I RAID? UN BARBARO RITUALE

Bombe su Baghdad, parla l'europarlamentare PdCI Manisco:
 Cheney, il piano Usa, la subalternità europea

 di Daniela Preziosi 

"L'attacco? Un barbaro cerimoniale che ricorre alle elezioni dei presidenti americano. Appena arrivano alla Casa Bianca debbono fare un'azione di forza. Clinton, nel '93, lanciò 23 Cruise contro Baghdad accusata di preparare un attentato all'ex presidente Bush. L'incursione di venerd "era attesa, dopo le focose dichiarazioni del vicepresidente Dick Cheney, "il principe reggente", ministro della Difesa nella prima amministrazione Bush, uno degli artefici della Guerra del Golfo; il vero cervello di questa amministrazione". Compleanno amarissimo per Lucio Manisco, europarlamentare del PdCI. Dieci anni fa era corrispondente del Tg3 a New York, e per la Rai seguì, con interminabili dirette tv, la prima Guerra del Golfo. Dieci anni dopo, un nuovo raid aereo americano (e inglese).

Perché gli Usa hanno di nuovo bombardato Baghdad?

Cheney ha voluto riaffermare il ruolo degli Usa come potenza mondiale. Non aveva nessuna giustificazione concreta. Quella addotta dal Pentagono è rendere sicuri i voli di interdizione, al di sotto del 34esimo parallelo e sopra il 36esimo, che sarebbero stati messi a rischio da un sistema antiaereo basato su centri di comando alla periferia di Baghdad. Voli decisi unilateralmente dagli Usa con decisioni mai approvate dall'Onu, né dagli stessi alleati Nato.

Ragioni simboliche, dunque. Ma, concretamente, l'embargo contro l'Iraq si sta sgretolando. Alcuni paesi arabi si riavvicinano a Baghdad: basta pensare alla missione egiziana di questi giorni, o allenuove relazioni con Damasco. Gli Usa hanno forse paura che si ricostruisca un fronte arabo intorno a Saddam?

Prima del bombardamento, il regime delle sanzioni si stava disgregando. I charter dall'Europa erano quotidiani, venivano regolarmente annunciati negli aeroporti. Missili potenti come l'AGM 130 e 154, lanciati in zone urbane non lontane dall'aeroporto di Baghdad, ha messo in guardia le compagnie aeree, che infatti ora hanno interrotto i voli. Questa incursione ha avuto come immediata conseguenza quella di ristabilire la rigidità delle sanzioni che avevano già provocato proteste non solo da parte del mondo arabo, ma anche della Ue. Le sanzioni sono la cosa più grave: secondo i dati della Organizzazione mondiale della sanità il numero dei morti è di un milione 560mila, di cui oltre la metà bambini al di sotto dei 5 anni: una strage degli innocenti. E non potremo dire, come fecero i tedeschi nel dopoguerra a proposito dei forni crematori, "non potevamo essere responsabili di quello che non sapevamo". Quando ci verrà chiesto perché abbiamo tollerato questa strage, non potremo rispondere che non sapevamo: i dati dell'Oms sono ufficiali. Anche su questa barbarica incursione, di fronte alla condanna esplicita e alla dissociazione della Francia e della Germania, che ilministro Fisher ha espresso nonostante le grane che ha da risolvere, turba profondamente il silenzio del governo italiano. A parte i sussurri e i sospiri del ministro Dini all'orecchio del cardinal Sodano.

Queste bombe sono state sganciate sul conflitto israelo-palestinese?

Gli Usa se ne strainfischiano delle reazioni del mondo arabo, al pari di quelle europee. Piuttosto, queste bombe colpisconola prossima missione all'Onu di Tarek Aziz, ministro degli esteri dell'Iraq, per ottenere l'abrogazione delle sanzioni e il ritorno di alcuni osservatori internazionali, per contestare la tesi Usa dell'allestimento di armamenti chimico-biologici da parte del dittatore Hussein. E' da notare che l'incursione non si è curata affatto di colpire queste fabbriche di armi chimici di cui il Dipartimento di Stato americano avrebbe "accertato" la presenza. Ma alla riapertura delle ostilità dirette su Baghdad si possono attribuire anche altre finalità. C'è un piano americano, l"Iraq Liberation Act" approvato dal Congresso nel '98, che è il tentativo di ridare vigore all'opposizione irachena rappresentata dall'organizzazione Iraqi National Congress, che ha una lussuosa sede a Londra nel quartiere dei ricchi emiri arabi. Questi gruppi potrebbero operare sulle popolazioni sciite, il popolo delle paludi, della zona di Bassora, e su alcune fazioni curde, nel nord del paese. All'inizio di febbraio sono stati sborsati i primi 5 milioni di dollari per finanziare questo piano. L'idea è quella di scatenare una operazione simile a quella varata da Reagan con i contras in Nicaragua: infiltrare forze mercenarie "per motivi umanitari", per esempio un inverno molto duro per le popolazioni locali, approfittando dell'astensione dellefazioni curde e con il tacito consenso della Turchia. E, con la copertura aerea degli Usa, che c'è già, dar vita a un governo di "ribelli", che verrebbe subito riconosciuto dagli Stati uniti. Questo piano è stato pubblicato dal Washington Post e da Le Monde.

Saddam è comunque considerato uno dei maggiori "amici" della nuova intifada. Promette divisioni, risarcisce le famiglie colpite dagli israeliani. Questa ragione è legata al raid?

Il raid è un diversivo, e sposterà l'attenzione pubblica dalla guerra contro i palestinesi, il che forse darà carta bianca a Sharon per nuove occupazioni dei territori. Un governo come Israele può dire: se gli Usa bombardano, perchÉ diavolo noi dovremmo limitare la nostra azione repressiva alle sparatorie per le strade?

Dieci anni fa, la Guerra del Golfo fu anche un evento mediatico, in cui l'informazione ebbe un ruolo importante, se non fondamentale. Questa incursione, che pure fortunatamente non è ancora una "guerra", ha destato molta meno attenzione mediatica. Perché?

Fu un grosso spettacolo, quello organizzato dal Pentagono nel '91. Ma qualche tessera saltò, e una di queste tessere fu il giornalista Peter Arnett, che avevo conosciuto ai tempi della guerra del Vietnam, e che per la Cnn mantenne il collegamento satellitare anche sotto i bombardamenti. Si recava sui posti, esprimeva dubbi. All'epoca, nel racconto delle notizie, c'era una certa dialettica interna. Adesso c'è solo servilismo. In Europa alcuni giornali hanno una vivacità critica, l'Observer, il Guardian, Le Monde. Ma qui in Italia la notizia è un cadavere,cosa morta, da sotterrare. I media italiani non esistono più, quelli televisivi sono azzerati.

Cosa succederà adesso in Irak?

Avremo un altro attacco, più massiccio, forse proprio mentre la Rinascita andrà "in macchina", come si diceva una volta. Per dimostrare che non è stata un'azione isolata, per riaffermare la virilità di Bush. E per la viltà e la subalternità degli alleati europei. Credo che l'Europa non verrà mai costruita se non ci sarà prima una dichiarazione di indipendenza analoga a quella che gli Stati Uniti approvarono contro Re Giorgio III d'Inghilterra.

 

ATTACCO ALL'IRAQ: LA CONDANNA DEI COMUNISTI ITALIANI

"Condanno nel modo più reciso – ha dichiarato Armando Cossutta - il barbaro bombardamento americano su Baghdad. In Iraq non servono i bombardamenti, ma anzi si impone la fine dell’assurdo embargo che ha portato alla morte migliaia di vittime innocenti. Il governo italiano faccia sentire subito la sua protesta e la sua indignazione. L’Europa si faccia valere. Bush non è e non potrà essere padrone del mondo".

(la Rinascita della sinistra, 23/2/2001)