23 maggio 2004 Liberazione

Nella terra dei liberi
la tortura non fa notizia

di Lucio Manisco

Dalla Fox News alla Cbs e alla Nbc, le sevizie di Abu Ghraib occupano solo il sesto posto nei grandi network americani, dove la consegna è: «Non pugnalare alle spalle i nostri "boys"»

Nella terra dei liberi e nella patria dei coraggiosi si parla di Martha Stewart e del pieno SUV, delle gemelle Barbara e Jane Bush e di preservativi sugli alberi, del quindicesimo "gioco perfetto" da più di un secolo a questa parte e di un candidato presidenziale che concluderà la convenzione del suo partito senza accettarne la nomina.

E le torture ad Abu Ghraib e dintorni? Sì, se ne parla, ma per dire che è ora di farla finita con i piagnistei dei "knee jerking liberals" - dei liberali dalle ginocchia tremolanti - che sul New York Times e sul Washington Post fanno il gioco di Bin Laden pugnalando alle spalle "our boys" in Iraq, come trenta anni fa avevano pugnalato alle spalle i loro padri in Vietnam.

«Se le notizie degli abusi sui detenuti iracheni fossero acqua - scrive Jay Ambrose sul New York Post - bisognerebbe chiedere a Noè di costruire una seconda Arca». La lepida battuta viene citata sette volte in ventiquattro ore dalla popolare rete televisiva Fox News di Rupert Murdoch con il commento: «Veniamo ricoperti da questa brodaglia, anzi rischiamo di affogarci dentro».

Il tassista e il portiere, il giornalaio e l'impiegato di Wall Street sono sorpresi dalla nostra insistente curiosità: non saremmo mica dei francesi con la bocca piena di formaggio? Se siamo italiani dovremmo andare orgogliosi di "mister pirlascones" che sta dando una mano a Bush, non gli parla certo di torture bensì di questo grande lavoro che va portato a termine in Iraq.

Dalla Fox News passiamo al Cbs e alla Nbc, ai Dan Rather e ai Tom Brokaw, con le espressioni ipertese non per la gravità delle notizie, ma per le continue plastiche facciali: la storia dei 37 morti ammazzati nel lager di Abu Ghraib, tra questi il generale dell'aviazione di Saddam soffocato sotto un materasso, occupa il sesto posto nei loro telegiornali che si aprono invece con lunghissimi servizi su Martha Stewart, la bionda imprenditrice condannata il mese scorso per bancarotta fraudolenta e sottrazione di miliardi di dollari a investitori e risparmiatori. Era il primo caso di un presidente di una corporazione che rischiava dieci e più anni di galera (il presidente della Enron, nonché grande amico di George Bush, è uscito indenne da uno scandalo analogo anche se è di più vaste dimensioni): ieri l'altro la giustizia bendata ha socchiuso un occhio benevolo sulla povera Martha facendo saltar fuori un reprobo dell'Fbi reo di aver falsificato un documento dell'accusa. Il processo dovrà probabilmente ripartire da zero.

La storia dei preservativi sugli alberi che diverte l'annuziatore della rete Abc è sacrosantamente vera come possiamo testimoniare viaggiando dall'aeroporto Kennedy a Manhattan: abbiamo visto con i nostri occhi due giganteschi anticoncezionali bianchi che avviluppavano delle piante ad alto fusto. Si tratta di una contromisura resa necessaria dal raptus erotico che ogni diciassette anni induce le cicale a riprodursi in miliardi di miliardi di esemplari. Hanno ricoperto la Pennsylvania, il Maryland e da Washington stanno calando su New York.

Tralasciamo le analogie che circolano con la prevista moltiplicazione dei voti repubblicani grazie alle nuove macchinette elettroniche istallate nelle cabine elettorali: non lasciano tracce cartacee dei suffragi registrati e, guarda caso, sono state prodotte da uno dei principali sostenitori di Bush.

Macchinette a parte, un secondo mandato a novembre del presidente in carica, sembra ora insidiato dalle SUV, gli "sports utility vehicles" che assomigliano più a dei blindati dell'esercito che non a delle capaci auto familiari. Sono dei "gas guzzlers", consumano ettolitri di carburante e costituiscono il 60 per cento dei veicoli in circolazione nella repubblica stellata. Un pieno costa più di 100 dollari e i prezzi della benzina, anche se inferiori a quelli in Europa, stanno salendo vertiginosamente con il petrolio a 42 dollari al barile. I "neoconservatori" al potere stanno correndo ai ripari e gli amici Sauditi della famiglia Bush hanno incominciato ad aumentare la produzione del greggio. Il presidente ha comunque un altro asso nella manica, anzi due, per contrastare la minaccia del democratico John Kerry: le due figliole gemelle, Barbara e Jane Bush, laureatesi proprio ieri e per quattro anni tenute in disparte anche e soprattutto per motivi di sicurezza. La Casa Bianca ha ora annunciato che parteciperanno attivamente alla campagna elettorale di papà. Non parleranno certo di torture ai detenuti iracheni. A dire il vero è un tema evitato con cura anche da John Kerry che ha fiutato gli umori dell'opinione pubblica e non vuole correre rischi di sorta sollevando questioni marginali o inesistenti in terra d'America come i diritti umani o le convenzioni di Ginevra. E' una persona dabbene l'aristocratico senatore bostoniano ed è anche un grande sportivo: nelle ultime 48 ore ha citato più volte Randy Johnson il giocatore di baseball che martedì scorso ad Atlanta ha fatto impazzire l'America con un formidabile "pitch", il quindicesimo "gioco perfetto" degli ultimi 104 anni. Baseball a parte, ha altre cose a cui pensare il senatore democratico, come ad esempio concludere la convenzione del suo partito, che precederà di un mese quella repubblicana, senza accettarne ufficialmente la nomina: per via di un marchingegno che regola i contributi federali alle campagne elettorali, l'incoronazione porrebbe fine alla raccolta dei fondi e John Kerry ne ha già parecchi da spendere, quasi 116 milioni di dollari sui 200 e rotti di George Bush.

Come notò uno spirito arguto dello scorso secolo, gli americani continuano a selezionare dei candidati che sono fermamente convinti dell'idiozia o del malanimo dei loro elettori.