12 novembre 2002

8 DICEMBRE: ROTTURA CON SADDAM E GUERRA ALL'IRAQ.

WASHINGTON E LONDRA 
GETTANO LA MASCHERA
SULLA RISOLUZIONE DELL'ONU

 di Giò Paluca

La trappola bellica contro l'Iraq scatterà l'8 dicembre p.v. e renderà del tutto inutile l'invio di ispettori dell'ONU che avrebbero dovuto raggiungere in forze il paese entro il 23 dicembre del corrente anno.

Sono stati il Ministro degli Esteri britannico Jack Straw e il capo gabinetto della Casa Bianca Andrew Card a scandire a chiare lettere l'interpretazione data dai due governi alla risoluzione 1441 che in teoria, ma solo in teoria, ha rinviato le "gravi conseguenze in cui sarebbe incorso il regime di Saddam Hussein", ad un'eventuale denunzia da parte degli ispettori internazionali delle violazioni dell'ultimo mandato dell'ONU.

Secondo il britannico Straw, infatti, la scadenza più importante ai fini di una decisione di guerra sarà quella del 7 dicembre: entro tale data il dittatore iracheno dovrà presentare al Consiglio di Sicurezza una lista completa di tutti gli armamenti biochimici e nucleari allestiti negli ultimi dieci anni, dei centri di ricerca e di sviluppo su queste armi, e del personale coinvolto in queste operazioni. A decidere se l'elenco risulti completo o meno non sarà il Consiglio di Sicurezza, bensì la cosiddetta "Intelligence" statunitense e britannica, che a tutt'oggi ha fornito informazioni contraddittorie e spesso prive del minimo fondamento su questo presunto, micidiale arsenale iracheno. In altri termini, saranno la CIA, la N.S.A. e lo MI.5 britannico, su ordine di Bush e Blair a decretare tra ventisei giorni le gravi, gravissime inadempienze del regime di Saddam. "Gli Stati Uniti non attenderanno certo l'approvazione di un attacco da parte del Consiglio di Sicurezza - ha dichiarato il capo gabinetto della Casa Bianca - le Nazioni Unite possono indire i loro incontri e le loro discussioni, ma noi non abbiamo più bisogno del loro permesso". E la Consigliera per la Sicurezza Nazionale Condoleeza Rice ha ribadito il principio ultimativo da imporre al governo di Bagdad, la "tolleranza-zero": "Questo governo non avrà il diritto di accettare, modificare o respingere la risoluzione dell'ONU - ha dichiarato la Rice - questa volta nessuno tollererà i giochi del gatto e del topo inscenati in passato da Saddam Hussein. Il mandato dell'organismo internazionale è estremamente chiaro: quel governo entro l'otto di dicembre deve rivelare dati accurati, completi, senza la minima omissione, di tutti gli aspetti dei suoi programmi chimici, biologici e nucleari sia di natura militare che di altro tipo."

Una guerra non solo annunziata quindi, ma decisa a tavolino con il concorso del Segretario di Stato USA Colin Powell, che si è dato molto da fare per indurre il Consiglio di Sicurezza ad adottare una risoluzione che da una parte ha riservato carta bianca a Washington per lanciare in qualsiasi momento la "guerra preventiva" contro gli iracheni e dall'altra ha fornito ai governi francese, russo e cinese la foglia di fico con cui mimetizzare il loro consenso all'attacco.

E' quindi molto probabile che il ruolo degli ispettori verrà svuotato di qualsiasi significato e comunque non diverrà operativo: i duecento o trecento ispettori forse non raggiungeranno mai il loro teatro operativo entro il 23 dicembre; solo una ventina di funzionari dell'ONU potrà raggiungere l'Iraq teoricamente per effettuare qualche ispezione nei palazzi presidenziali e per preparare il terreno ad una missione che non verrà mai tradotta in realtà.

Secondo le analisi degli aspetti militari, un attacco aereo devastante contro l'Iraq, seguito dall'invio di corpi speciali di terra, dovrebbe essere scatenato nella seconda metà di gennaio, anche se incursioni preparatorie in grande stile potrebbero essere lanciate subito dopo l'8 dicembre: il motivo enunciato è di tipo metereologico: solo alla fine del primo mese dell'anno verranno a cessare i venti che nelle zone desertiche della penisola araba smuovono la sabbia e rendono difficili le identificazioni radar dei bersagli. L'ennesima fuga di notizie, programmata platealmente dal Pentagono, parla di una mobilitazione in questo teatro operativo di 250 mila uomini, che verrebbero impiegati come forza di riserva qualora non avesse buon esito la prima fase dell'attacco affidata a più di mille cacciabombardieri ed a corpi speciali composti da 50 o 60 mila militari. Anche se permangono dubbi su questa guerra in due fasi, è certo l'impiego di armi nuove, molto più letali di quelle usate nella prima guerra del Golfo. I periodici USA specializzati nel ramo hanno ad esempio descritto con entusiasmo lo sviluppo di un nuovo ordigno a microonde destinato da un lato a paralizzare qualsiasi tipo di comunicazione del nemico e dall'altro a far salire nella frazione di un secondo di 64 gradi centigradi la temperatura del corpo umano. Questo nuovo tipo di bomba permetterebbe ai corpi speciali statunitensi di entrare in centri urbani popolati solo da cadaveri. E' questa la pace eterna promessa da George W. Bush al popolo iracheno: "Vinceremo - ha dichiarato ieri il Presidente USA - nel dopo-Saddam il popolo dell'Iraq constaterà che gli Stati Uniti sono loro amici."

L'unico governo occidentale che continua a puntare i piedi contro i piani di questa guerra preventiva è quello tedesco. "Il nostro atteggiamento non è cambiato - ha dichiarato ieri il Ministro degli Esteri di Berlino Joschka Fischer - non parteciperemo ad un attacco militare contro l'Iraq." Sembra che il Ministro abbia voluto rispondere al Segretario Generale della NATO George Robertson, che aveva anticipato "a livello collettivo o individuale" una partecipazione degli alleati europei degli Stati Uniti alla seconda guerra del Golfo: il tema verrà sollevato al vertice dell'Alleanza in programma la settimana prossima a Praga.

 

Giò Paluca