12 dicembre 2002

Il tempo degli assassini

di Lucio Manisco

L'impiego di armi nucleari nell'imminente guerra contro l'Iraq è stato chiaramente contemplato ed enunciato in un documento inviato ieri sera dal Presidente George W. Bush al Congresso degli Stati Uniti: reca il titolo "Strategia nazionale per combattere le armi di distruzione di massa". Preceduto da una dichiarazione della Casa Bianca sull'intento di far ricorso ad "una forza devastante" nell'eventualità di attacchi chimici o biologici portati al territorio degli Stati Uniti o a quello dei loro principali alleati, il documento prevede un impiego preventivo dell'arma nucleare qualora il suo valore di deterrente non ottenga il risultato voluto. «Qualora i nostri tentativi a vasto raggio di imporre la non proliferazione dovessero fallire - si legge nel rapporto inviato al Congresso - dobbiamo disporre di tutte le capacità operative necessarie a difenderci contro un possibile impiego di armi di distruzione di massa».

Le dichiarazioni rilasciate dalla Casa Bianca e il documento ufficiale divulgato ieri notte scandiscono in termini ancora più minacciosi ed immediati quel superamento della cosiddetta soglia nucleare elaborata dal Pentagono e divulgata il 10 maggio con il titolo di "Nuclear Posture Review". Si tratta della svolta più drammatica nella storia dell'umanità e per i destini della pace dopo Hiroshima e Nagasaki: anche se per più di mezzo secolo gli Stati Uniti non avevano mai rinunziato ad un "first use" dell'arma atomica, questo primo uso veniva contemplato solo nell'imminenza di un massiccio attacco convenzionale o nucleare da parte della superpotenza sovietica. Ora l'impiego preventivo dell'arma viene minacciato contro i cosiddetti stati-canaglia, nella fattispecie contro l'Iraq di Saddam Hussein. Gli Stranamore del Dipartimento della Difesa - Rumsfeld, Marshall, Wolfovitz, Perle ed altri - hanno imposto una nuova strategia del terrore, il terrore di Stato esercitato dall'Impero contro le sue province più lontane, irrequiete o dichiaratamente ostili. L'arma da impiegare esiste già; è l'ordigno atomico tattico ad alta penetrazione "BS 1-11" perfezionato in violazione del Trattato di non-proliferazione nel poligono del Nevada e destinato a decapitare il regime iracheno, ad assassinare il dittatore Saddam Hussein in qualche suo bunker sotterraneo a Bagdad e dintorni.

Tutto fa temere che una decisione del genere sia stata già presa e non solo per via del boicottaggio Usa della missione degli ispettori dell'Onu e dell'asserzione, mai provata, secondo cui l'Iraq disporrebbe di un micidiale arsenale biochimico se non ancora atomico. Ad avvalorare tale tesi, al di là delle esplicitazioni di ieri, emerge uno dei fattori più allarmanti nel quadro dei preparativi della guerra di gennaio: malgrado le manovre delle portaerei Usa, l'allineamento della Turchia, il trasferimento di comandi operativi nel Kuwait e negli Emirati Arabi, la mobilitazione di mezzi e di forze convenzionali in Medio Oriente è stata di dimensioni piuttosto ridotte. Probabilmente meno di 60 mila uomini e qualche squadriglia di cacciabombardieri in più di quelle già operanti nei voli di interdizione sull'Iraq meridionale e settentrionale. Tutto induce a credere che non assisteremo questa volta, come avvenne invece undici anni fa, ad un'invasione in forze del territorio nemico. Si colpirà selvaggiamente e istantaneamente il centro nevralgico del potere iracheno? E' quasi certo, anche per investire di una dimensione biblica la vendetta dell'Impero per gli eventi dell'11 settembre 2001. Mai come oggi è necessaria una mobilitazione straordinaria dei movimenti per la pace nel mondo per fermare quest'ultimo oltraggio portato al genere umano.

«Voici le temps des assassins» - scriveva Rimbaud: l'imperativo categorico di ogni uomo di buona volontà è di fermare il conto alla rovescia verso l'ora-zero, il tempo degli assassini.