18 maggio 2003

Le vittorie di Bush. Le bombe adesso scoppiano in orario

di Lucio Manisco 

Ignorare o fingere di ignorare le cause del terrorismo vuol dire perpetuarlo. Quei pochi saggi che dopo gli attentati alle Due Torri e al Pentagono formularono questo monito vennero tacitati con un assioma più elementare e semplicistico: comprendere le cause del terrorismo ed agire di conseguenza vuol dire giustificarlo.

Dall'11 settembre 2001 l'Amministrazione Bush e i suoi corifei in Europa hanno imposto la tesi del terrorismo come follia criminale fine a se stessa, articolata e sostenuta su motivazioni pretestuose dagli stati-canaglia. Guerre devastanti sono state scatenate dalla superpotenza planetaria contro due di questi stati, l'Afganistan e l'Iraq: due vittorie indiscutibili su regimi liberticidi come quelli dei Talibani e dei Baathisti di Saddam Hussein.

Ora che le bombe sono tornate a scoppiare in orario nell'Arabia Saudita, in Cecenia e in Marocco e che Al Qaeda rivive una sorprendente e micidiale giovinezza in sei paesi africani e in mezzo mondo, è giunto indubbiamente il momento di trarre un bilancio per sommi capi ma fattuale di questi venti mesi di guerra al terrorismo combattuta senza tregua dagli Stati Uniti d'America e dal fedele alleato britannico.

1) L'organizzazione di Bin Laden sgominata sul territorio afgano ha indubbiamente ripreso ad operare in Pakistan ed altrove insieme a nuclei superstiti del regime talibano, ma si fa sempre più strada la convinzione che il terrorismo alimentato dalle due ultime guerre sia ormai diventato un fenomeno endemico, di resistenza esasperata al grande impero d'occidente, entro e fuori il mondo islamico.

2) L'Afganistan devastato dalla spedizione punitiva statunitense è stato abbandonato, come previsto, da Washington e affidato alle truppe coloniali dei più fedeli alleati, primi tra tutti l'Italia di Berlusconi: riassumerà così il suo ruolo storico di destabilizzazione e di resistenza contro ogni impero che sia misurato con le sue intrattabili e bellicose strutture tribali.

3) L'Iraq è diventato, secondo l'infelice ma pertinente battuta anglosassone, "a morgue unfit for the dead", una camera mortuaria non idonea ad ospitare cadaveri. Gli Stati Uniti continuano ad avvicendare a Bagdad proconsoli e centurioni, ad affidare a società legate all'Amministrazione Bush lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e gli appalti di una ricostruzione sempre più in alto mare, a sottrarsi agli obblighi di potenza occupante sanciti dalle convenzioni ginevrine, a delegare come per l'Afganistan a truppe coloniali di altri paesi i compiti di repressione, ridefiniti "umanitari" dal nostro ministro alla difesa Martino.

4) Con un delirio di potenza ed un ossessione unilateralista senza precedenti, gli Stati Uniti hanno gettato alle ortiche quanto era rimasto del diritto internazionale e del principio di non interferenza dopo il trattato di Westfalia e stanno demolendo a colpi incessanti di piccone le Nazioni Unite: l'ultimo progetto di risoluzione sottoposto ieri al Consiglio di Sicurezza per dare una parvenza di legalità allo sfruttamento e alla commercializzazione statunitense del petrolio irakeno ha fatto rizzare i capelli in testa a tre dei cinque membri permanenti del Consiglio.

5) L'epilessia patriottica che con il controllo ferreo dei mass media il governo di Washington continua ad iniettare nel tessuto sociale e civile del paese ha fatto e continua a far scempio dei diritti dei cittadini una volta garantiti dal "Bill of Rights". Al "Patriot Act I" si è aggiunto il "Patriot Act II" che praticamente azzera "habeas corpus" e diritto alla difesa. Nel frattempo "Deflation" e "Stagflation" turbano i sonni di Alan Greenspan, direttore della Banca centrale, ma con l'economia che si avvita George Dubia Bush non rinunzia ai suoi programmi volti a diminuire ulteriormente l'onere fiscale dei ricchi e a portare alle stelle il bilancio della Difesa.

6) Rimangono la vecchia Europa e i suoi segni di risveglio, ma come ha scritto "Le monde diplomatique" la malattia atlantista è difficile da debellare oltretutto perché non mancano i monatti di manzoniana memoria.