IRAN: PROSSIMA FERMATA.

NON FUMA LA PISTOLA FUMANTE DEL PENTAGONO.

 

di Lucio Manisco

 

 

 

“Prima che la situazione sfugga ulteriormente a qualsiasi controllo il Presidente George W. Bush deve rendere ben chiare le sue intenzioni nei confronti dell’Iran”. E’ il severo monito del New York Times che nel suo editoriale invita il Congresso a non farsi nuovamente trarre in inganno o a cedere a pressioni di sorta per sostenere un’altra guerra disastrosa. Gli ambigui dinieghi del Capo dell’Esecutivo non hanno convinto nessuno anche perché sono stati accompagnati da un crescendo di provocazioni, denunzie e massicce mobilitazioni aero-navali nel Golfo Persico, nel Mediterraneo e in Europa: arresti e rapimenti di funzionari consolari, licenza di uccidere presunti agenti iraniani in Irak, chiusura delle frontiere, fantasiose previsioni dei tempi brevi entro cui Teheran potrebbe acquisire bombe nucleari e poi la pistola fumante, la prova inconfutabile della fornitura di tremende armi sofisticate iraniane alla resistenza irachena.

E’ stata proprio questa prova inconfutabile del sostegno militare iraniano alla guerriglia irachena quella che ha dato il via ai primi segni di vera opposizione negli Stati Uniti anche tra le anime belle del Congresso a maggioranza democratica: troppo vicina l’esperienza delle menzogne di Bush sulla nefandezza irachena - dalle inesistenti armi di distruzione di massa alla fialetta di antrace esibita da Colin Powell alle Nazioni Unite - per riscattare l’Amministrazione dalla sua credibilità zero. Ne ha dovuto tener conto il Pentagono che dopo aver ritardato di due mesi le sue rivelazioni ha delegato il compito ad anonimi funzionari dislocati a Bagdad. La pistola fumante si è rivelata arrugginita e senza un fil di fumo anche se a detta del Pentagono avrebbe provocato in tre anni la morte di 170 soldati statunitensi: sono stati esibiti due esemplari corredati da fotografie di “esplosively formed penetrators”, di granate penetranti a propulsione esplosiva  con tanto di marchio di fabbrica iraniana e scritte in inglese fornite agli insorti dai “più” alti livelli del regime di Teheran.

Tony Blair ha reso un pessimo servizio all’amico George Bush perché ha ricordato di avere denunziato per primo quindici mesi fa la fornitura di questi ordigni capaci di demolire persino il super-carro armato Abrahams ed ha così ingenerato l’interrogativo su perché mai l’Amministrazione USA se ne sia accorta solo ora. Sono poi intervenuti esperti militari di diversi paesi: l’arma micidiale non è affatto nuova  in quanto risale a più di un secolo fa; è stata impiegata nella prima e nella seconda guerra mondiale, dagli irredentisti irlandesi nell’insurrezione del 1919 – 1921 contro le truppe inglesi e in diversi altri conflitti che hanno afflitto il genere umano negli ultimi decenni a partire da quello iracheno-iraniano degli anni ottanta.

La tecnologia necessaria all’allestimento degli ordigni – hanno osservato gli stessi esperti – era sicuramente alla portata di un regime come quello di Saddam Hussein e di altri nell’intero Medio Oriente. Secondo la denunzia dei funzionari del Pentagono gli “explosively formed penetrators” sarebbero stati forniti agli insorti iracheni dalle brigate “al-Quds” agli ordini dello Ayatollah Iraniano Ali Khamenei. E qui l’improbabile rasenta l’assurdo: gran parte degli attacchi alle truppe occupanti sono stati portati da guerriglieri sunniti odiati a morte dal regime scita iraniano e dall’onnipotente Khamenei che all’insaputa di tutti avrebbe improvvisamente eseguito un doppio salto mortale e deciso di prestar loro man forte.