a proposito del comizio di un partito “Forza Italia” di 74 anni fa esprime giudizi quanto mai validi in questi giorni ad esempio sui discorsi pronunciati il 9 e il 10 febbraio da Berlusconi, Veltroni & Co. in apertura della campagna elettorale.

Trascriviamo un brano quanto mai attuale di “Napoli ‘44”.

 

“L’ultima volta che sono stato al Comando, con mia grande sorpresa mi hanno trovato un incarico ben definito: indagare sulle intenzioni di un partito politico clandestino che opera nella zona. Con la nostra benedizione si sono costituiti qualcosa come sessantacinque partiti politici, i quali parteciperanno alla furiosa rissa democratica che prevedibilmente si scatenerà quando verranno indette le elezioni. Oltre a questi, esistono molti movimenti non riconosciuti che aspirano a restituire alla nazione la sua grandezza. In gran parte sono farneticanti, come i separatisti di Lattarullo, che vogliono vestire la gente con tuniche romane, istituire un minimo legale di dieci figli per famiglia , reintrodurre sotto questa o quella forma la servitù della gleba.

Alcuni vengono considerati più risoluti e sinistri, e tra essi quello su cui dovevo indagare, che si chiama “Forza Italia” e si sospetta di simpatie neofasciste. I miei contatti a Benevento lo liquidano con disprezzo come l’ennesimo, fanatico movimento di destra appoggiato dai proprietari terrieri e dalla mafia rurale, in questo caso capeggiata da un latifondista suonato che sostiene di essere la reincarnazione di Garibaldi. Ad ogni modo, vogliono un rapporto, ed essendo venuto a sapere che per oggi era in programma un comizio a San Marco dei Cavoti, un paese sui monti del Sannio a una trentina di chilometri da qui, ho chiesto in prestito il Dodge ai canadesi e ci sono andato. Sono partito alle sei, prima che i miei compagni si alzassero, e per le otto ero a San Marco.

Nel profondo sud i comizi politici si tengono la mattina presto, in modo da evitare la calura, e spesso offrono il pretesto per improvvisare una fiera. In questo caso, la gente venuta a sentire i discorsi ne aveva approfittato per portare con sé qualche pecora da vendere, ed era stata allestita una bancarella con giocattoli di paglia intrecciata, dolci di farina gialla e zufoli di latta, mentre una banda composta di tre elementi aspettava di suonare. San Marco sembra scolpita nel cuore della montagna , un corallo umano, dove la vita di ciascuno è solo e soltanto lotta contro la miseria. E’ un paese di pastori con facce da totem, uomini solenni e silenziosi nati in condizioni non molto diverse dalla schiavitù. In alcuni casi forse si tratta di schiavitù vera e propria visto che è opinione diffusa che in questa, come in molte altre province del Sud, i bambini maschi vengano venduti dai genitori ai proprietari delle grandi greggi. Questi uomini taciturni sono più grossi e più arcigni dei contadini del Meridione, con i quali credo abbiano poco in comune.

I comizi di questi giorni sono sempre la solita solfa, uno vale l’altro. Il pubblico italiano apprezza l’oratoria al di là del contenuto, ed è affascinato da quell’esibizione di fuochi d’artificio verbali cui in genere si ricorre per nascondere la mancanza di un pensiero originale. L’oratore di oggi avrebbe dovuto essere, in teoria, un sovversivo, ma non aveva assolutamente nulla di nuovo da dire, e comunque nulla che potesse in alcun modo costituire una minaccia per la sicurezza delle forze alleate . Era uno sproloquio interminabile, e fra il pubblico di pastori qualcuno, di tanto in tanto, rompeva il suo abituale silenzio per approvare con un grugnito. Sono rimasto lì per un po’, prendendo qualche appunto su cui basare il rapporto. Avevo una sensazione di assoluto isolamento. Inoltre, in un paese dove probabilmente nessun inglese aveva mai messo piede prima, non potevo sperare di passare inosservato, e infatti mi guardavano con una certa curiosità.

Dopo circa un’ora mi sono reso conto che sapevo tutto quello che c’era da sapere sul movimento “Forza Italia”...”.