29 luglio 2003

La signora che non si piega al potere

Scomoda a Londra e odiata anche a Washington

di Lucio Manisco

La sanguinosa guerra contro l'Iraq, una guerra illegittima scatenata sulla base di falsi altrettanto clamorosi dei protocolli di Sion, che ha demolito quel poco che era rimasto dell'autorevolezza delle Nazioni Unite e del diritto internazionale dai tempi del trattato di Westfalia ai nostri giorni, ha avuto un effetto positivo, anche se marginale nel contesto di un disastro senza fine: ha risvegliato dal suo dignitoso torpore una signora di ottanta anni, la British Broadcasting Corporation, che non si è piegata sotto gli attacchi velenosi, le pressioni e i ricatti del governo Blair, ma ha contrattaccato difendendo la sua obbiettività e la sua indipendenza e ponendo sotto accusa i più alti esponenti del potere esecutivo che nelle ultime quarantotto ore hanno incominciato a battere in ritirata. Malgrado il suo statuto speciale che garantisce l'autonomia del suo board of Governors e del suo direttore generale, il suo profilo di servizio pubblico finanziato non dalla pubblicità ma dal canone degli utenti, gira e rigira, è pur sempre un sistema di reti radio-televisive di Stato che ha retto finora alla concorrenza delle emittenti private, prima tra tutte l'esiziale Sky News del signor Rupert Murdoch, al suo imminente debutto in Italia, e che con il suo dipartimento internazionale, la Bbc World, è riuscita a prender piede nel più impenetrabile dei mercati, quello statunitense. Affermare che i giornalisti dell'ottantenne signora siano stati obbiettivi al cento per cento nei loro reportages sulla seconda guerra del Golfo e non siano stati influenzati da spirito patriottico nel descrivere le imprese dei trentamila "tommies" nel sud iracheno, sarebbe un'esagerazione; ma tutto è relativo: a fronte delle vergognose prestazioni dei reporters Usa "embedded" - "incastonati" o per meglio dire "a letto" - con i gloriosi marines, quelle dei trenta e più inviati di guerra della Bbc sono state improntati ad una relativa accuratezza ed a un rigetto programmatico della pura e semplice propaganda bellicista. Il che naturalmente ha fatto saltare i nervi agli alti comandi Usa alla pari di quelli iracheni prima che questi ultimi venissero spazzati via dalle armi di distruzione di massa impiegate dal grande impero d'occidente. Il risentimento del governo Blair è comunque esploso molto dopo in un furibondo attacco di Alastair Campbell, il grintoso portavoce di 10 Downing Street, quando il commentatore della Bbc Andrew Gilligan aveva denunziato le montature ufficiali, sugli arsenali di Saddam. Reagendo agli attacchi del Campbell, il Gilligan aveva rincarato la dose in un articolo scritto per il "Mail on Sunday", identificando nello stesso portavoce governativo l'artefice principale delle falsità inserite nei rapporti parlamentari di Tony Blair prima, durante e dopo il conflitto. Il direttore della Bbc Gavyn Davies aveva a sua volta difeso a spada tratta gli interventi del suo giornalista. La situazione è precipitata con il suicidio, se di suicidio si è trattato, di David Kelly, l'esperto governativo che aveva rivelato a ben quattro giornalisti della British Broadcasting Corporation l'enormità dei falsi messi in circolazione dal governo Blair per giustificare la guerra preventiva. A nulla è servito un primo maldestro tentativo dello stesso governo di attribuire alla Bbc la responsabilità della morte del Kelly: è poi emerso che le pressioni esercitate su di lui da una commissione parlamentare d'inchiesta erano state poca cosa rispetto alle minacce e ai ricatti di cui era stato fatto oggetto da parte di esponenti governativi, primo tra tutti il ministro alla difesa Geoff Hoon, perché smentisse quanto asserito dalla rete radio televisiva. Apparentemente Kelly non avrebbe retto a questa campagna di pressioni e si sarebbe tolto la vita tagliandosi i polsi. Blair, dopo aver affidato l'inchiesta sulla morte a Lord Hutton, un personaggio cosiddetto indipendente, ha cambiato tattica autorizzando alcuni sottosegretari a minacciare una revoca della licenza della Bbc che scade nel 2006. E' stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: il direttore Gavyn Davies ha contrattaccato accusando il governo di voler distruggere una delle più autorevoli e indipendenti istituzioni del Regno Unito «per puro e semplice spirito di vendetta» e sono scesi in campo in sua difesa parlamentari Tory, Liberal e Laburisti oltre a molti giornali di diversa affiliazione politica. La segretaria alla cultura, signora Tessa Jowell, è stata costretta ad una precipitosa inversione di rotta: pur criticando il Davies per avere ulteriormente «infiammato» l'atmosfera, ha negato che fosse intenzione del governo di impugnare l'arma del rinnovo della licenza o concessione per piegare la Bbc.

La storia naturalmente non finisce qui ma permette già alcune considerazioni al di là dei costumi democratici e delle peculiarietà del sistema britannico dell'informazione. La prima è che uno scontro del genere in Italia tra servizio pubblico della Rai e governo sarebbe inconcepibile e non solo perché l'onnivoro Berlusconi si è già divorato quasi tutto, ma perché nel nostro paese non esiste più - se mai è esistita in passato - una categoria di giornalisti indipendenti, orgogliosi della loro libera professione e pronti a correre rischi per difenderla. La seconda considerazione è che la governabilità dei sudditi, non più cittadini, viene ormai assicurata con un controllo ferreo dell'informazione, come avviene dai tempi del dopo-Vietnam negli Stati Uniti d'America: non si spiega altrimenti come lo scandalo dei clamorosi falsi sulla guerra all'Iraq che minaccia di travolgere Tony Blair abbia finora solo sfiorato George Bush e gli altri grandi falsari della sua Amministrazione.