Bruxelles, 29 gennaio 2003

Manisco a Patten e Solana: fatti e non solo parole

Signori Solana e Patten:

abbiamo il diritto di chiedervi cosa state facendo per tradurre in azione la vostra professata volontà di evitare la guerra aldilà della riasserzione della necessità di disarmare questo orrendo regime iracheno, aldilà di una formale delega al Consiglio di Sicurezza perché assolva tale compito ovvero alla fiducia da investire nel signor Powell che si accinge ad asserire da testimone oculare che Bin Laden vada a letto con Saddam Hussein?

Il problema, signori Solana e Patten, è che la decisione di bombardare e ribombardare l'Iraq fino a ridurlo ad una Morgue inadatta anche ai cadaveri è stata presa molto tempo fa sulle rive del Potòmac e che le genti di tutto il mondo lo hanno capito, sono sdegnate e si stanno mobilitando contro di essa.

E' un rituale scontato affermare che dobbiamo rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite, ma possiamo chiedervi chi veramente stia svilendo questo ruolo, chi stia proclamando quotidianamente con o senza le Nazioni Unite la guerra verrà scatenata probabilmente entro il 6 marzo indipendentemente da quanto possa dire o non dire il Consiglio di Sicurezza?

Non sappiamo sulla base di prove certe se questo dittatore sanguinario disponga di armi temibili, né lo sa il signor Blix. Ma quanto gli Stati Uniti stanno chiedendo a Saddam non è di provare la sua innocenza bensì di presentare prove della sua colpevolezza, si infilare cioé il collo nel cappio per essere impiccato o sbriciolato dalle bombe. Se si trattasse di un processo penale, qualsiasi tribunale del mondo decreterebbe il non luogo a procedere.

Ecco perché leggiamo nelle parole del signor Patten molta ambiguità, evasioni e l'implicita volontà di seguire le direttive guerrafondaie di Washington, sperando solo che le Nazioni Unite offrano l'auspicata foglia di fico.

Questo è un momento decisivo per l'Europa: la nostra Unione può rivendicare a sè l'iniziativa morale e razionale e deve prima di ogni altra cosa salvarsi da alcuni suoi dirigenti.

 

Grazie, signor Presidente.