10 maggio 2005 Liberazione

Assoluzione bipartisan per Negroponte, la magistratura è sola

 Caso Calipari, la lotta di 

De Gennaro contro il Sismi

di Gigi Malabarba


Attorno al caso Calipari non si accende un duro scontro per scoprire la verità, negata a priori dagli Stati Uniti, ma uno scontro per il controllo dell'intelligence e dei comandi operativi di quello che a giusto titolo passa per il "fronte interno" della guerra globale permanente. Mai come in questo caso i concetti corrispondono con la realtà fattuale.

Com'è possibile che tutto quanto venga chiuso da una ridicola ricostruzione di una Commissione d'inchiesta statunitense, a cui hanno preso parte anche due esponenti indicati dal governo italiano, che fa acqua da tutte le parti? Dov'è finita l'opposizione in questo paese, ma dov'è finito anche quel giornalismo d'inchiesta serio che possa aiutare anche chi non si vuole accontentare delle favole?

Proviamo a mettere in fila qualche elemento, soprattutto dopo la pubblica messa sotto accusa del Sismi sui giornali di questi giorni e su uno in particolare.

Nonostante le evidenti contraddizioni e, soprattutto, nonostante le opposte conclusioni delle due relazioni relativamente alle modalità di funzionamento del check point assassino, la Commissione d'inchiesta è servita esclusivamente a circoscrivere l'ambito del conflitto tra i due paesi, escludendo in ogni caso la "volontarietà" della sparatoria e occultando - per scelta esplicita - il punto nodale della questione: perché e stato istituito il posto di blocco volante n.541. Esso doveva essere collocato sulla Route Irish 10-15 minuti prima del passaggio dell'ambasciatore John Negroponte diretto a Camp Victory e subito sciolto; in realtà non è mai servito a questo scopo ed è stato mantenuto per quasi due ore fino all'impatto con l'auto di Calipari, fuori da ogni consuetudine e a rischio grave per la stessa pattuglia, i cui capisquadra hanno più volte protestato con i loro superiori.

Il comando americano, pur preavvisato, non ha avvertito la pattuglia dell'arrivo degli italiani; anche l'équipe di Negroponte ha casualmente commesso lo stesso "errore" e della localizzazione millimetrica degli spostamenti dell'auto, da parte del sistema di controllo americano, tramite il cellulare di Calipari dal momento della liberazione di Giuliana Sgrena, meglio non parlare. Calipari è stato seguito in ogni suo movimento, ha dovuto spegnere tutti i dispositivi per smarcarsi al momento del contatto coi rapitori e, riattivando il cellulare, è stato seguito fino al check point: lo sanno tutti, ma si fa finta di niente! Perché?

Forse perché sarebbe emerso che il contesto che ha prodotto la sparatoria era stato pianificato da John Negroponte per contrastare in modo netto e definitivo la linea trattativista seguita dall'Italia nella liberazione degli ostaggi e imporre a tutti gli alleati la linea della fermezza, riuscendo perfino ad addossare la colpa agli italiani perchè non si sarebbero coordinati con gli americani.

Questo ho detto in numerosi atti parlamentari e in occasione del dibattito in Senato sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio qualche giorno fa. Dubbi sull'argomento sono stati segnalati da tutti gli analisti, circolano nei commenti di ogni persona sensata che si occupa del caso e persino in quelli dell'ambasciatore Ragaglini, che ha partecipato come membro italiano alla Commissione d'inchiesta a Baghdad.

Ma nessuna forza politica, neanche di opposizione, si è peritata di ricercare le ragioni del comportamento arrogante da parte americana in tutta la vicenda e del boicottaggio esplicito nei confronti della magistratura italiana, impedendole di giudicare alcun militare e manomettendo le poche prove disponibili.

In questo senso, la nuova uccisione di Nicola Calipari è stata sancita nel coro bipartisan sull'inattaccabile e sempiterna amicizia tra Stati Uniti e Italia.

L'alleanza tra il governo Berlusconi e gli Stati Uniti di Bush in Iraq è stata da sempre molto solida e anche il Sismi ha strettamente collaborato direttamente sul terreno con i servizi americani fin da un anno prima dell'inizio della guerra, mettendo a disposizione una lunga esperienza di rapporti con il mondo arabo, ivi compreso il regime di Saddam Hussein. Fino ai sequestri dello scorso anno non ci sono state particolari ragioni di conflitto. Ma quando il governo italiano ha dovuto tentare tutte le trattative possibili per raggiungere un risultato positivo, lo scontro con le direttive del Centro ostaggi della coalizione, dipendente nei fatti dall'ambasciata Usa, è apparso evidente.

Nicola Calipari era certamente l'uomo chiave per le relazioni con i servizi dei paesi arabi, anche dei "paesi canaglia", e con le formazioni armate mediorientali, anche quelle che compaiono nella lista dei movimenti terroristi. Il pagamento dei riscatti, ammesso come possibile dall'accordo stesso tra tutte le forze politiche italiane, è stato pubblicamente bollato dal Pentagono come «finanziamento del terrorismo» tout court da parte dell'Italia ed esempio negativo per tutti i paesi coinvolti in Iraq.

In tutto il periodo in cui il Sismi è riuscito a riportare risultati, in realtà non è mai potuto apparire il suo ruolo, dovendo far figurare un presunto blitz americano per la liberazione dei primi tre ostaggi e come frutto dell'azione umanitaria della Croce rossa di Scelli la liberazione delle due Simona.

Malumori per l'iniziativa del Sismi erano percepibili anche da parte dell'Arma dei carabinieri, che rappresenta il grosso delle forze militari italiane in Iraq. Ma è con la vicenda che porta all'assassinio di Nicola Calipari che lo scontro con gli americani è venuto chiaramente allo scoperto e - con esso - lo scontro tra gli apparati itaiani, con reazioni trasversali negli schieramenti politici, connesse al contesto "globale".

L'offensiva contro il Sismi è stata scatenata da Repubblica. Proprio nel momento in cui Berlusconi è costretto a muoversi giustamente nell'unico modo possibile per tentare di liberare gli ostaggi, i principali editorialisti del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, e persino lui in pirma persona, attaccano il governo italiano e i «furbetti» che pensano di farla franca. Dietro la volgarità di tale offensiva contro Nicolò Pollari, e persino con l'insulto alla memoria dell'agente ucciso, c'è la volontà di altri pezzi forti della gestione di un ordine pubblico ormai globale di prendere tra le mani il controllo della situazione.

Gianni De Gennaro, capo della polizia sotto governi diversi, non ha fatto mistero di essersi liberato a suo tempo di Calipari quand'era allo Sco e sicuramente non ha gradito il ruolo crescente del Sismi sulla scena internazionale.

Anche le modalità di intervento e la regia di alcuni avvenimenti (a Napoli e a Genova nel 2001 contro il movimento no global) e il ruolo assegnato a capi di diverse armi in attività di polizia sia interna che nei teatri di guerra, rappresentano un disegno coordinato su scala sovranazionale, che proprio negli Stati Uniti ha la sua cabina di comando. Almeno nelle linee ispiratrici.

Il silenzio del Ministro della Difesa, Antonio Martino, che ha aperto bocca solo per dire che la Presidenza del Consiglio ha avocato a sé tutta la questione degli ostaggi, completa lo schieramento politico in Italia più allineato con la strategia della guerra globale preventiva contro il terrorismo dominante a Washington. Anche se questa giunge a limitare pesantemente le libertà democratiche con l'emanazione del Patriot Act e le tante Guantanamo sparse nel mondo; anche se porta all'uso della tortura come ad Abu Ghraib (e i nostri carabinieri ne erano a conoscenza); anche se dopo i bombardamenti indiscriminati - si passa in Iraq alla "guerra sporca" attivando la cosiddetta Opzione-Salvador di John Negroponte, dove si impiegano mezzi non convenzionali per combattere un nemico non convenzionale. Ossia fuori da ogni diritto e da ogni legalità.

Si rischia di perdere la guerra, dice Donald Rumsfeld: più nessuna tolleranza è possibile né nei confronti dei nemici, né nei confronti degli alleati. Negroponte, arrivato alla guida dei 15 servizi segreti americani dopo una lunga operatività sul campo nell'organizzazione degli squadroni della morte in molteplici scenari internazionali, ma soprattutto in Centroamerica, sa di poter contare sullo scontro interno agli apparati italiani, sul servilismo del governo Berlusconi e su un'opposizione politica facilmente addomesticabile. E può agire indisturbato.

Boicottata dagli Usa, non sostenuta dal governo, imbrigliata dalle conclusioni assolutorie - totali o parziali, a seconda delle versioni - della Commissione d'inchiesta, la magistratura italiana resta sola nella ricerca di una verità che pare ormai impossibile da raggiungere.

L'Ulivo in Parlamento ha scelto il ruolo di opposizione di sua maestà, sciorinando litanie filoatlantiche, mentre il suo organo ufficiale, la Repubblica, si è impegnato a fondo in una critica da destra a Berlusconi, sull'onda degli apprezzamenti di D'Alema persino della dottrina neocon del Presidente Bush.

La ricerca della verità sull'assassinio di Calipari non interessa più nessuno. Meglio sfruttare il caso cinicamente per procedere a passi spediti verso la riforma in senso "unitario" dei servizi, dove sono in molti a voler contare, ma qualcuno gode più di altri dei favori del nuovo supercapo dei servizi a Washington.

Questo partito e questo giornale hanno deciso di non demordere.

John Dimitri Negroponte è stato esplicitamente indicato come mandante dell'assassinio di Nicola Calipari e abbiamo cominciato a mettere insieme i tasselli di questa gravissima denuncia politica.

Il capo della polizia italiana, Gianni De Gennaro, è l'ispiratore di un'integrazione degli apparati sotto regia americana e attacca direttamente la linea trattativista del Sismi, utilizzando la copertura di un giornale come Repubblica.

Il Ministro della difesa, Antonio Martino, dovrà presto rispondere di una partecipazione piena dell'Italia alla guerra in Iraq, che vede al centro il ruolo del contingente italiano a Nassiriya, mascherato sempre meno credibilmente come "missione di pace".

C'è qualcuno in questo paese disposto a darci una mano per andare fino in fondo?