11 marzo 2003

 

BAGNI DI SANGUE

DISTRAZIONI DI MASSA
di Lucio Manisco

 

Altre poche ore di campagna acquisti per alimentare le ignobili finzioni del trio Blair, Aznar, Berlusconi e poi, quali che siano gli allineamenti finali del Consiglio di Sicurezza, prenderà il via il lavoro di macelleria sul popolo iracheno. Un lavoro in grande stile, con tritacarne ad alta tecnologia, nuovi coltelli affilatissimi da collaudare sulle vive carni di donne e bambini, di adolescenti e anziani, sopravvissuti a dodici anni di embargo. Questa volta non si vedrà l'Eufrate colorato in rosso, i giornalisti verranno tenuti lontani, i satelliti dei mass media verranno spenti, le mani dei baldi macellai verranno lavate nel Potomac prima di figurare nel kolossal televisivo prodotto dal Pentagono.

Sarà peraltro difficile occultare la marea torbida di sangue preconizzata dal poeta, annegare ogniddove il rito dell'innocenza. I mass media europei, primi tra tutti quelli italiani, dove gli uomini migliori mancano di ogni convinzione e i peggiori sono rigonfi di passionale intensità, hanno clamorosamente mancato i compiti loro affidati, quelli di mentire, di omettere, di travisare la realtà, di esaltare a tutti i costi la magnificenza e la possanza dell'Impero. Il 15 febbraio sono stati ignorati da milioni di persone, che hanno levato il loro possente grido di pace nelle strade e nelle piazze di tutti i continenti. E da allora il movimento continua a crescere, le bandiere dell'arcobaleno si moltiplicano sulle finestre dei borghi e delle grandi città, l'insofferenza è grande, universalizzata.

A nulla serve il biascicare propagandistico sulla giustezza della causa USA, sull'equazione antiBush - anti-americanismo, antiSharon - anti-semitismo, Saddam Hussein - terrorismo di Al-Quaeda. Nel giro di pochi mesi, la frustrazione dell'amministrazione Bush per la sempre più marcata incredulità dei meno vassalli tra i governi alleati e dell'intera opinione pubblica mondiale è stata rispecchiata da una continua mutevolezza di bersagli e finalità della guerra annunziata. Si trattava originariamente di imporre il ritorno degli ispettori con poteri pressoché illimitati e il sanguinario dittatore li ha accolti; poi si è passati alla necessità che Bagdad non si limitasse ad aprire le porte a tutte le ispezioni, anche sotto il letto di Saddam, ma che fornisse le prove di inganni e colpe; son venuti fuori i missili tattici con una gittata superiore di soli 34 chilometri a quella consentita ed una sessantina di queste armi è stata già distrutta. Non è bastato: ci voleva la pistola fumante ma il Segretario di Stato Colin Powell in due interventi al Consiglio di Sicurezza è riuscito ad estrarre dal suo cappello a cilindro solo dei conigli fumanti e prove, poi risultate false, sull'esistenza di armi di distruzione di massa. Nella sua ultima bene orchestrata conferenza stampa, George "Dubia" Bush ha finalmente dichiarato a chiare lettere che il disarmo dell'Iraq può essere attuato unicamente con una guerra preventiva mirata ad un "regime change", all'eliminazione cioé di Saddam, per restituire libertà, democrazia e benessere in prima istanza al suo popolo, e poi all'intero Medio Oriente. Realtà virtuali, armi di "distrazione di massa", nessuna virtù civica, nessun valore etico o religioso, ma solo il tentativo accelerato e sanguinario di consolidare un'egemonia imperiale applicando la lama di un coltello alla giugulare energetica dell'Europa e del mondo industrializzato.

C'è ancora qualcuno che fa finta di credere alle micidiali baggianate di Bush, ad esempio l'italiano Antonio Martino che, nella sua sempre più improbabile scalata al posto di Segretario generale della Nato, parla di "guerra ineluttabile"; anzi vi ha già fatto partecipare il nostro paese inviando gli Alpini in Afghanistan per rimpiazzare i contingenti americani partiti per il Golfo. E dopo aver concesso basi militari e strutture civili italiane agli Stati Uniti cita le porte dischiuse di Giano e poi dà l'impressione di voler far marcia indietro quando ormai è troppo tardi. Richiama alla memoria un altro Ministro della Guerra del governo Crispi, Stanislao Macenni, quello dell'Amba Alagi e di Adua.

In quali mani siamo caduti!