21 marzo 2003

I 44 colpi di lupara che volevano uccidere Saddam

Cia, un fiasco da 100 milioni di dollari

di Lucio Manisco

Hanno sparato 44 colpi di lupara ed hanno mancato il bersaglio: Toto Riina e Bernardo Provenzano sarebbero stati costretti a dimettersi dall'onorata società, oltretutto perché l'avrebbero portata alla bancarotta. George J. Tenet, direttore della Cia e Donald H. Rumsfeld, segretario alla Difesa invece se la sono presa con Barton Gellman e Dana Priest, i due giornalisti del Washington Post che in un articolo intitolato «Avevano le coordinate di Hussein» hanno documentato nei suoi dettagli il clamoroso fiasco di ieri notte. In un minaccioso monito rivolto agli operatori dell'informazione li hanno accusati di porre a repentaglio la vita dei soldati al fronte e implicitamente di prestare man forte al sanguinario dittatore irakeno.

Poche ore prima che venisse delineata loro la prospettiva di una lunga vacanza a Guantanama, Gellman e Priest avevano raccontato per filo e per segno cosa era accaduto mercoledì pomeriggio nel Gabinetto di guerra convocato da George "Dubia" Bush nell'ufficio ovale della Casa Bianca: George J. Tenet, sopraggiunto di corsa, aveva annunziato che Saddam Hussein ed i suoi più importanti generali erano stati localizzati dalla «Intelligence Usa» in un domicilio privato della periferia meridionale di Baghdad. «Bush - hanno scritto i due cronisti - ha ascoltato con calma il rapporto accompagnato dalla raccomandazione di agire subito perché il dittatore non sarebbe rimasto a lungo a quell'indirizzo». Rumsfeld e il capo Gabinetto Card avevano sostenuto la "tesi operativa" del direttore della Cia e il presidente degli Stati Uniti nonché comandante supremo delle Forze Armate aveva dato il suo assenso. Nel giro di poche ore due unità navali nel Mar Rosso e nel Golfo Persico lanciavano 42 missili Tomahawk, da 1 milione e 900mila dollari cadauno a guida satellitare, sul domicilio indicato, mentre due caccia-bombardieri Stealth F-117, molto probabilmente decollati da Aviano, sganciavano sullo stesso obbiettivo due costose superbombe ad alta penetrazione. Secondo una definizione cara a Camilleri il risultato è stato «un'ammazzatina» piuttosto modesta a fronte dei cento milioni di dollari di spesa: un cittadino giordano ci ha rimesso la pelle ed una quindicina di donne e di bambini irakeni sono rimasti feriti.

Inevitabile la successiva comparsata televisiva di Saddam Hussein, più vivo e vegeto che mai, che ha invitato i connazionali a sfoderare le spade e a far fuori gli invasori. Era un sosia - hanno detto in un primo tempo i cervelloni di Langley in Virginia - e dopo la "voice identification" hanno ripiegato sull'ipotesi di una ripresa pre-registrata. Non ci ha creduto nessuno, oltretutto perché sono mesi che si parla di questo piano A della Cia che doveva accompagnare quello B del «dies irae, dies illa» posto in atto ieri notte su Baghdad e Bassora.

Sono mesi che i giornali Usa alludevano ad un generale di Hussein pagato fior di milioni di dollari ed equipaggiato con una micro-trasmittente che al momento opportuno avrebbe fornito l'indirizzo civico e il numero telefonico del dittatore. Alla "decapitazione" del regime, sarebbero seguiti un golpe ad hoc e l'occupazione pacifica del paese da parte dei libertadores americani, portatori di libertà, benessere e democrazia Jeffersoniana.

Normalmente un dirigente della Cia che prenda cantonate del genere coprendo di ridicolo l'intera amministrazione ci rimette le penne. George J. Tenet dà dei punti a Saddam Hussein in quanto a sopravvivenza: era l'uomo di Bill Clinton ed è passato a bandiere spiegate nel campo di Bush; è uscito indenne dai colossali fiaschi preventivi della Cia sull'attacco alle due torri e ieri erano in molti sulle rive del Potonac a prevedere che la farà di nuovo franca con o senza il suo ladro di Baghdad. Perché sa troppe cose sulle anomalie della più anomala amministrazione americana degli ultimi decenni.