29 giugno 2003

La morgue dell'Iraq e l'Italia

di Lucio Manisco

 

26 militari americani sono caduti sotto i colpi della resistenza irachena: una media di uno al giorno, senza contare i sei soldati britannici uccisi nel sud del paese. Washington ammette per la prima volta di non aver previsto le conseguenze dell'occupazione militare, di non avere approntato i mezzi per assicurare l'ordine pubblico e favorire, dopo un periodo piu' o meno lungo di transizione, l'allestimento di strutture amministrative autonome.

Non e' stata trovata traccia alcuna delle armi di distruzione di massa che avrebbero reso necessaria, non rinviabile e piu' che giustificata la guerra, ne' si sa che fine abbia fatto Saddam Hussein al quale viene attribuita la strategia degli attacchi quotidiani contro le truppe di occupazione. Solo chi ha la memoria corta puo' ignorare che nessuno degli innumerevoli interventi bellici statunitensi degli ultimi cinquanta anni ha lasciato alle sue spalle strutture civili viabili, benessere e regimi veramente democratici. Questa deliberata amnesia storica, soprattutto dopo la cocente sconfitta nel Vietnam, copre anche la marcata riluttanza di tutte la amministrazioni di Washington a impiegare le proprie forze armate in compiti di occupazione militare o a fini di "nation building" o di "peace enforcing".

I militari USA presenti oggi in Iraq sono 146.000, 5 mila in meno di quelli impiegati durante l'invasione; a circa 15 mila ammontano quelli della cosidetta "coalizione dei volenterosi", quasi tutti britannici. Dieci giorni fa il sottosegretario alla difesa Paul Wolfowitz, in una deposizione davanti alla commissione difesa del Senato, aveva osservato che il mantenimento delle truppe americane costava gia' all'erario tre miliardi di dollari al mese e che era per tanto divenuto necessario ricorrere al contributo di 30 mila effettivi provenienti da altri paesi: aveva menzionato l'Italia, la Spagna, l'Ucraina, la Polonia, l'Honduras, la Turchia, l'Olanda, la Danimarca, il Costa Rica, il Salvador e forsanco l'India dopo il netto rifiuto apposto dal Portogallo. La situazione e' precipitata negli ultimi dieci giorni, il malcontento dei militari USA in Iraq ha contagiato vasti settori dell'opinione pubblica americana, le grosse compagnie che si erano assicurate lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e gli appalti della ricostruzione non riescono a far decollare piani industriali e conseguenti profitti e il Signor Donald Rumsfeld, Segretario alla Difesa, ha rielaborato o ha fatto finta di rielaborare quasi tutte le sue dottrine sull'esportazione unilaterale della liberta' e della "pax americana" con l'impiego fulmineo della tecnologia bellica USA: quella che ci vuole, ha detto, e' una forza internazionale permanente sotto controllo statunitense per gestire stati o nazioni instabili. In altre parole agli americani il compito di scatenare e vincere le guerre, agli altri paesi quello di occuparli militarmente con truppe di tipo coloniale. Il primo campo di prova dovrebbe essere per l'appunto l'Iraq, un paese che dopo due mesi dalla fine della guerra guerreggiata e' stato eufemisticamente definito "una morgue non idonea ad ospitare cadaveri"; non piu' quindi i 30 mila soldati della coalizione, bensi qualcosa come 100 o 120 mila militari che permettano al grosso del corpo di spedizione USA di rimpatriare per intervenire contro gli altri stati canaglia in lista d'attesa.

L'Italia di Berlusconi, che da "non belligerante" e' stata la prima ad offrire tre mila dei suoi soldati per quella che il ministro Martino continua a chiamare una missione di pace nel sud dell'Iraq li dove pochi giorni fa e' stato versato il sangue britannico dovrebbe avere un ruolo piu' impegnativo in questo riassetto coloniale del grande impero d'occidente. E' pressocche' certo comunque che il Presidente del Consiglio si fara' portavoce di questa dissennata esigenza americana presso i paesi dell'Unione quando a giorni prendera' il via il semestre italiano. Significativo il titolo del bollettino settimanale "European Voice" in data 25 giugno: "Preparatevi a sbellicarvi dalle risate quando Silvio prendera' il volo sulle ali della fantasia".